LA STORIA

La Manna di San Nicola da Pregiato a Bari

Un inventario notarile testimonia che il prezioso liquido della reliquia era in possesso di Francesco Miraldi già nel 1774

Diverse sono le chiese italiane vere e proprie custodi di un particolare “prodotto” delle reliquie di un santo. Tra queste si ricordano Sant’Andrea a Amalfi; San Matteo a Salerno; San Biagio a Matera e San Nicola a Bari. Della manna di San Nicola già nel XVI secolo Scipione Mazzella scrisse, parlando di Bari: «Si conserva il prezioso corpo di S. Nicolò…dal quale di continuo scaturisce un liquore da cittadini detto Manna, ch’è cosa di gran maraviglia». Da poco tempo parte della “Manna Santa” di San Nicola, ovvero un liquido assimilabile all’acqua che trasuda dalla reliquia del santo, è stata fatta dono alla chiesa di Pregiato a Cava de’ Tirreni; chiesa al santo stessa dedicata. Ma questo prodotto era già stato fisicamente a Cava più di due secoli prima. In un inventario redatto dal notaio cavese Cafaro Felice il giorno 30 agosto del 1774, dallo scrivente rintracciato, risulta che il signor D. Francesco Miraldi, residente in una casa «sita nel Borgo della medesima Città di Cava e propriamente nel luogo denominato Casa Carola» fosse già allora possidente di una «porzione di manna». Nel documento - ricchissimo inventario conservato all’Archivio di Stato di Salerno -, risulta in possesso del Miraldi: «Un boffettino intagliato, ed indorato dimistura con uno scaravattolo sopra diesso, entro cui vi è una picciola manna di S. Nicola riposta tutta di cristallo». Ma torniamo all’attuale manna, visto che di quella settecentesca non si conosce la fine. L’antichissima frazione di Pregiato, le cui prime menzioni si ritrovano nel Codex Diplomaticus Cavensis già nel 865 dell’era volgare e nel 872 come “locum priatu ubi proprio catanella bocatur”, è stata scelta come custode del prezioso liquido proprio per il profondo legame che unisce questo odierno tenimento metelliano al santo proveniente dalla Turchia. San Nicola, infatti, nacque a Patara di Licia nel 270 e morì a Myra nel 343 città della quale fu anche vescovo. Nel 1087 le ossa del santo furono traslate da Myra - odierna Turchia appunto - a Bari con una imponente celebrazione e importante corteo. Il culto del santo, oggi patrono di decine di città, era profondamente radicato nel Salernitano e a cavallo dell’anno mille era già costituito il monastero di San Nicola “in Gallucanta” - formatosi da una chiesa rurale antecedentemente legata al culto di San Felice e San Nicola: «Ecclesia vocabulum sancti felici et sancti nicolai» - costruito nella località detta “Petralena” a picco sul mare nell’odierno Comune di Vietri sul Mare. Sempre intorno all’anno mille sono i primi riferimenti della chiesa di Pregiato. La stessa risulta menzionata nel Codex all’anno 1046 come: «Ecclesia bocabolum sancti nicolai, que constructa est in rebus de ecclesie in locum priato». In un piccolo vano - fino ad ora adibito a ripostiglio - all’interno della cappella a San Nicola dedicata nella parrocchiale pregiatese, che la professoressa Lucia Avigliano presenta come «un piacevole prospetto barocco abbellito da portali in pietra grigia», è stato creato un piccolo altarino chiuso da una cancellata. Qui è stata riposta la reliquia in uno splendido reliquiario argenteo. Bisogna dire che la conoscenza di tale liquido non ha origini recenti nella città cavese. Già nella relazione della peste del 1656, scritta dal cancelliere notaio Tommaso Gaudiosi, si riporta: «Il pretioso licore che in larga copia sparge il venerabil corpo di S. Nicolò di Bari».