L’INTERVISTA»LA STORIA DI BIF

L'aspirante consigliere comunale, adesso, cerca la svolta nella musica. È la storia di Stefano Bifulco, salernitano di 29 anni che torna alla ribalta con il suo nuovo singolo "Uomini di Mare", ultimo...

L'aspirante consigliere comunale, adesso, cerca la svolta nella musica. È la storia di Stefano Bifulco, salernitano di 29 anni che torna alla ribalta con il suo nuovo singolo "Uomini di Mare", ultimo estratto dall'album "La Stanza" che ha segnato l'esordio dell'ex componente dei "Drunky Lovers", conosciuto ora con il nome d'arte di Bif. Una "nuova vita", dunque, per il giovane impegnato nell'assistenza alle piccole imprese e alle pubbliche amministrazioni per la ricerca di fondi europei che alle ultime Comunali tentò pure la scalata a Palazzo Guerra, sfiorando lo scranno in Consiglio con 280 voti e risultando il primo dei non eletti nella lista "Giovani Salernitani". «Chissà, di tempo per entrare in assise ce n'è ancora», racconta con un sorriso Bifulco, sceso in campo al fianco del candidato sindaco Dante Santoro. Una parentesi che sembra però accantonata per un giovane che, adesso, resta concentrato soltanto sul suo lavoro. E sulla musica, su quel sound folkpop che gli ha dato già un'identità riconosciuta. «Scrivo canzoni da quando avevo 16 anni, adesso voglio provare ad emergere», spiega Bif raccontando pure l'amarezza per una città, come Salerno, che non riesce a regalare ai musicisti gli spazi utili per esplodere. Ci proverà già il prossimo 30 ottobre quando Bif sarà in scena a Milano per la finalissima della decima edizione del premio Donida.
Politica e musica sono due mondi lontani anni luce. Come si è arrivato a questa "trasformazione"?
Nell'ultimo anno ho deciso di investire su me stesso. Ma senza lavorare non potrei fare nulla, ci sono tante spese da affrontare.
Una scommessa, una sfida da vincere...
La vita d’ufficio è completamente diversa da quella da bohémien del musicista. Però, al giorno d'oggi, c'è bisogno di investire per fare bene nel mondo della musica. Sono un autentico rappresentante dell'indie, dell'autoproduzione indipendente.
L'esperienza nel mondo musicale non le manca.
Per anni ho fatto parte di una band, i "Drunky Lovers". Scrivevo canzoni e suonavo la chitarra ma non avevo mai cantato. Non mi ritenevo capace.
Poi cosa è accaduto?
Ho iniziato a studiare canto e scrittura musicale, ho affinato la mia tecnica e ho compreso che, in fondo, la mia voce non è così male. Tanto, poi, ha influito il mio mentore.
Un incontro che le ha cambiato la vita.
Nel mio percorso ho avuto la fortuna di incontrare Francesco Di Bella, l'ex leader dei 24 Grana che, ormai, è un salernitano d'adozione. Mi ha seguito molto, coltivando un gruppo di giovani talentuosi. Che, però, vengono non vengono riconosciuti in questa città.
Eppure, come emerge dal video di "Uomini di Mare", il suo legame con Salerno sembra essere davvero forte.
Amo la mia città, per cui mi sono battuto anche dal punto di vista politico. C'è un sentimento di amore e odio che emerge anche dalla canzone e dal video interpretato da Gaetano Rocco. Salerno è così bella ma non fa altro che spingerti via. Se ogni anno vanno via 2mila giovani, un motivo ci sarà. E, probabilmente, il settore musicale risente ancora di più di questi limiti.
Si spieghi meglio.
A Salerno c'è una squadra di cantautori davvero forte, artisti di livello come Michele Spina, Francesco Verrone, il Conte Biagio e tanti altri. Un gruppo emergente che va al di là della riconosciuta scena trap cittadina. Ma lo spazio in questa città è davvero poco.
Come mai?
Non voglio dare tutta la colpa ai gestori ma qui non c'è un pubblico educato a questo tipo di musica. A Salerno in tanti scelgono di creare cover band invece di produrre la loro musica. Conviene: questi gruppi vengono pagati molto di più rispetto ai cantautori. (ale.mos.)
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