MUSICA E FOLKLORE

La zampogna, una tradizione tutta salernitana

Dal Cilento alla Costiera Amalfitana, la millenaria storia dello strumento identitario del territorio raccolta in un libro

Tradizioni che si perdono nel tempo e che rappresentano le radici e il folclore di un territorio. La zampogna e la ciaramella fanno parte anche del territorio artistico e culturale della provincia di Salerno: sono un bene prezioso, arcaico, che viene da lontano, consegnatoci dalla società rurale e contadina e che si rifà a melodie nostalgiche e a suoni del passato che devono essere rinnovati per mantenere in vita una tradizione che si perpetua da anni. Una storia antica che viene raccontata all’interno del volume “La tradizione zampognara in provincia di Salerno', pubblicazione che si inserisce nel progetto 'musei nella rete', curato da Rosa Carafa, responsabile del settore demoetnoantropologico della Soprintendenza Abap di Salerno e Avellino, che verrà presentato lunedì, 15 aprile presso la Fondazione Bianca e Filiberto Menna a Salerno. L'armonia delle zampogne appartiene a tutti, fa parte dei nostri ricordi che spesso ci riportano al Natale, periodo dell'anno in cui questo strumento ancestrale, fa da leit motiv alle festività con i suoi suoni che riportano alla terra e alla tradizione contadina. Nella provincia di Salerno, come spiega proprio Rosa Carafa, la zampogna è ancora considerata un punto di riferimento musicale, simbolo di una lunga storia partita dal passato e tramandata, di generazione in generazione, attraverso un simbolismo che spesso ricorda luoghi del cuore ma pure momenti felici della propria esistenza. Una tradizione che riguarda da molto vicino la provincia di Salerno: in molti piccoli centri del Cilento, del Vallo di Diano ma anche della Costiera Amalfitana, gli strumenti vengono custodi e sono divulgatori di una tradizione che è patrimonio dell'umanità e di interesse demoetnoantropologico. «Gli zampognari sviluppano momenti topici, legati a pratiche musicali utilizzate sia in ambito liturgico che collegate alle fasi della natura. Sono strumenti di grande cultura, ma anche complessi, articolati e di difficile costruzione, rappresentano il mondo pastorale che le inserisce nel proprio tessuto sociale e le utilizza durante i riti, le feste, le processioni, le funzioni sacrali e sociali», spiega la Caiafa entrando poi nel dettaglio della sua opera. «Questo volume, nato anche grazie alla collaborazione di studiosi ed esperti del settore, come Roberto Tucci, Vincenzo Esposito, Mattia Esposito, Antonio Giordano e molti altri, vuole alimentare e trasmettere la passione per questi affascinanti strumenti atavici che albergano nei cuori di ognuno e che altrimenti scomparirebbero o resterebbero contestualizzati soltanto nei territori di appartenenza ». In analisi vengono presi anche i suonatori di questi “magici” strumenti. «La figura dello zampognaro, ristretta a piccole aree culturali del Sud Italia, è sicuramente da recuperare. Sono i testimoni di un antico mestiere che si tramanda da padre a figlio. Attualmente, infatti, i suonatori giovani si muovono con difficoltà in un micro mondo che va tutelato ». «Il volume che presenteremo è il risultato di due intensi anni di lavoro che hanno dato lustro ad una tradizione che fa parte di una realtà sommersa e del folclore della nostra provincia» sottolinea Antonio Giordano. «Nel recupero della tradizione zampo- gnara, abbiamo curato tutti gli aspetti della tutela dei beni culturali - precisa ancora Rosa Carafa - . La valorizzazione, la vincolistica, la ricerca, l'identità sociale di quelle piccole realtà locali, complesse ma semplici allo stesso tempo, che hanno tanto da raccontare e da offrire». Concetti che saranno riaffermati nel convegno in programma lunedì al quale saranno presenti alcuni relatori del volume come Vincenzo Esposito dell'Università degli Studi di Salerno e Gianluca Zammarelli, polistrumentista e studioso di zampogne.

Maria Romana Del Mese