IL LIBRO

Giovanni Palatucci, la storia di un martire per ricostruire l’orrore

Foto, documenti e collezioni filateliche raccolte in una pubblicazione dedicata al “Giusto” che morì per aiutare gli ebrei

La sua matricola 117826 era un numero tra tanti nell’inferno del campo di concentramento di Dachau. Un numero impresso come unico segno tangibile che distingueva ciò che restava di brandelli e tracce di umanità. Il cuore del martire Giovanni Palatucci però pulsò a ritmo pieno anche durante la sua prigionia nel lager dell’orrore, dove perse la vita, perché pieno di commiserazione e amore per il prossimo. Penultimo questore reggente di Fiume italiana, dal 1937 al 1944, l’irpino Palatucci, resta una figura indimenticabile, iscritta nell’elenco dei “Giusti” delle nazioni, per aver dedicato e sacrificato la sua giovane vita a favore di migliaia di ebrei destinati ai campi di sterminio nazisti. «Ho la possibilità di fare un po’ di bene, - diceva - e di me non ho altro di speciale da raccontare», ma contrariamente a quanto sosteneva la sua breve e straordinaria esistenza resta un esempio per le generazioni che gli sono susseguite e il suo operato, in concomitanza con i 75 anni dalla sua morte, è omaggiato da una vasta collezione tematica “Open” a cura di Ferruccio Lust, esule fiumano del Circolo filatelico di Chiavari, e Michele Aiello, presidente del Comitato Giovanni Palatucci di Campagna.

Una pubblicazione inedita, introdotta da Raffaele Camposano direttore dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato, che attraverso collezioni filateliche, sigilli, foto, documenti, cartoline e testimonianze, racconta la storia di Palatucci contestualizzata tra i tanti tragici avvenimenti della Seconda guerra mondiale, per compenetrarsi nel suddetto periodo storico, salvaguardando la memoria del passato e trasmetterla ai giovani, affinché conoscano e vengano a contatto con messaggi di pace e solidarietà. «Il libro affronta vari argomenti, - spiega Ferruccio Lust - dalla rinuncia agli studi forensi di Palatucci al suo trasferimento a Fiume, dalle sue origini a Montella alla sua infanzia, dal totalitarismo di Hitler e Mussolini all’opera di salvataggio di molti ebrei, che il giovane poliziotto, seppur da lontano, con immenso coraggio e sfidando la Gestapo, riuscì a smistare a Campagna, dove erano ubicati due campi di concentramento atipici, noti per essere luoghi ospitali, e dove all’epoca si trovava lo zio di Palatucci, monsignor Giovanni Maria Palatucci, che a sua volta, insieme alla popolazione salernitana, aiutò il nipote nella sua impresa salvifica».

Michele Aiello, presidente del comitato Giovanni Palatucci, che quest’anno festeggia i 20 anni dalla sua costituzione spiega: «La città di Campagna ha sempre rappresentato uno dei centri religiosi più importanti della provincia di Salerno anche per la presenza dell’ex convento di San Bartolomeo e l’ex convento degli osservanti dell’Immacolata Concezione, dove un tempo furono collocati appunto i campi di concentramento, che accolsero gli internati civili di guerra. E a Campagna, - conclude - Palatucci ha lasciato una traccia indelebile che verrà ricalcata e ripercorsa, attraverso la pubblicazione di questa opera, scritta con passione e competenza, che contiene del materiale speciale e inedito che vorremmo offrire alle scuole, e a tutte le comunità, affinché conoscano il loro passato e lo custodiscano con cura».

Maria Romana Del Mese