L’INTERVISTA »LA FEDE CRISTIANA

In visita nel Cilento per un importante convegno su “Etica e diritto” organizzato a Torre Orsaia dall’Università Popolare del Cilento, e per ritirare il Premio internazionale Don Giovannino Iantorno...

In visita nel Cilento per un importante convegno su “Etica e diritto” organizzato a Torre Orsaia dall’Università Popolare del Cilento, e per ritirare il Premio internazionale Don Giovannino Iantorno a Sapri, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che presiede la Pontificia Accademia per la vita, sintetizza il suo pensiero ricordando l’intervento di Benedetto Croce all’Assemblea Costituente nell’ambito della discussione sul progetto della Costituzione nel 1947: «Infunde amorem cordibus».
Monsignor Paglia, è il diritto che deve adattarsi all’etica o l’etica alle regole del diritto?
Etica e diritto anche nella loro genericità di significato devono restare inseparabili, perché una società totalmente corretta ma senza l’amore è frigida e radicalmente ingiusta. Un’etica che non tiene conto anche del dovere di aiutare, dell’indispensabilità di essere prossimi, rinunciando a volte ai propri diritti, è parte importante.
Qual è la dimensione che le unisce?
Il legame sociale, l’amicizia, ciò che rende un popolo. In questo senso la prossimità, il sogno comune, è ciò che rende ragione dell’etica e della giustizia, come due sorelle che possono aiutare la società a vivere il bene comune per tutti.
Nella tecnologia è necessaria un’alleanza tra etica e diritto?
Oggi c’è una sorta di prevalenza della tecnologia. Questo porta come conseguenza drammatica la rottura dei legami immediati e diretti, che invece definiscono l’essere umano come tale. Ognuno di noi è strutturalmente relazionale agli altri, al creato, agli alberi, agli animali, ma l’anima di tutto è la societas di uomini e donne che hanno ricevuto da Dio il compito di custodire il creato e di sentire la responsabilità delle generazioni. La tecnologia è talmente avanzata, più della cultura e della solidarietà, che rischia di soverchiare e di ferire a morte le due dimensioni fondamentali.
Cosa dovremmo fare?
Dobbiamo occuparci delle grandi questioni della tecnica proprio per continuare a guidare la macchina, e non a lasciarci guidare dalla tecnica. In questo è preoccupante una tecnologia priva di etica e priva di regole di diritto generale, disattenta alla responsabilità educativa e c’è bisogno di una rivoluzione culturale anche da parte nostra, perché niente è scontato.
Di recente ha incontrato anche il presidente di Microsoft, Brad Smith...
Mi ha fatto questo ragionamento: «Monsignore, noi siamo tutti ingegneri, siamo obbligati a creare, abbiamo poca esperienza etica, umanistica e valoriale, abbiamo bisogno di un accompagnamento». Ecco, credo che questa sia una prospettiva corretta.
Monsignor Paglia, ha scritto un libro sulla morte che si intitola “Vivere per sempre”. Ha sentito la necessità di scrivere su questo tema?
Ho sentito un’assoluta necessità. È un tema che stiamo perdendo e in questa prospettiva ho dovuto recuperare e riflettere anche il patrimonio della fede cristiana, un patrimonio ricchissimo, ma del quale parliamo così poco, che rischiamo di non conoscerne più le parole. Nel Credo diciamo che crediamo «nella vita del mondo che verrà», il corpo è importante, deve risorgere. La morte non è la fine della vita, semmai un passaggio, è il momento dell’incontro con Dio che ci accompagna nel mondo che costruiamo. Paradiso e inferno iniziano ora. È inferno le morti nel Mediterraneo, è Paradiso stare accanto a chi soffre.
È andato a lei quest’anno il Premio Iantorno...
Mi ha colpito molto la vicenda di don Giovannino. Non può un parroco non stare con i suoi fedeli, come una madre con i figli. Non si può separare Dio dai poveri.
Marianna Vallone
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