L'INTERVISTA

«Il cancro mi ha cambiata ma non distrutta»

La giovane salernitana scrive “Storia di una rinascita”: il ricavato della biografia per donare un casco salva-capelli al Ruggi

C’è chi dice che il destino di ognuno sia scritto nelle stelle, ma è così complesso decifrarlo, mentre ci si stende sul prato a fissare le costellazioni. Resta ignoto, finché non si manifesta in tutta la sua forza. Il senso della vita sta anche in questo, nel non sapere niente di ciò che accadrà al mattino seguente. Teresa Giordano un giorno, con una mano a stringere quella di sua mamma, e in un’altra un cornetto, pronto a diventare la sua colazione, credeva di stare andando a una solita visita di routine. Eppure il destino, l’incomprensibilità delle stelle, aveva decretato un futuro diverso per la salernitana. Teresa Giordano, quella mattina, scoprì di avere il cancro. Riuscì a trovare dentro sé una forza tale da sollevare le montagne. Una forza che neanche quei puntini luminosi, che dal cielo vedono e decidono tutto, sono in grado di arginare. Oggi Teresa ha vinto la sua battaglia, e col suo sorriso illumina il percorso di tante altre ragazze smarrite nel dolore. Ha deciso di raccontare la sua storia in un libro, edito da “Book Sprint”: il ricavato sarà devoluto per il suo progetto “Dixhuit - Belle sempre”, per portare un casco refrigerante all’ospedale di Salerno, in grado d’arginare la caduta dei capelli durante la chemio.

“Storia di una rinascita”, la sua storia...

Oltre che portare la mia storia, vorrei lanciare un messaggio di speranza e rinascita per quelle ragazze in cui scoprono questa malattia troppo presto. Una malattia che ti spezza le gambe, che anche dopo essere guarita ti lascia delle cicatrici che te la ricorderanno per sempre. Questo libro è un modo per raccontarmi, ma non era nato per arrivare nelle librerie. Sono una persona che di getto si riversa nella scrittura. Dare vita i propri pensieri con la creatività. C’è chi sente il bisogno di dipingere o disegnare, io sin da piccola ho avvertito il bisogno di scrivere. Ho voluto sfruttare la mia minuziosità nella scrittura. Le persone che mi leggono, anche sui social, riescono a vivere le mie emozioni.

Le arrivano dei messaggi dalle ragazze che vivono quello che ha attraversato?

Sono tantissime. Ho cominciato a documentare il mio percorso oncologico su Instagram. È nato tutto in maniera naturale. Non mi sono mai voluta vergognare di quello che stavo diventando. Quando ho cominciato a vedere il mio viso cambiare, perdere le ciglia, le sopracciglia, restare quasi senza capelli, ho voluto documentarmi. Tante ragazze vedevano in me una sorta di punto di ripartenza. Una ragazza che affrontava tutto col sorriso, vivendo nella consapevolezza che quello che c’era davanti andava sconfitto. Avevo il dovere di fare qualcosa di utile. Ci sono anche altri messaggi molto importanti. Voglio dire alle ragazze giovani di non mettere il proprio corpo sotto pressione. Noi donne tendiamo a dare segnali negativi al nostro corpo. Nel mio caso la malattia si è generata anche da questo. Mi sono fatta del male e ho messo in condizione il mio corpo di subire il dolore che provavo, fino a che non mi sono ammalato, e non ne vale mai la pena.

Una storia di forza: dove ne ha trovata così tanta?

Mi è nata da dentro. Non si può spiegare a parole. È una sensazione che solo chi vive può comprendere. Ci si accorge, giorno dopo giorno, di come il cancro ci stia consumando. Abbiamo lanciato l’hashtag #cambiamovoltoalcancro, perché non ha un viso, non ha una forma, ma lo immaginerei come una ragazza giovane che si ammala, perde i capelli, prende 10 chili, cambia il colore della pelle e altro. Quando mi sono accorta che mi stava cambiando in peggio ho sentito dentro di me il bisogno di combatterlo, perché non glielo potevo permettere. Poi si comprende che bisogna proteggere le persone che si ha intorno: ho iniziato a truccarmi, anche correndo il rischio di sembrare ridicola.

Cosa la rende più fiera?

Aver permesso al cancro di cambiarmi, ma senza distruggermi. Prima ero una ragazza insicura, fragile. Avevo paura di mettermi in gioco e sbagliare, con il costante bisogno di un supporto da parte delle altre persone. Ora sento di poter essere io un supporto per gli altri.

Andrea Picariello