«I segreti del Cilento svelati nei miei 89 libri» 

Lo scrittore di Piano Vetrale, compaesano di De Matteis, è autore di una corposa bibliografia: «Quella cintura che m’ispirò»

Ha scritto e pubblicato 89 libri, quasi tutti di storia, di arte e di costume rigorosamente cilentani. Nemmeno il più minuscolo borgo, la più piccola comunità, la chiesa più sperduta, monasteri, santuari, castelli, grotte, fontane, cime, boschi, fiumi e valli sono rimasti fuori dalle sue febbrili esplorazioni. Ha disvelato un microcosmo sconosciuto grazie a minuziose ricerche sul territorio, nelle sagrestie, nelle piccole biblioteche comunali - dove c’erano - negli scaffali di famiglia e nella memoria degli anziani. E, puntuale e scrupoloso, ha puntato sull’aspetto pedagogico della sua ansiosa curiosità.
Il personaggio, la storia. Antonio Infante, di Piano Vetrale, il paese dei murales e di Paolo De Matteis, conferma quanto scritto sopra. Anzi raddoppia. «Di libri ne ho in cantiere altri», confessa, mostrando una montagna di appunti accalcati su tre-quattro scrivanie del suo studio-bunker agropolese. E precisa subito: «Se si vuole raccontare questa splendida e misteriosa terra, non si finisce più. È ciò che faccio. Ma senza svolazzi, documenti alla mano perché non tollero errori e pressapochismi. Bisogna mettere occhi e cuore non solo negli archivi, ma negli angoli più riposti, perfino nelle cantine, ovunque sia accantonato un baule, un mobile, uno scatolone colmo di carte e di libri vecchi. Solo così, assieme alla storia, si riporta alla luce l’anima di un popolo grande e sfortunato come quello del nostro Cilento. Riconosco di essere pedante, ma lavoro sulle orme di colossi della ricerca come l’Antonini, il Ventimiglia, il Mazziotti e Pietro Ebner. Io aggiorno le pagine che loro scrissero in altri tempi».
Un suo testo deraglia dai binari consueti perché parla della cintura di castità, scabroso argomento che, in verità, desta molto scetticismo.
Le rivelo un segreto personale. Effettuai le ricerche per scrivere questo libro prendendo spunto da un fatto di vita vissuta non nel Medio Evo, bensì nell’era delle passeggiate sulla luna.
Sta dicendo che una giovane donna ha vissuto in tempi moderni una esperienza così raccapricciante?
Probabilmente fu così. Ero giovane e insegnavo in un paese dell’hinterland napoletano. Non ero di ruolo, ero di passaggio, e un giorno mi accorsi che una bella ragazza mi guardava. Feci per avvicinarla, ma un collega anziano mi fermò avvertendomi che il padre era gelosissimo e che non l’avrei passata liscia. Si diceva addirittura che la poveretta era costretta a indossare quel terribile strumento di tortura fisica e psicologica e tutti si tenevano alla larga da lei e da possibili guai. Così feci anche io, ma non mi liberai più di quel lugubre pensiero. La sfortunata fanciulla sparì come per incanto e io non ne seppi più nulla. Però volli approfondire l’argomento e, tornato nel Cilento, incominciai a documentarmi sulle sopraffazioni e sulle violenze subite dalle giovani vergini. Baroni, signorotti e briganti non solo le piegavano alle loro voglie, ma imponevano la cintura per non consentire loro di avere rapporti intimi con altri. Esercitavano un assurdo diritto di possesso esclusivo. Naturalmente scorreva abbondante sangue. Ho documentato malestorie a Omignano, Stella Cilento, Casalvelino, San Marco di Castellabate, Gioi, Pollica, Pisciotta, Centola. Feci anche un viaggio a San Marino per acquistare delle riproduzioni di questo strumento medioevale che, va riconosciuto, è anche considerato frutto di fantasia.
Torniamo ad argomenti meno drammatici. Ci parli delle sue ricerche su Paolo De Matteis. Ha scritto moltissimo sul glorioso pittore del suo paese.
L’illustre mio compaesano stimolò prima la mia fantasia di ragazzo, poi quella di studente e, infine, l’interesse del ricercatore. Ho scritto sei libri e gli ho dedicato un’opera con giudizio critico sulla sua intera produzione artistica e, grazie a questo studio, il Museo di Austin poté accertare chi fosse l’autore di tre quadri che giacevano da tempo in un suo deposito. Le tele trovarono immediatamente posto nei piani alti e a me fu conferita una laurea Honoris Causa dalla locale università durante un viaggio che feci con la compianta mia moglie.
I paesi e la ricerca. Antonio Infante ha passato al setaccio Agropoli, dove risiede da anni, Stio, Campora, Valle dell’Angelo, Magliano, Torchiara, Vatolla, Licosa, Mercato Cilento, Monteforte Cilento, Capizzo e altri borghi. Ha firmato, da direttore responsabile, gli “Annali Cilentani” e ha scritto, con Pier Francesco Del Mercato, “Cilento uomini e vicende”, adottato dalle scuole medie cilentane al pari di “Garibaldi nel Cilento”. Nel 1982 intervistò 1.250 abitanti di Orria, uno per uno, per saperne di più su usi, costumi, abitudini e attività lavorative di quella ridente comunità collinare. Ha scritto anche di santi, madonne, miracoli e leggende. Un suo documentato libello sulla fornace di Agropoli è introvabile. Nel 2007 tenne una serie di conferenze in Australia sull’ecosistema cilentano. Da giovane esordì come poeta, imponendo la sua fresca vena. Poi lavorò nelle Poste italiane e fu dirigente solerte a Torchiara. L’impeto del ricercatore e dello scrittore incominciava a intravedersi. In breve divenne straripante. Ma, a quanto sembra, la vena non si è esaurita. «Ho pronti altri ottanta libri mentre in uscita è un mio giallo storico sul Cilento risorgimentale. Protagonista don Toribio Antonio Inverso (1822/1896), grande prete di Piano Vetrale che, dopo infinite peripezie e una vita spesa a combattere l’analfabetismo, fu assassinato misteriosamente e mai si seppe da chi». Lo aspettiamo.
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