Nella foto, relatica all’800, in basso a sinistra, nell’attuale piazza Luciani, è visibile la copertura del teatro la Flora

ITINERARI

Il San Matteo prima del Verdi a Salerno

La storia dei teatri in città nel volume di Matteo Fiore

Matteo Fiore , salernitano doc, classe 1874, compì una scelta di vita, passando dalla condizione di magistrato, consigliere di Corte d’Appello, a quella di studioso e storico di Salerno, collaboratore abituale delle due maggiori riviste salernitane del suo tempo, l’Archivio Storico della Provincia di Salerno e la Rassegna Storica Salernitana, e scegliendo di lasciare anzitempo l’attività di giudice per dedicarsi completamente agli studi di storia; diede al suo nome quel lustro che non avrebbe avuto restando nelle fredde aule di Largo delle Assise. Morì don Matteo il 4 dicembre 1960 ed ancora oggi è citato nelle bibliografie per i suoi contributi su monumenti e personaggi della storia di Salerno, sul Castello e sui teatri della città tra ‘700 e ‘800. Proprio dei saggi sulla vita teatrale a Salerno nei secoli XVIII e XIX scegliamo di parlare, essendo essi, a distanza di tanti anni dalla prima uscita, nel ’43, sulle pagine della “Rassegna”, ancora di godibile e utile lettura. Nel gennaio del 1945, furono riuniti in un volumetto, “Il teatro a Salerno nei secoli XVII e XIX”, stampato presso Spadafora, ma per penuria di mezzi “arrangiato” con carte di vari colori e consistenza e composto con caratteri disiniformi; difatti un avviso al colophon dichiara la precaria situazione del tipografo: «La diversità di tipi e di carta è dovuta alle contingenze belliche». Però, diversamente dalla qualità tipografica, fu pregevole il lavoro di don Matteo, registrando, con abbondanza di documentazione d’archivio, un aspetto della vita cittadina mai indagato prima. E’ importante la sua prima considerazione: «Il clima storico e sociale non poteva essere molto propizio per il teatro in Salerno, verso la seconda metà del ’700. II teatro era allora ordinariamente considerato come luogo di scandalo, di corruzione e di perdita dei buoni costumi, e la Chiesa, per il suo stesso carattere, era indotta a non favorirlo», che sintetizza e giustifica la poca vita culturale collettiva in città. Dalla lettura del manoscritto settecentesco del canonico Greco “Cronaca di Salerno (1709-1787)”, Fiore ricava notizie inedite di alcune case patrizie dove, in occasione del Carnevale, si davano rappresentazioni di commedie, come nel caso de “La finta sposa”, rappresentata nel 1757 in una sala del palazzo Del Pezzo; pur non trattandosi di veri e propri teatri, ma piuttosto di ambienti adibiti a feste e occasioni di incontro, sul tipo dei “ridotti” veneziani, queste recite ebbero una certa frequenza, almeno fino al carnevale del 1777. Alla stessa fonte manoscritta Fiore attinge numerose notizie sul teatro di S. Agostino, ubicato in locali attigui all’omonimo convento (attuale Palazzo della Provincia): «..permetteva che vi si rappresentassero anche opere in musica, offrendo altresì un incasso serale che, tenuto conto dei tempi e delle circostanze, era da stimarsi piuttosto considerevole ». Il 12 gennaio 1763 venne una “Comitiva di Musici” e vi rappresentarono con 22 repliche la Commedia in musica “Le Gelosie” , «.. coll’appalto di ducati 600, preso da persone particolari, con palchetti e sedie appaltati; ed i luoghi sciolti si pagavano un carlino per volta; e diedero soddisfazione al pubblico.. », dice Greco . Il teatro di S. Agostino ebbe vita per oltre un cinquantennio, a partire dal 1751, funzionando a pieno regime soprattutto in occasione del Carnevale e in settembre, durante la fiera, attrazione per forestieri e mercanti.

Con la soppressione del convento in età murattiana, fu smantellato anche il teatro, e negli stessi anni il Decurionato della città, documenta Fiore, fa istanza al Sovrano di poter utilizzare in concessione i locali del soppresso complesso conventuale degli Olivetani, in particolare l’aula ecclesiastica di S. Benedetto, per trasformarla in pubblico teatro. L’autorizzazione arrivò con decreto di Gioacchino Murat l’11 novembre 1811: nacque così il Real Teatro S. Gioacchino (ma dopo il 1815 sarà Real Teatro S. Matteo). Si trattò di una sistemazione in cui esplicarono le loro funzioni e prerogative impresari teatrali e compagnie, addetti ai lavori come scenografi, musici, decoratori, artigiani e macchinisti e Matteo Fiore dedica alle vicende di questo - che fu il primo vero teatro della città - ben 3 degli 8 capitoli del suo saggio. Alla ristrutturazione, da chiesa a teatro, lavorarono decine di maestri artigiani sotto la direzione dell’architetto Domenico Chelli (1746-1820), caposcuola della scenografia neoclassica napoletana. Quel primo teatro è rimasto nella memoria collettiva della città, e fino a qualche decennio fa l’intera zona attorno a S. Benedetto era chiamata dai salernitani “il teatro vecchio”. Le attività e i personaggi del Real Teatro S. Matteo sono riportati da Matteo Fiore, fino all’ultima recita del carnevale 1845, data della definitiva soppressione per volere di Ferdinando II, decretata già nel 1843 su sollecitazione del clero salernitano, per ripristinare l’antica funzione sacra dell’edificio. Dal 1844 e fino all’inaugurazione, nel 1872, di quello che è oggi il teatro Verdi, si discusse per decenni: sul sito (all’inizio fu prescelta piazza Portanova), su progetti e progettisti, sul finanziamento ecc. Intanto che si discuteva, in città si recitava e si faceva musica nelle case private o nei baracconi lungo il litorale urbano, dove furono il “Teatro La Flora” e il “Nuovo Teatro La Flora”, il “Pacini” era invece in un terraneo, nei pressi di Largo Campo e il “Teatro dell’Irno” tra la chiesa di S. Pietro in Camerellis e via Velia, fino al 1890 «.. quando il mare, corrodendo anche in quel luogo il muro di riva, rese inevitabile la cessazione della sua esistenza», dice Fiore. La lunga e complessa vicenda del Massimo salernitano, avviata in età borbonica, è portata a compimento dal sindaco Luciani ; Matteo Fiore dedica gli ultimi due capitoli del suo libro a quella storia e altri dopo di lui, con ricchi apparati, si sono impegnati a scriverne nell’elegante monografia “Il Teatro Verdi” (Edizioni 10/17, Salerno, 1994), tuttavia scrisse bene Francesco Tozza , a proposito di Matteo Fiore come «l’unico storico del teatro di questa città..», ( F. Tozza “Il teatro a Salerno negli ultimi due secoli ” in Rassegna Storica Salernitana, a.XIII,2, n.26,1996, p.80 ). Una trattazione generale per la provincia salernitana è in P.L. Ciapparelli, “Due secoli di teatri in Campania (1694-1896). Teorie, progetti e realizzazioni”, Electa, Napoli 1999, ed un interessante saggio di Pasquale Trotta sui teatri a Salerno prima del Verdi, basato sulle notizie di Greco e documenti del Fondo Intendenza dell’Archivio di Stato di Salerno, è da qualche tempo sul web, ma quando si tocca questo tema le luci della ribalta sono tutte per don Matteo Fiore.

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