IL PROGETTO»TIRRENO DEI TIRRENI

Il 20 dicembre 1925, in Salerno, venne presentato il brevetto numero 244.164 dall’ingegner Antonio Manganella, riguardante qualcosa di inatteso e molto fantasioso: “Il lago marino di Cava dei Tirreni”...

Il 20 dicembre 1925, in Salerno, venne presentato il brevetto numero 244.164 dall’ingegner Antonio Manganella, riguardante qualcosa di inatteso e molto fantasioso: “Il lago marino di Cava dei Tirreni”. Un lago meraviglioso, con un incantevole riflesso dei monti Finestra e Sant’Angelo: era questo il progetto che il Manganella portò all’attenzione dell’Amministrazione comunale. Il nome del lago: Tirreno dei tirreni. Nell’edizione data alla stampa, l’ingegnere scrisse: «Un lago marino, creato in una località preferita dagli amanti della villeggiatura estiva in collina ed in centri lontani dalle grandi città, risolve un problema che per tutti i villeggianti costituisce tuttora un quesito pieno di perplessità; ed infatti un lago marino ivi ubicato concilia due esigenze finora in contrasto fra loro, perché esso consente la cura dei bagni marini in lieta compagnia e nello stesso tempo permette che si respiri aria salubre dei monti e si godano belle passeggiate e tranquilli riposi».
Manganella calcolò le persone che avrebbero potuto ricavare vantaggi da tale struttura nel numero di 124.664 bagnanti (comprese anche Angri e Siano). Lo stesso progettista riportò anche la zona «più adatta, del tenimento di Cava, per lo impianto del lago marino, è senza dubbio quella sita a Nord del centro denominato Borgo, tra l’Albergo di Londra, il cimitero e la ferrovia Napoli-Reggio… Lì i terreni circostanti, e le colline che al lago fanno corona, si prestano per costruzioni edilizie e per la formazione di parchi, boschetti, giardini, campi sportivi, ecc.». L’acqua per alimentare il lago sarebbe stata pompata dal mare in Vietri sul Mare tramite una condotta forzata in eternit (con aggiunta di cemento e asfalto) od in cemento armato che avrebbe seguito questo corso: mare di Vietri sul Mare, versante sinistro del vallone Bonea, “svincolo” nei pressi del ponte dell’ospedale, tratto prossimo al binario ferroviario, stazione ferroviaria e finalmente lago marino.
Il progetto prevedeva un bacino rettangolare con lato maggiore di metri 350 e minore di metri 57. Avrebbe occupato 19.950 metri quadri e sarebbe stato circondato da molte cabine in legno, folti gruppi di alberi, aiuole fiorite, campi da gioco e tutto l’occorrente necessario per una piacevole villeggiatura. Il tutto occupando uno spazio complessivo di circa 60mila metri quadri. Il fondo del lago sarebbe stato fatto in calcestruzzo con altezza delle acque variabile dai 10 centimetri a 1,5 metri. La poca profondità delle acque avrebbe arrecato non pochi benefit: possibilità di manifestazioni di nuoto e canottaggio, pista per gli idroplani (con acqua), pista per aeroplani (una volta svuotato) e una serie di altre alternative all’utilizzo. Il progettista aveva calcolato anche l’utilizzo delle “acque di rifiuto” che si sarebbero potute utilizzare per innaffiamento strade, lavaggio fognature, mercati, ammazzatoi, ospedali e per l’irrigazione dei campi (previa riduzione della salsedine). Secondo i calcoli del Manganella sarebbero occorsi 1.200 metri cubi di acqua al giorno durante il periodo di massima attività (calcolato su 100 giorni) e 300 metri cubi al giorno durante il periodo di minimo utilizzo (calcolato su 100 giorni) immessi tramite una pompa dalla potenza necessaria di 166 cavalli orari, con una spesa di 467 lire al giorno. Le spese totali (che prevedevano l’acquisto di 60mila metri quadri di terreno, sistemazione, formazione dei quasi 2 ettari del lago, spese lorde per una stagione balneare e altre ancora) si ritennero calcolate in 3 milioni di lire e i guadagni per il solo servizio dei bagni in 600mila lire. A quest’ultimo andavano aggiunti anche i servizi offerti sulle coste.
Altri benefit vennero aggiunti nelle pagine conclusive del progetto, seguite dalla seguente chiusura: «Cava dei Tirreni ha ben poco da invidiare al suo capoluogo di provincia; e, se in un prossimo domani, saprà anche divenire una stazione balneare ed un centro di vita cosmopolita, potrà ben definirsi un angolo del paradiso terrestre».
La progettazione di un lago artificiale salato non fu l’unica presentata dall’ingegner Manganella; lo stesso ne presentò una seconda dal nome: Mare Nostrum, il lago marino di Roma, nel 1926. La zona prescelta era quella «presso le Mura di Roma», più nel dettaglio «tra il Tevere e i Colli Alburni». Il lago romano fu pensato di forma ellittica con asse maggiore di 1.466 metri e minore di 733. Costo del secondo progetto: 20 milioni di lire. E pensare che, fino al 1806, “La Cava” di mare ne aveva, e anche fin troppo!
Aniello Ragone
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