Grimaldi, Menna e quell’invito all’impegno civile 

Il forte legame tra il vescovo e l’ex sindaco Il commendatore, la curia e la storia di Agire

L’esperienza - maturata alla fine degli anni ’80 al settimanale “Agire”, diretto da don Angelo Visconti - merita più di qualche riflessione in ragione non solo della validità del percorso disegnato per gli aspiranti, poi diventati giornalisti, ma anche per la profondità dell’esperienza che, in quegli anni, prese forma per tanti ragazzi in termini di formazione, di contatto diretto con la realtà del “racconto” delle cose, che acquisivano forma di articolo: segnalazione, memoria, contrasto, “dibattito”, scontro, alleanza e altro ancora.
A prescindere dall’esito professionale, quell’esperienza assume il senso non solo e non tanto del ricordo - che ha una sua validità sostanziale per ciascuno dei tanti che parteciparono, in qualsiasi modo e forma - ma, soprattutto, della “rilettura” che consente di fare di tante personalità che interloquivano, in quegli anni, con un contesto che si dimostrava attento nel leggere fatti, cose, accadimenti e riusciva a lasciare, senza apparente sforzo, un segno, un’indicazione, un orientamento.
Anche alla luce delle esperienze - e delle “non esperienze” - fatte negli anni successivi da chi scrive e da molte altre e più autorevoli personalità, è possibile, oggi, comprendere meglio come in quella vera e propria scuola di giovani e meno giovani talenti, si riuscisse a mettere da parte ogni “provenienza”, ogni “origine”, ogni “matrice” iniziale, per dare spazio, semplicemente, alla propria inclinazione, alla propria voglia di scrivere, vedere, ascoltare, provare a capire.
Ricordo, per esempio, che tra le prime cose che mi capitò di seguire per “Agire” - naturalmente, con la più piena incompetenza rispetto alla materia da affrontare - fu una rassegna di “musica antica”, realizzata e proposta al pubblico, con strumenti collocati in uno spazio di tempo storico preciso e, quindi, musica risalente in larga parte alla metà del ‘700, ai principi dell’800.
Musica che valeva e vale la pena di ascoltare, percependo, in quel momento, la tecnica, specifica e non semplice, di chi eseguiva.
Ma restano, tra le pagine della scuola di “Agire”, non poche altre esperienze, tra cui almeno una che vale la pena ricordare. Mi viene in mente, e non può essere altrimenti, una persona che - proprio nelle fasi iniziali di quello che adesso appare un percorso “antico” e inatteso, oltre che, per tanti versi, sbagliato - intervistai poco tempo dopo la mia permanenza ad “Agire”: Alfonso Menna.
Per diversi anni aveva letto, quando, giravo per i corridoi della Curia Arcivescovile, a piano terra, dove si trovava la sede del settimanale, il suo nome su una piccola targhetta alla destra di una porta, quasi sempre chiusa: “Comm. A. Menna”. Qualche anno dopo mi capitò di telefonare e intervistarlo per il “Giornale di Napoli”, il numero me lo fornì Gigi Casciello, il caporedattore (che era a lui legato da affetti familiari).
Fu una bella chiacchierata, densa di insegnamenti, a leggere bene parole e concetti. Pochi giorni dopo mi arrivò un bigliettino in corso Garibaldi (dove aveva sede la redazione), con i suoi ringraziamenti. La mia attenzione - non aveva commesso errori - era stata da lui notata e percepita e questo mi rese davvero felice.
Mi è venuto in mente questo episodio perché in qualche modo salda l’inizio e la fine della mia semplice e anacronistica esperienza, per così dire, tendente al giornalismo.
Ho maturato questa convinzione rileggendo il numero del supplemento del Bollettino Diocesano di Salerno (aprile 1993) dedicato a Monsignor Guerino Grimaldi (“Maestro e Pastore” nel primo anniversario della scomparsa. Testimonianze e ricordi).
Al termine di questa pubblicazione (pagg. 88 e seguenti) c’è l’intervento commemorativo dell’arcivescovo Grimaldi a firma del “Comm. Alfonso Menna, già sindaco di Salerno”.
Il testo - si specifica - fa riferimento alla “commossa rievocazione pubblicata su Il Giornale di Napoli il 2, il 14 e il 18 novembre 1992” da cui furono stralciati “i passi più significativi”.
Il Bollettino Diocesano, in questa particolare edizione, fu curato da Monsignor Alfonso Tisi, don Angelo Visconti e Peppe Iannicelli, con le fotografie di Antonio Manzo, la digitazione di Ida del Forno e l’impaginazione di Massimo De Martino.
Ricorda Menna che “una ventina di giorni prima di lasciare questo mondo, Monsignor Grimaldi mi fese visita. Si recava spesso presso un terapista non lontano dalla mia abitazione, per le cure necessarie alla gamba che gli doleva da più mesi. In una di quelle occasioni me lo vidi nel mio studio e non senza sorpresa. Non era di buon umore, ma piuttosto commosso. Si trattenne per oltre due ore e parlava, parlava”.
Menna scrive con precisione: “Molte cose avevano un carattere personale e sono chiuse in me, altre riguardavano le tristi condizioni in cui versa la Penisola e si proponeva di lanciare un ultimo appello alla opinione pubblica, nella speranza che la sua voce avesse fedele eco, almeno tra di noi della sua circoscrizione episcopale Aveva tra le mani alcuni fogli di carta; più copie, dove erano scritte poche parole che dovevano costituire l’intestazione di una nuova pubblicazione. Ne presi uno, vi si parlava de “la vera virtù”, riferendosi al dovere che incombe a chi esercita pubbliche funzioni”.
E, quindi, Menna cita la parte del testo di Monsignor Grimaldi che, a mio avviso, rivela la funzione attuale, attualissima, di quanto all’epoca stava scrivendo: “La vera virtù è saper giudicare esattamente persone e cose tra le quali viviamo. La virtù è sapere quello che vale ogni cosa per ogni uomo, sapere cosa è giusto, utile e onesto per l’uomo; sapere che cosa è utile e che cosa non lo è. Virtù è dare il giusto peso alle ricchezze... essere nemico giurato di costumi cattivi e difendere costumi e uomini buoni, sostenerli e voler loro bene”.
Una lezione di alto profilo, che rimane impressa nella mente e nel cuore di tutti quanti noi e di tanti altri ancora che avranno occasione di leggere queste parole.
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