CARTA GIALLA

Il filo rosso del Mezzogiorno

“Cronache meridionali” e “Nord e Sud”, riviste campane di sinistra ma antagoniste

A proposito di riviste italiane nate negli anni difficili del secondo dopoguerra Piero Lucia, in un suo interessante scritto di qualche anno fa, ne ha tracciato le linee e i piani “distinti e paralleli” su cui esse impostavano i rispettivi contenuti, tra il 1945 e la prima metà degli anni Sessanta del Novecento, con attenzione particolare al mensile - dal 1962 settimanale - di cultura e politica del Pci, “La Rinascita”, il cui primo numero si stampò proprio a Salerno (la Redazione era a via Duomo, 34), nel giugno 1944: attraverso saggi e articoli di quella rivista, ufficiale strumento teorico del partito comunista di Togliatti, Piero Lucia ricostruisce «il filo rosso interpretativo delle principali posizioni ufficiali assunte dalla direzione comunista, assieme al lavorio, alla tensione, ai passaggi drammatici, alla crisi e alla ricomposizione, temporaneamente parziale, dei conflitti e delle incomprensioni periodicamente esplosi tra intellettuali e partito, tra Politica e Cultura» (P. Lucia, “Intellettuali italiani del secondo dopoguerra: impegno, crisi, speranza”, Guida Editori, Napoli 2003, pag.13). A proposito di incomprensione tra politici e intellettuali nel dopoguerra (1947) come non citare l’esempio notissimo del contrasto tra Elio Vittorini e Palmiro Togliatti dalle pagine di “Rinascita” e “Politecnico”? Ma appunteremo la nostra attenzione sulla sinistra napoletana e meridionale, dopo l’ecatombe elettorale del 1948, attraverso la nascita di due riviste che in quel panorama si fronteggiavano: “Cronache meridionali” e “Nord e Sud”. Il primo numero di “Cronache meridionali” uscì a Napoli nel gennaio 1954, sotto la direzione dei suoi fondatori: Mario Alicata e Giorgio Amendola di parte comunista e Francesco De Martino di parte socialista

Per la sua trasversalità di componente politica la rivista non fu mai espressione ufficiale e diretta dei due maggiori partiti della sinistra italiana appena rinfrancatasi, nel giugno del 1953, dalla batosta elettorale del 18 aprile 1948, ottenendo già il solo Pci oltre il 21% dei voti meridionali. Le differenze di posizione delle due anime della rivista su molti temi culturali e politici non tardarono a manifestarsi, e nel 1955 Francesco De Martino lasciò la direzione del mensile. Dopo un anno circa dall’uscita di “Cronache meridionali”, nel dicembre 1954, vede la luce la rivista “Nord e Sud”, diretta da Francesco Compagna e composta dagli “apostoli della sinistra invisibile”, secondo l’ironica definizione della redazione di “Cronache meridionali”. Fin dalle prime battute si capì che a Napoli, come del resto nel Mezzogiorno e nel Paese, il laico pensiero parlava più di una lingua, e ognuna delle parti pretendeva di porsi come unica alternativa efficace per dare risposta alla annosa “questione meridionale”.

Per il pensiero laico di impronta crociana, nella rivista di Francesco Compagna, l’integrazione tra il Nord e il Sud d’Italia, era individuato come “questione” di portata nazionale sì, ma nello stesso tempo di interesse sovranazionale, una “questione” europea. Per la redazione di “Cronache meridionali”, tutta d’impronta marxista, il riscatto del Sud, la soluzione della questione meridionale, era tutta legata alla lotta di classe, alla classe operaia come forza più di ogni altra interessata al rinnovamento e capace di realizzarlo: quindi compito principale degli intellettuali meridionalisti era perciò quello, nel Mezzogiorno, di favorire l’alleanza tra i contadini e gli altri strati sociali svantaggiati, con la classe operaia. Quella battaglia delle idee, continuata per oltre un decennio, ha comunque prodotto - sia ben chiaro - due riviste di grande importanza nel secolo scorso. Sfogliando alcuni dei primi numeri di “Cronache meridionali” ci rendiamo conto che la rivista dette, tra l’altro, un contributo notevole alla ripresa degli studi meridionalistici di carattere storico-politico, con la rubrica “Biblioteca meridionalistica”, curata da Rosario Villari, collaboratore fisso della rivista fino all’ultimo numero, che recensiva testi importanti per la storia del Mezzogiorno come “ l Mezzogiorno d’Italia nel Risorgimento ed altri saggi”, di Ruggero Moscati (n.2, 1954); “Economia e classi sociali nel Regno di Napoli negli studi dell'ultimo decennio”, di Pasquale Villani (n. 10, 1955); “La Statistica del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla provincia di Salerno” (n. 7-8, 1956); il fascicolo speciale e lo scritto di Aurelio Lepre su “Carlo Pisacane e il Mezzogiorno d’Italia” (n.10, 1957) e molto altro ancora. Il meridionalismo comunista di “Cronache meridionali” e il meridionalismo socialdemocratico di “Nord e Sud ” si fronteggiarono fino al 1964, l’anno in cui chiuse le pubblicazioni “Cronache meridionali”.

Il continuo affannarsi per l’affermazione del proprio modello di pensiero, Gramsci opposto a Croce, oltre che dividere il laico pensiero come dicevamo, ha prodotto purtroppo ritardi critici e contraddizioni nella politica meridionalista degli anni Cinquanta e Sessanta, gli stessi anni che videro la nascita della Riforma Agraria e della Cassa per il Mezzogiorno, istituzione quest’ultima che - tanto per dirne una - fu vista da subito con giudizio favorevole dal capo della Cgil, Giuseppe Di Vittorio, ma col parere contrario di Palmiro Togliatti e di Giorgio Amendola. Di Gerardo Chiaromonte, condirettore e principale animatore per undici anni della rivista comunista, che polemizzò più volte (“Cronache meridionali” n.10/11, 1962 - n.1, 1963), con Giuseppe Galasso (G. Galasso, “La crisi del meridionalismo comunista”, in Nord e Sud, n. 34, 1962) uscì nel 1993 un volumetto che ripercorre la storia e le polemiche tra le due riviste (G. Chiaromonte, “Liberaldemocratici e comunisti a Napoli. Cronache meridionali e Nord e Sud”, Calice editore, 1993).

Per chi volesse poi ripercorrere ovvero conoscere il clima culturale e politico degli anni Cinquanta a Napoli e i conflitti interni al Pci sulla questione meridionale, non c’è niente di meglio che la lettura del bel saggio di Francesco Barbagallo “Di Napoli e del Pci degli anni ’50, ricordando Ermanno Rea e Mistero napoletano”, di recente pubblicato sulla rivista “Infinitimondi” (n. 13/2020). Per quanto riguarda la storia a cui abbiamo accennato, col “senno di poi” si potrebbe forse sostenere che nel confronto-scontro sul meridionalismo tra “Cronache Meridionali” e “Nord e Sud”, tra i comunisti di Chiaromonte e i liberaldemocratici di Francesco Compagna, ad avere ragione furono questi ultimi, ma, contemplando gli sviluppi che poi ha avuto la sempre attuale “questione meridionale”, possiamo dire, che non ha vinto nessuno, e che, citando Roberto Roversi, il laico pensiero «non offre, sul momento, illusioni (e potremmo anche scrivere speranze )».