IL CONVEGNO »A EBOLI

Una viaggio nel Sud attraverso la narrazione fatta da Carlo Levi e Rocco Scotellaro. È quella che si è concretizzata a Eboli, presso il Museo Archeologico, da Carmela Biscaglia, deputato della...

Una viaggio nel Sud attraverso la narrazione fatta da Carlo Levi e Rocco Scotellaro. È quella che si è concretizzata a Eboli, presso il Museo Archeologico, da Carmela Biscaglia, deputato della Deputazione di Storia Patria per la Lucania, e Giuseppe Maria Viscardi, docente di Storia Modera all’Università degli Studi di Salerno. Alla presenza della padrona di casa Giovanna Scarano e del sindaco Massimo Cariello, moderati da Mariapia Mercurio, i due studiosi sono partiti dal presupposto che avevano tanto Levi quanto Scotellaro cioè quello di conoscere il Paese. «Un bisogno - ha detto Biscaglia - che fu dominante negli anni del secondo dopoguerra con la figura di Scotellaro che fu esemplare visto che si può definire come un “maestro” del riscatto meridionalista, non solo lucano, insieme a Levi, autore del “Cristo si è fermato a Eboli”, romanzo autobiografico in cui viene raccontata l’esperienza del confino in Lucania subito dall’autore tra il 1935 e il 1936, in cui deve confrontarsi con la profonda lontananza della campagna lucana dallo sviluppo culturale e tecnologico della società». Viscardi ha quindi aggiunto: «Si tratta di un confronto tra un giovane intellettuale, scrittore e pittore, esponente della buona borghesia torinese, coinvolto politicamente nella lotta al fascismo e vittima delle persecuzione del regime, e una realtà contadina e rurale legata a tradizioni pagane, superstizioni e succube di una borghesia parassitaria che vive sulle spalle di gran parte della popolazione locale, priva di qualsiasi strumento di ribellione e riscatto. Tanto che lo stesso Levi nella prefazione al suo celebre romanzo - ha ricordato - scrisse “come in un viaggio al principio del tempo racconta la scoperta di una diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori della Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore”». E proprio a questo proposito Biscaglia ha voluto sottolineare: «Levi quando fu condotto verso la terra dei confinati per eccellenza durante il ventennio fascista definì la Lucania anche come “terra oscura senza peccato e redenzione, dove il male sta per sempre nelle cose e dove Cristo non è sceso perché si è fermato a Eboli”». Il contatto tra Levi e Scotellaro però avvenne solo nel 1946 quando il piemontese ritornò in Lucania per la campagna elettorale della seconda costituente e qui conobbe il giovane poeta e politico socialista: «Con lui, nonostante le posizioni politiche differenti, stabilì un rapporto di fratellanza basato sull’amore della somiglianza», ha svelato Bisaglia. Viscardi ha concluso: «Eboli e la Lucania hanno in comune il “Cristo si è fermato a Eboli” infatti la storia di queste terre si divide in un prima di Levi e un dopo Levi. La Lucania e la condizione dei contadini entrano nella storia nazionale e internazionale proprio grazie alle sue narrazioni che trovano sponda nei racconti di Scotellaro di cui il piemontese era diventato fraterno amico e che onorerà anche dopo la prematura dipartita facendo pubblicare potume tutte le sue opere».
Antonio Elia
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