L'OPERA

La salernitana Giovanna Mozzillo indaga sul decadimento dei costumi

La scrittrice amante dei classici s’ispira a Petronio nel suo ultimo libro “Ritorno in Egitto”

“Nè più che un lieve soffio è l’esistenza” è la massima del Satyricon di Petronio.

Un’opera che oltre ad esprimere la caducità dell’inesorabile, raffigura una cruda ed immediata denuncia contro il decadimento dei costumi della società romana del 60.d.c. Alla celebre opera petroniana si è ispirata la scrittrice salernitana Giovanna Mozzillo per il suo nuovo titolo “Ritorno in Egitto” (Avagliano, 2018), un’opera meticolosamente realizzata nel corso dei suoi anni dedicati alle amate materie classiche ed alla tanto studiata letteratura latina. Profondamente turbata dal ritorno della barbarie e della perdita di ogni tipo di valori che caratterizza tristemente la nostra epoca, la Mozzillo si è resa conto che il deterioramento ed il pregresso della civiltà contemporanea non è molto dissimile da quella già decantata dagli ultimi poeti latini come lo stesso Petronio o Marziale. Da qui l’idea di realizzare un’opera che anche se come trama è ambientata nell’antica Roma, rispecchia le scottanti questioni contemporanee. «“Ritorno in Egitto” nasce da una mia precisa esigenza - dichiara l’autrice - l’esigenza di mettere un punto fermo tramite una riflessione condivisa letterariamente e saggisticamente su due piaghe: l’intolleranza religiosa e la diversità sessuale».

Una riflessione, questa, che l’autrice ha maturato per la grande meraviglia di aver appreso che il clima di odio aveva investito anche le popolazioni buddhiste riconosciute come le popolazioni più

pacifiche e tolleranti.

La storia del Patrizio Claudio e del suo concubino Ligdo, ambientata nell’Urbe al tramonto che “scricchiola sotto il suo stesso peso”, aiuta l’autrice a districarsi tra ricostruzioni storiche ed interpretazioni sacre non proprio comuni. «Per me, il messaggio di Cristo, seppur universale, deriva da un minimo di intolleranza all’ebraismo ed allo stesso tempo non può prescindere dalla Religione ebraica» dice. Gli amanti Claudio e Ligdo sono due creature semplici e pure che, seppur appartenenti a due ceti sociali differenti, vivono sulla loro pelle un disfacimentoesistenziale causato dai loro tempi di passaggio da un’epoca all’altra. L’autrice si sofferma approfonditamente sull’eros: «Il messaggio cristiano ha sempre in qualche modo “represso” la sessualità dell’essere umano perché vista esclusivamente finalizzata alla procreazione. Nell’amore omosessuale, celebrato nell’antica Grecia e nell’antica Roma, l’amore è riconosciuto e celebrato secondo il suo fine puro, la contemplazione».

Oltre lo smarrimento, la condizione perenne dei protagonisti nel corso delle loro traversie è la stupore, uno stupore dovuto all’impensata presa di coscienza di essere sgraditi alle divinità per via del loroamore proibito.

Stefano Pignataro

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