La libreria degli intellettuali

La fondò Macchiaroli nel 1949. Negli ultimi mesi è rinata. Con lo stesso spirito

di ALFONSO CONTE

Grazie a Rino Mele, inesausto animatore di Exmachina, Fondazione di poesia e storia, la Libreria Internazionale è tornata negli ultimi mesi ad essere ospitale luogo di incontri per chi ancora prova a riflettere su temi strettamente collegati alla nostra quotidiana vita di provincia.

L’acquedotto medievale e le elezioni regionali hanno costituito le prime occasioni di approfondimento e confronto, quasi una riscoperta del fascino antico di stringere mani e guardarsi negli occhi, di stancarsi all’ascolto di parole a lungo parlate e non più ridotte ad equivoci slogan da realtà virtuale. Non a caso, luogo prescelto per tali appuntamenti è stata la libreria da più anni aperta a Salerno, evocatrice di uomini e fatti i quali rinviano direttamente all’ansia di fondare sulla cultura un più maturo agire civile.

Era il 1949, quindi mentre dalle macerie si provava a ricostruire strade e palazzi ma anche il tessuto di una rinascente democrazia, quando Gaetano Macchiaroli, con il sostegno decisivo di amici e sodali quali Leopoldo Cassese e Pietro Laveglia, decise di inaugurare la libreria di piazza Malta, interessato più che all’impresa commerciale, come ha ricordato anche Luigi Rossi in un saggio da poco pubblicato (in “La politica come scelta di vita. Giuseppe Amarante e il PCI”, Plectica, Salerno, 2014), alla possibilità di contribuire a ridestare una città ancora troppo legata al Ventennio appena trascorso.

Alle elezioni del 18 aprile 1948, socialisti e comunisti insieme avevano a stento superato il 20% dei cinquantamila elettori salernitani, mentre circa il 50% aveva votato per la DC ed il 25% per liste monarchiche e postfasciste, un dato che ripeteva sostanzialmente quello del referendum del 1946 con il 75% favorevole alla monarchia.

A quel tempo principale riferimento della vita cittadina era il vescovo Demetrio Moscato, esponente di quel clero meridionale autorevole e combattivo che, negli anni della guerra fredda, continuava, come ai tempi del Regime, a vedere nell’anticomunismo l’opzione prevalente ed a sostenere, di conseguenza, l’antiprogressista borghesia proprietaria.

In tale contesto Macchiaroli inaugurò quella che in breve divenne la “libreria dei comunisti”, un luogo di iniziative pubbliche attraverso le quali promuovere l’educazione di masse popolari trascurate dalle élite dominanti, sulla scia della visione gramsciana in quegli stessi anni annunciata dalla pubblicazione dei “Quaderni”.

Particolarmente innovativi furono gli incontri compresi nel ciclo “Il Lettore”, una sorta di “giornale parlato” composto dalle recensioni delle novità editoriali, al quale parteciparono attivamente, tra gli altri, Giovanni Pugliese Carratelli, Marcello Gigante, Armando Marone, Roberto Volpe, Aldo Falivena, Pasquale Villani e, quando ritornava nella sua città d’origine, Alfonso Gatto. Notevole scalpore suscitò la visita alla libreria del vescovo Moscato, in occasione dell’esposizione di raffinati volumi editi dal Poligrafico dello Stato riproducenti disegni di Leonardo e codici miniati, non comprendendo la maggior parte degli osservatori come l’interesse per il bello potesse costituire l’opportunità per superare gli steccati politici.

Polemiche e pregiudizi, invece, furono più forti della passione civile messa in campo da Macchiaroli e compagni, cosicché nel 1954, complice un boicottaggio neanche nascosto, l’esperimento si concluse, ormai da tempo le spese superando di gran lunga le entrate. Il libraio originario di Teggiano, tuttavia, non si arrese e qualche anno dopo riprese la stessa formula per sperimentarla in una realtà urbana più vivace, Napoli, dove in breve la nuova libreria Macchiaroli divenne una delle principali fucine della sinistra partenopea e significativa opportunità di formazione per tanti giovani intellettuali.

Quella di Salerno rimase in vita grazie ai promotori superstiti, i quali le diedero un nuovo nome, “Internazionale”, ad ulteriore sottolineatura del loro progetto politico. Ma, poco dopo, non riuscendo a mutare gli esiti contabili, furono costretti a cedere.

Subentrò la famiglia De Spelladi, la quale, negli stessi locali, ancora oggi la gestisce grazie alla cortesia e competenza di Alessandro.

Prima di lui e molto a lungo, padrone di casa è stato il padre Rodolfo, quando ancora i librai sapevano informarti delle novità o consigliarti su temi specifici. Furono gli anni del Magistero e poi, agli inizi degli Settanta, della crescita dell’università prima del trasferimento a Fisciano, quando, oltre a tanti studenti, anche giovani docenti destinati a prestigiose carriere, del livello di Sanguineti, De Felice ed altri, trovarono all’angolo di piazza Malta un approdo irrinunciabile.

Oggi Rino Mele, radici nel Vallo di Diano come Macchiaroli e Laveglia, prova a riannodare un filo a lungo spezzato, a rilanciare una scommessa già altre volte persa, a tornare nello stesso luogo quasi per ritrovare quella città che alcuni sperarono Salerno potesse diventare.

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