COME ERAVAMO

L’architettura scomparsa in pieno centro a Salerno

La Casina della “Reale Società Economica” fu demolita nella seconda metà degli anni ’50

 

In questa fotografia, tra i rami di una pianta, si intravedono le linee composte di un’architettura scomparsa, demolita nella seconda metà degli anni ’50: si tratta del fronte d’ingresso della Casina della “Reale Società Economica”, nell’Orto Agrario di Salerno, ubicato sul lato a monte dell’attuale via Vernieri, che difatti, nella toponomastica cittadina, ancora negli anni del secondo dopoguerra, si chiamava Via dell’Orto Agrario.

L’antica istituzione della “Reale Società Economica” (risaliamo al secondo decennio dell’800, all’epoca di Gioacchino Murat) aveva nel suo Statuto finalità di sperimentazione e di formazione - con una “Scuola Pratica di Agricoltura”- di tecnici agricoltori, capaci di introdurre innovazione razionale nei sistemi colturali e nella conduzione economica delle risorse agricole meridionali - annichilite dal latifondo e dall’ignoranza - secondo il modello nord-europeo, inglese in particolare, trasmesso dalla cultura illuminista del secolo precedente, principalmente attraverso gli scritti di Antonio Genovesi.

L’idea avanzata dei riformatori si concretizzò solo in età borbonica, nel 1839, con l’acquisizione di suoli prossimi al recinto storico della città (poco fuori la Porta Rotese), per insediarvi la Scuola

e la sede della Società, presieduta dal canonico Giacinto Farina. La destinazione d’uso per la Casina e l’Orto, dotato di essenze anche rare e di pregio, resterà per quasi un secolo quella auspicata dai suoi fondatori. Nel 1903 nella palazzina ebbe sede la “Cattedra Ambulante di Agricoltura”, istituita dal Consiglio Provinciale, e vi durò, con la scuola di Viticoltura ed Enologia, almeno fino alla metà degli anni’30. Nel 1939 la Casina ospitò le raccolte del Museo Provinciale, sgombrato dal Palazzo Sant’Agostino per esigenza di tutela alla notizia dello scoppio della guerra e la destinazione museale negli spazi della palazzina durò fino al termine del conflitto.

Con gli anni del secondo dopoguerra iniziava un rapido declino delle strutture della Casina e di quanto restava dell’antica area a verde dell’Orto Agrario. Nella seconda metà degli anni ’50 furono appaltati i lavori per la costruzione di un edificio da destinarsi ad istituto professionale, proprio sull’area destinata alle colture sperimentali e alla collezione botanica dell’Orto Agrario, sorto dall’idea primigenia di matrice illuminista.

E fu forse per rabbonire lo spirito di Antonio Genovesi, adirato per le demolizioni e devastazioni della “Scuola Pratica di Agricoltura”, si pensò da qualcuno di intitolare all’abate di Castiglione quella nuova scuola.

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