IL PROGETTO»RITORNO ALLA MAGNA GRAECIA

Sorgono nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a meno di cinquanta chilometri di distanza l’uno dall’altro, due siti archeologici di inestimabile bellezza, dal 1998 iscritti nella...

Sorgono nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a meno di cinquanta chilometri di distanza l’uno dall’altro, due siti archeologici di inestimabile bellezza, dal 1998 iscritti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco insieme alla Certosa di Padula, ora ufficialmente uniti in un unico istituto di gestione autonoma. Elea-Velia, l’antica città della scuola eleatica dei filosofi Parmenide e Zenone da mercoledì è stata accorpata all’Autonomia amministrativa e gestionale del Parco Archeologico di Paestum, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. La novità arriva grazie a una delle disposizioni relative alla riorganizzazione del Mibact, proposte dal ministro Dario Franceschini. I due siti diventano così protagonisti di un’esperienza pilota di gestione integrata che ieri, alla Fondazione Alario per Elea-Velia, ha visto mettere il primo mattone. Nell’auditorium è stata presentata l’iniziativa “Un progetto per Velia”, un incontro con il territorio al quale hanno preso parte il direttore Gabriel Zuchtriegel, il sindaco di Ascea, Pietro D’Angiolillo, il presidente della Fondazione Alario, Marcello D’Aiuto e il consigliere d’amministrazione del Parco Archeologico Paestum Alfonso Andria, oltre al sindaco di Capaccio Franco Alfieri e il presidente della Comunità montana Bussento Lambro e Mingardo, Vincenzo Speranza, i sindaci del Cilento, le associazioni di trekking, le guide del territorio, gli operatori turistici, scuole e cittadini. «La definisco una fusione, non accorpamento. - ha detto il presidente Zuchtriegel - Affrontiamo questa nuova realtà come un cambiamento epocale anche per Paestum. Il Parco archeologico di Paestum e Velia nella mia visione diventa un parco archeologico del Cilento. Numeri e incassi non sono una nostra priorità. Saranno il risultato naturale del lavoro di qualità che dovremo fare. Vogliamo dare un’esperienza positiva ed emozionale ai visitatori, accompagnandoli uno ad uno, è questa la migliore promozione». Sul progetto del Museo è stato chiaro: «Non è solo uno spazio espositivo, ma un laboratorio, un deposito, uno spazio per la ricerca. - ha aggiunto - Porta Rosa non è accessibile, lavoreremo per rendere tutto fruibile, dall’Acropoli al Teatro di Velia che ospiterà il teatro antico». Poi l’appello al pubblico: «Il territorio deve rispondere, deve conoscere Velia, visitarla». Il sindaco di Ascea Pietro D’Angiolillo lo ha definito un «momento storico. Ha inizio per la nostra comunità un nuovo corso che si innesta sulla storia millenaria del territorio e del sito archeologico di Velia». E ha quindi sottolineato: «Dobbiamo proseguire con lo scavo che è ancora al 29 per cento. È una macchina che ha bisogno di finanziamenti, e di una accessibilità al sito attraverso un sistema di collegamenti più forte, è il mio appello alla Regione, anche per una fermata dell’Alta Velocità nelle località delle aree archeologiche». L’idea di mettere insieme i due siti era stata già avanzata nel 2014 all’allora ministro da Alfonso Andria. Franceschini poi tornato alla guida del Mibact è riuscito a ottenere il provvedimento affinché una gestione unificata delle due realtà archeologiche diventasse una realtà. Andria ha ripercorso i momenti salienti che hanno preceduto il riconoscimento Unesco fino ad oggi. «Ho conosciuto Velia nel 1973, ho avuto la fortuna di farlo con Mario Napoli, scopritore di Porta Rosa. Ho spinto molto questa iniziativa perché ritenevo che questi due imponenti frammenti della cultura occidentale si unissero anche nella gestione. - ha concluso - Ora siano i cittadini protagonisti della cultura, per riscattare il Cilento dalla marginalità». Una realtà che affonda le radici nel passato, Paestum e Velia facevano parte dell’antica regione della Magna Grecia. Entrambe tappe fondamentali in Italia per gli appassionati di storia e archeologia.
Marianna Vallone
©RIPRODUZIONE RISERVATA