PASSEGGIATE NELLA STORIA

Gaetano Esposito, pittore che ritraeva l’amore

L’artista, tra gli allievi di Palizzi e Morelli, si tolse la vita a 53 anni a Sala Consilina perché osteggiato nel suo legame con Venturina

La mattina del 7 aprile 1911, a Sala Consilina viene trovato il corpo senza vita di Gaetano Esposito, un pittore salernitano che era stato tra i migliori allievi di Filippo Palizzi e di Domenico Morelli. L’artista era ospite, in quel periodo, in casa della sorella Caterina, dove aveva trovato conforto e rifugio in seguito a una grave crisi depressiva. Le cronache del tempo riferiscono che fu una sua nipote a trovarlo impiccato, sotto il vano di una finestra, e a far accorrere, con le sue grida, i familiari e i vicini. Le ragioni che spinsero Gaetano Esposito a togliersi la vita a soli 53 anni, riportate in tutte le biografie dell’artista, sono riconducibili alla fragilità della sua psiche che non riuscì a sopportare il rimorso per aver dovuto rinunciare all’amore di Venturina Castrignani, una giovanissima maestrina, sua modella, che si era profondamente innamorata di lui. Il dipinto “Ritratto muliebre”, eseguito da Gaetano Esposito verso la fine del primo decennio del Novecento e acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna nel 1934 come “Ritratto della Fidanzata” si riferisce quasi certamente alla sventurata Venturina che posa “mesta e sognante” per l’artista.

Vista la ferma opposizione della famiglia per le misere condizioni economiche del pittore e la notevole differenza d’età tra i due, la ragazza non riuscì a trovare la forza necessaria per resistere al dolore della rinuncia e nel 1910 compì l’insano gesto di troncare la sua giovane vita gettandosi nel vuoto da un balcone che dava sulla piazzetta napoletana detta “del Leone a Mergellina”, non molto distante dall’inizio della collina di Posillipo, dove Gaetano aveva lo studio, nei sotterranei del diruto Palazzo Donn’Anna. Devastato dal tormento di aver respinto il sincero sentimento della ragazza, che intimamente amava, l’artista decise anch’egli, l’anno successivo, di farla finita. Nato a Salerno il 17 novembre 1858 da umile famiglia di pescatori, rinunciò alla vita marinara dopo essere scampato fortunosamente a un naufragio. Seguendo la sua naturale vocazione per l’arte, prese lezioni di disegno dal pittore salernitano Gaetano D'Agostino e, poco dopo, il suo talento venne notato ed apprezzato da Domenico Morelli, uno dei più importanti artisti italiani della seconda metà del XIX secolo che, nel 1872, lo fece entrare, quale pensionato della provincia di Salerno, al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli.

Oltre ai corsi accademici il giovane Esposito frequentò anche la scuola serale del docente e scultore Stanislao Lista ma il suo carattere inquieto e ribelle lo portavano a vagabondare per le strade della città e a trascurare l’impegno negli studi. Di umore mutevole, irascibile, diffidente, non era amato dei suoi compagni di studio. L’unico suo amico, col quale condivise le prime esperienze artistiche fu Antonio Mancini, al quale rimase legato da stima sincera tutta la vita. La sua attività espositiva ebbe inizio nel 1875 con la partecipazione alla mostra della Società promotrice di Belle Arti di Napoli; seguita, nel 1877, dalla partecipazione di tre suoi dipinti all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Napoli; e sempre nel 1877 vinse, con due disegni a matita, “Nudo” e “Cristo e i fanciulli” (Napoli, Accademia di Belle Arti), il Premio Incoraggiamento bandito dall’Accademia, che gli permise di completare la sua formazione artistica con un viaggio studio a Firenze. I primi anni di attività furono molto difficili e fu costretto, per le continue difficoltà economiche, a svendere i propri lavori per sopravvivere e a chiedere ospitalità presso altri pittori per l’impossibilità di disporre di uno studio proprio.

La produzione artistica di questo periodo fu legata all’esecuzione di quadri di genere, in cui l’artista era impegnato in una personale ricerca sul colore, anche se i risultati, a detta dei critici, non furono del tutto convincenti. Esposito indirizzò, poi, le sue ricerche sui Seicentisti napoletani, dallo studio dei quali trasse il modello per un cromatismo più raffinato e maggiore attenzione per gli effetti di luce. Le capacità tecniche acquisite nello studio della pittura antica emergono in modo particolare nel dipinto del 1883 “Tentazione” (Napoli, Museo di Capodimonte), ammirato all’Esposizione internazionale di Monaco nel 1896 e a Milano nel 1897. Il periodo di più intensa attività fu l’ultimo ventennio del secolo quando si occupò anche di lavori di decorazione, come quelli realizzati, nel 1887, al “Caffè Gambrinus” di Napoli; al Teatro Comunale “Garibaldi” di Santa Maria Capua Vetere nel 1895; e al Palazzo della Borsa a Napoli nel 1897-98. In quello stesso periodo Esposito concentrò il suo interesse sulla pittura di paesaggio, ritraendo paesaggi marini nei quali ottenne i suoi più alti risultati espressivi.

Una serie di vedute del Golfo di Napoli, sulla tradizione dei posillipisti, tra cui si distinguono quelle ispirate a Palazzo Donn’Anna, nei cui sotterranei Esposito allestì per alcuni anni il proprio studio. Verso la fine del secolo l’attività e l’elaborazione pittorica dell’artista fece registrare un calo: il risultato più interessante fu il dipinto “Barche” (Napoli, Museo di Capodimonte), eseguito nei primi anni del Novecento. Nel 1910 il tragico episodio che, sconvolgendo il suo già precario equilibrio psichico, lo portò alla tragica fine.