LA TEORIA

Il nuoto secondo don Oronzio

De Bernardi pubblicò nel 1794 il primo libro sul galleggiamento e le tecniche di sicurezza

di ALESSIO DE DOMINICIS

La stagione dei bagni ci suggerisce lo svago di un tuffo tra le pagine del primo libro italiano dedicato al nuoto e alla teoria del galleggiamento, un libro in due volumi che il canonico di Terlizzi, in terra di Bari, Oronzio de Bernardi (1735-1806), pubblicò nel 1794, con il titolo che strizza l’occhio alla cultura dello sperimentalismo: “L’uomo galleggiante, o sia, l’arte ragionata del nuoto scoperta fisica”. (Napoli, Nella Stamperia Reale, 1794). De Bernardi, che vestì l’abito agostiniano nel convento di Nardò, ebbe fin da giovane novizio un indirizzo di studi eterogeneo, laddove insieme a quelli teologici e scolastici coltivò anche interessi per la letteratura fisico-matematica, tanto che - trasferitosi a Napoli per intraprendere gli studi giuridici in quella Università - poté seguire anche le lezioni di Genovesi. Per qualche anno insegnò matematica, filosofia e diritto nel paese natale di Terlizzi, fino al 1768, quando ricevette in diverse diocesi pugliesi l’incarico di vicario vescovile.

L’intensa attività svolta per quell’ufficio curiale, poi gli impegni assunti in qualità di luogotenente della curia di Giovinazzo ed esaminatore sinodale, compromisero, lui appena quarantenne, la sua salute. Dopo aver sperimentato diverse cure, tutte infruttuose, si rivolse all’amico medico Domenico Cotugno, già a quel tempo illustre clinico e docente presso l’Università napoletana. Cotugno gli prescrive non medicine ma molto esercizio fisico e d’estate molti bagni di mare, cosa assolutamente inconsueta nel ’700, più che mai per un religioso. Siamo arrivati così alla genesi del libro che trattiamo, perché nei periodi estivi don Oronzio, da assiduo frequentatore del mare di Barletta, dove di bagnanti non se n’erano mai visti - e qui cade acconcia la citazione virgiliana “apparent rari nantes in gurgite vasto” che egli apporrà nel frontespizio del suo libro - col tempo diventa un cultore appassionato dell’arte natatoria. Avendo discreta competenza nelle materie matematiche e della fisica sperimentale, egli comincia a porsi domande sulla meccanica del galleggiamento, e durante i suoi regolari soggiorni estivi a Barletta alterna alle nuotate, per diversi anni, studi ed esperimenti sul galleggiamento e sullo spostamento dei corpi in acqua. Partendo dai principi idrostatici enunciati diciannove secoli prima da quell’altro meridionale, Archimede di Siracusa, giunse alla corretta conclusione che, essendo il peso specifico del corpo umano e di molti organismi animali inferiore a quello dell’acqua, il galleggiamento è un fatto fisico spontaneo. Oggi questa potrà sembrare una facile intuizione e quasi banale enunciato, ma non lo era ai tempi del Nostro, perché mai quella questione scientifica era stata trattata in maniera definitiva, pur essendo noti alcuni studi, analoghi ma parziali, di scienziati seicenteschi (pure citati da De Bernardi) e inoltre presso la comunità scientifica del tempo sopravvivevano ancora diverse e contrastanti opinioni sul galleggiamento del corpo umano e sul suo effettivo peso specifico.

Recatosi a Napoli nel 1790 De Bernardi sottopose le bozze del libro, con le sue ricerche, al primo ministro Acton, che ricopriva anche l’incarico di responsabile della Real Marina. Essendo questi anche uomo di mare per formazione, decise di affidare la verifica sperimentale delle esposizioni dell’autore. Interessavano soprattutto le parti relative allo spostamento nei liquidi, al baricentro del corpo umano e alle modalità della locomozione e del nuoto presso le varie specie animali, al rapporto ponderale tra organismi e uguali volumi d’acqua, sulle diverse tecniche di nuoto, l’analisi dei fenomeni di annegamento, sui diversi mezzi ausiliari precursori del salvagente, ecc..

L’interesse per i risvolti militari dell’argomento furono subito evidenti: Acton affidò al maggior generale della marina borbonica, Bartolomeo Forteguerri e ad alcuni professori dell’accademia militare della Nunziatella l’incarico di eseguire una grande quantità di prove in mare, con persone di diversa conformazione fisica, sulle tecniche natatorie in condizioni meteo-marine differenziate. Nell’autunno del 1792, verificata dai professori della Nunziatella, in due distinte relazioni, l’utilità scientifica e militare delle prove effettuate, De Bernardi fu autorizzato dal primo ministro sir Acton a raccogliere e scrivere in forma di libro le sue tesi, delle cui spese di stampa si occupò direttamente il re Ferdinando IV. Il lavoro di don Oronzio si compone di una prefazione e diciannove capitoli nella prima parte (primo volume), di quattordici capitoli nel secondo volume tutto dedicato alle diverse tecniche natatorie e di sicurezza in acqua, con 15 lezioni sui diversi stili, sul modo sicuro di tuffarsi in relazione alla profondità dello specchio d’acqua, e la proposta di un edificio circolare, di impronta neoclassica, da destinarsi a scuola di nuoto, con tanto di pianta, prospetto e sezione: «Egli è ideato per costruirsi sul lido del mare; e tutto chiuso, e fornito di camerini.

L’interno marciapiedi col parapetto di ferro e garantisce lo spettatore, e lo abilita a vedere distintamente l’uomo nell’acqua nel tempo, che nuota. Il bagno ha palmi 50 di diametro (circa 13 metri)» (pag.31). La vasca centrale è collegata direttamente al mare attraverso tre canali sotto la struttura dell’edificio «perché recentandosi continuamente l’acqua, non si desse luogo alla infezione del ristagno » (pag.32). L’opera del canonico scienziato - nuotatore ebbe rilievo europeo, tradotta in francese, spagnolo e tedesco, procurando all’autore l’iscrizione all’Accademia fiorentina dei Georgofili e a quelle di Pietroburgo, Edimburgo, Gottinga , Parigi, e con l’assegnazione di una rendita vitalizia da parte di Ferdinando IV. L’interesse dei bibliofili per i due rari volumi de “L’uomo galleggiante” risiede nella magnifica veste editoriale, prodotta per i torchi della Stamperia Reale in formato grande, con il ritratto dell’autore e con 18 superbe tavole fuori testo, incise in rame da Nicola Fiorillo, Nicolò Cesarano, Domenico Casanova, Guglielmo Morghen, Giuseppe Azzerboni, Aniello Lamberti e Vincenzo Scarpati, da disegni di Antonio Francesco Lapegna e Vincenzo Ferraresi. Ulteriori notizie sul libro e sull’autore si ricavano da Camillo Minieri - Riccio, “Memorie storiche” (Napoli, 1844, pag. 56) e Carlo Villani, “Scrittori ed artisti pugliesi” (Trani, 1904, pp. 129 e sgg).