CARTA GIALLA

Gaetano Macchiaroli, ultimo illuminista

L’editore dianese fondò la rivista politica “L’Acropoli” che affidò al crociano Omodeo

A Gaetano Macchiaroli (1920-2005) piaceva definirsi “dianese”, per rimarcare le proprie origini legate a Teggiano e al Vallo di Diano, anche se la sua vita e le sue attività di intellettuale ed editore-libraio si sono svolte sempre a Napoli, e per un breve periodo anche a Salerno. È storia arcinota quella che lega le sue librerie alle due città, e della Macchiaroli di Piazza Malta abbiamo più volte parlato su questo giornale, anche in occasione della fine dell’ultima libreria storica salernitana, l’Internazionale. Va bene così: requiescat, i tempi cambiano e il luna park deve andare avanti. Leggendo di Carlo Franco su Macchiaroli operante a Napoli nell’immediato dopoguerra, il breve saggio pubblicato sul numero speciale (7/2018) della rivista “Infinitimondi”, ci siamo ricordati di avere tra gli scaffali alcuni numeri di un assai poco citato periodico napoletano del Macchiaroli al suo esordio come editore: è “L’Acropoli”, la prima rivista di politica nella Napoli liberata, ideata e diretta da Adolfo Omodeo, il cui numero 1 uscì quando la guerra ancora infuriava in mezza Italia, nel gennaio 1945; naturalmente fu necessario ottenere per la rivista il permesso dell’ufficio A.P.B. (Allied Pubblications Board), creato dagli occupanti alleati nel marzo del 1944, come servizio collegato del Pwb (Psychological Warfare Branch), il cui compito era quello di concedere ovvero revocare le autorizzazioni per pubblicazioni di quotidiani, settimanali, libri, manifesti, ecc. Il clima di strettissimo controllo che vigeva sulla stampa, nella Napoli di quei giorni, venne ratificato dal governo Badoglio, stabilendo attraverso il sottosegretario alla Stampa che le autorizzazioni dovevano richiedersi al Prefetto che, espresso il proprio parere, inoltrava la richiesta all’A.C.C. (la Commissione Alleata di Controllo), il cui potere autorizzativo era però subordinato al giudizio definitivo dell’A.P.B. Come si vede, nel pubblicare qualcosa si dovevano fare i conti, oltre che con le limitate disponibilità finanziarie, di macchine e materiali per la stampa (caratteri e cliché, carta, inchiostri), anche con le limitazioni imposte dai comandi alleati. Ottenuto il permesso A.P.B. (il n.162), la rivista di Macchiaroli e Omodeo potè essere stampata, nella tipografia Artigianelli di Napoli, e diffusa il 3 gennaio 1945. Dopo il Preludio del crociano Omodeo, che è poi il programma politico del liberalismo di sinistra di quegli anni: «Occorre ravvivare la coscienza positiva della politica, come di dovere civico inderogabile, come di controllo incessante di idee e di prassi, proposito insomma d’influire e d’agire, sia pure a scadenza non sempre prossima, sulle sorti del paese» (pag. 11), segue il saggio “Libertà individuale ed economia collettiva” di Francesco Flora, le cui speranze per una democrazia totale e integrata furono di vasta portata: «In tutti i partiti di oggi, dal liberale al comunista, direi che la maggioranza può accogliere la contemperanza che in questo saggio si è tentata della libertà individuale e della prevalente economica collettiva: rimarrebbero ostili soltanto le necessarie forze estreme del giacobinismo e del conservatorismo, per agire da stimolo, da critica, da freno», ma saranno - purtroppo - ben presto cancellate dalla prassi politica negli anni che seguirono, in Italia come altrove. Gli altri due contributi principali di quel numero 1 furono firmati da Guido Dorso, con “I due dopoguerra”, e da Gabriele Pepe, “Conservatori e liberali”. Guido Dorso, mentre scriveva per “L’Acropoli” di Macchiaroli in quel 1945 fu anche direttore a Napoli del quotidiano “L’Azione”, l’organo del Partito d’Azione, dal quale si dimise nel dicembre del 1945. Nel suo articolo su “L’Acropoli” aleggia, nel raffrontare quel secondo dopoguerra a quello del 1918, il timore che al Sud tutto rimanga come prima, tra poche possibilità di lavoro e degrado complessivo della società civile, gettando così nuovamente le premesse di base per un ritorno del ben noto trasformismo «malattia dell’intera classe dirigente meridionale», propensa a dare sostegno ai governi della destra totalitaria. In fondo l’impegno del meridionalista Dorso - morto nel 1947 come il suo ex partito - pur sempre teso verso gli stessi ideali di Gaetano Macchiaroli, quelli di combattere contro il rinascere di un possibile colonialismo nordista, anche culturale, e contro il vecchio e il nuovo trasformismo meridionale, doveva però scontrarsi con la dura realtà del dopoguerra, così, tra le tante contraddizioni, con lo svanire del Partito d’Azione e i liberali terrorizzati all’idea di collaborare coi comunisti, finì anche la rivista “L’Acropoli”, arrivata solo al fascicolo n. 16 dell’aprile 1946, uscito dopo la scomparsa di Omodeo. In verità ci fu un successivo numero speciale dedicato ad Adolfo Omodeo, a cura di Concetto Marchesi, latinista ed esponente politico del P.C.I., il quale pubblicò sulla rivista il suo articolo “In difesa della scuola”, che riecheggia lo scritto “Nella scuola la nostra salvezza”, uscito l’anno prima sul “Politecnico” di Vittorini, e il suo intervento del 6 gennaio del ’46 al 5° Congresso del P.C.I.. “L’Acropoli” ospitò, nel suo anno e mezzo di vita, scritti di molti protagonisti della vita politica e culturale (citiamo a caso Codignola, Gabrieli, Garosci, Salinari, Ruini, Capitini, Spellanzon, Pesenti, Bobbio, Luigi Russo, Galante Garrone), ma la rivista che darà maggiore visibilità, anche sul piano internazionale, al neo editore Macchiaroli, nasce proprio nel 1946, ideata con il direttore Giovanni Pugliese Carratelli: “La parola del passato”, vale a dire il maggior periodico italiano di antichistica, che ancora si pubblica (ma dal 2015 dalla Casa Editrice Leo S. Olschki). Nella prima redazione della rivista figuravano Vincenzo Arangio Ruiz, Vittorio Bertoldi, Vittorio De Falco, Francesco Gabrieli, Amedeo Maiuri, Concetto Marchesi, e dal 1948 Marcello Gigante, giovanissimo, che collaborò a “La parola del passato” fino agli ultimi suoi giorni, nel 2001, e con Macchiaroli fondò nel 1971 la rivista di papirologia e archeologia classica “Cronache Ercolanesi”, giunta quest’anno al n. 49. Dopo i tempi tristissimi del ’45-’46 molte altre furono le iniziative editoriali - tanti libri e riviste di riferimento, come “Cronache Meridionali” e “Città Nuova” - e organizzazione di mostre ed eventi intrapresi dal “dianese” Gaetano Macchiaroli, mancato ai vivi il 6 ottobre 2005 e sepolto a Teggiano. Abbiamo voluto dare solo un rapido saggio dei meriti di don Gaetano, promotore di cultura, ma chi volesse sapere altro sui Macchiaroli di Teggiano, consulti il contributo dello storico “dianese” Arturo Didier “Curiosità storiche valdianesi. La storica famiglia Macchiaroli di Teggiano” del 22 aprile 2018, pubblicato sul sito Ondanews.