L'evento

Il Tuffatore fa ritorno a Paestum

La celebre Tomba è stata sistemata in una sala restaurata del Museo dedicata all'artista napoletano Mario Napoli. Restaurata la fontana di Alfano

CAPACCIO PAESTUM.Con. il ritorno della Tomba del Tuffatore nel Museo di Paestum, l’apertura della Sala Napoli e il restauro della fontana di Carlo Alfano, l’arte contemporanea si specchia nuovamente in quella greca. Così come nel progetto iniziale del grande artista partenopeo e di Mario Napoli, primo studioso della Tomba del Tuffatore che, come ha sottolineato il direttore del Parco archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel ieri durante l’incontro con la stampa, «è tornata nella sua nuova e vecchia casa».

Per la prima volta è stata esposta un’altra tomba, cosiddetta “delle palmette”, scavata in località Arcioni a nord di Paestum, che è ancora oggetto di studio benché sia stata ritrovata qualche anno fa in una necropoli dell’antica Paestum, di grande importanza dal punto di vista scientifico, in quanto ha consentito di fare un’importante scoperta. La si potrebbe definire come ha sottolineato Zuchtriegel una specie di “proto tomba del Tuffatore”, dal momento che presenta lo stessa schema decorativo, senza le scene figurate. «Dopo 50 anni di discussione sul Tuffatore se fosse di origine greca o etrusca – ha spiegato Gabriel Zuchtriegel – ora possiamo dire che appartenesse a un pestano doc grazie agli studi condotti su un’altra tomba, che si presenta similare e si inserisce in un’opera locale, stessa cornice e molto simile come decorazioni». La Tomba del Tuffatore è l’unica con affreschi figurati conosciuti da una città greca prima del IV secolo a.C. . La particolarità, che la rende un “unicum enigmatico” è l’assenza nella scena del tuffo, di ogni elemento narrativo, di qualsiasi indicazione che possa rilevare il significato dell’immagine.

A entrare nel dettaglio della tomba “delle palmette” è l’archeologa Marina Cipriani, ex direttrice del Parco archeologico: «È stata rinvenuta in una necropoli subito fuori le mura in un piccolo gruppo di tre sepolture, che risalgono storicamente a una ventina di anni prima della Tomba del Tuffatore. Nella tomba era stata sepolta una giovane donna tra i 20 e i 30 anni. Si tratta di un gruppo di sepolture di persone appartenenti ad un élite, che ricevevano un trattamento particolare. E in questa tomba vediamo lo stesso tipo di decorazione, con quattro palmette sulla lastra di copertura». Lo studio, che sta portando avanti la Cipriani, ha documentato più di una decina di sepolture, dislocate in varie necropoli intorno a Paestum, che per cronologia e tipologia possono essere avvicinate alla Tomba del Tuffatore.

È stato possibile effettuare i lavori alla Sala Napoli, dove è stato sistemato il Tuffatore, grazie al contributo di 25.000 euro donato dall’imprenditore Antonio Palmieri della Tenuta Vannulo. «La mia scelta è stata dettata – ha evidenziato Palmieri – dalla volontà di dare un mio contributo personale alla cultura. Il patrimonio archeologico è di tutti noi e come tale va sostenuto». La sala che ospita la Tomba del Tuffatore è tornata a nuova vita con un colore di verde, che richiama quello della lastra, simbolo del viaggio dalla vita all’aldilà.

Ma i lavori hanno riguardato anche la fontana di Carlo Alfano (inaugurata nel 1972), all’interno dello stesso museo di Paestum, rendendo sempre più attuale il confronto fra antico e moderno.

«Grazie a questi ultimi restauri – ha detto il direttore Zuchtriegel – il Parco continuerà unitamente a nuove iniziative. È un progetto emblematico per il corso del Parco archeologico di Paestum. Non puntiamo su grandi opere, ma su una attenta riqualificazione e valorizzazione dell’immenso patrimonio archeologico, storico artistico e paesaggistico che caratterizza Paestum. La stessa filosofia guiderà i lavori che faremo nell’ex stabilimento Cirio utilizzando le risorse del finanziamento Cipe. Il restauro della Sala Napoli, che presentava dei problemi strutturali, è stato possibile grazie ad una donazione. Un effetto positivo della Riforma del ministro Franceschini. In quanto, l’autonomia speciale concessa al Parco archeologico di Paestum e la legge Artbonus creano nuove possibilità per coinvolgere donatori e sponsor».

Dall’inizio dell’anno in corso sono state raccolte donazioni e sponsorizzazioni per un importo complessivo di 80.000 euro.

Positivi anche i numeri riguardanti le affluenze turistiche: dall’inizio dell’anno il Parco archeologico ha registrato, con 320mila visitatori, un incremento del 27% e del 50% degli incassi rispetto al 2015.

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