L'INTERVISTA

Grotte di Auletta-Pertosa, la natura torna protagonista

Da domani si riapre dopo lo stop forzato causato dall’emergenza Coronavirus
 

Voglia di ripartire, di crescere insieme, di continuare un cammino in ascesa suggellato quest’anno dall’emozionante bacio tra una stalattite e una stalagmite. Alla vigilia della riapertura delle Grotte di Pertosa-Auletta programmata per domani, è questo lo stato d’animo del Presidente della Fondazione Mida, Francescantonio D’Orilia. «Siamo reduci negli ultimi cinque anni da un trend straordinario che ci ha portato a più di 65mila visitatori nel 2019, con una conferma di raddoppio delle presenze nei primi due mesi del 2020 - afferma D’Orilia, al secondo mandato di presidenza della Fondazione Mida -. Questa interruzione così brusca ci pone attualmente di fronte a una diversa realtà e la prima cosa che dobbiamo fare è cercare di non disperdere il patrimonio di ricerca, allestimenti museali, laboratori e progetti, realizzato in questi anni grazie a una preziosa risorsa umana. Dal primo luglio (domani per chi legge, ndr) apriremo con quattro ingressi nei giorni feriali e otto ingressi il sabato e la domenica. Ad agosto andremo poi a regime, fermo restando il limite della barca su cui non potranno salire più di 12 persone e tutte le misure precauzionali a cui si atterrano gli operatori e i turisti».

Presidente D’Orilia, da oltre sei anni l’ingresso principale delle Grotte di Pertosa-Auletta non era accessibile ma tra circa un mese inizierà il suo ripristino.

La riqualificazione dell’ingresso principale non solo permetterà di gestire i flussi in maniera molto più agevole, con un ingresso e un’uscita, ma aprirà le porte a vecchi progetti lasciati in sospeso, in primis la ripresa della ricerca sull’archeologica, sulle palafitte e su tutto quello che è stata la storia di questo luogo che vanta un’importanza europea per non dire mondiale.

Il lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus, dunque, diventa adesso anche l’opportunità per ragionare su un discorso di sostenibilità e rispetto dell’ambiente ipogeo?

Certamente. Stiamo lavorando con le Università di Salerno e Bologna e c’è un dottorato di ricerca incentrato sulle vermicolazioni e sulle popolazioni batteriche presenti sulle rocce e sulle concrezioni, che ha come focus la sostenibilità di una grotta turistica. È importante comprendere a pieno in che termini la presenza delle persone influisca sull’habitat e sul microclima delle grotte stesse. Stiamo approfittando di questa chiusura durata 3 mesi per vedere cosa è successo a livello di fauna, flora e microflora. Un altro elemento su cui stiamo ragionando, è quello di una sanificazione prima di entrare nella grotta che potrebbe rivelarsi utile a prescindere dall’emergenza Covid-19 anche in termini di impostazione definitiva, per evitare che le persone possano portare spore o germi, contaminando l’ambiente.

Uno degli obiettivi della Fondazione dai lei presieduta è di dover abbattere ogni tipo di barriera così da rendere le grotte accessibili a tutti.

Partendo dal presupposto che la natura è percepibile attraverso tutti i sensi, abbiamo installato nelle grotte delle postazioni ausilio per i non vedenti. Abbiamo poi realizzato un’app con il linguaggio Lis per i sordomuti fornendo la possibilità attraverso gli smartphone di poter visitare la grotta. Già da qualche anno, attraverso l’installazione di una piattaforma che consente la salita e la discesa dalla barca di persone in carrozzina e mediante la riqualificazione di due barriere presenti lungo il percorso, le grotte sono accessibili anche ai disabili.

Uno sguardo attento è anche quello che rivolgete ai più giovani.

Uno dei nostri obiettivi è dare a ogni scuola di ordine e grado prodotti culturali molto significativi. Dall’archeologia alla mineralogia, dal carsismo all’ecologia fluviale, i bambini attraverso il gioco si appassionano a queste scienze, costruendo fin da piccoli una conoscenza che li potrebbe portare un giorno a dare il loro contributo per la valorizzazione di un sito e di una storia che ha ancora tanto da raccontare.

Stefania Capobianco