L'INTERVISTA

Francesca Michielin: «La musica è vita e lo canterò ad Acciaroli»

L’artista di Bassano del Grappa oggi sarà sul palco nel borgo marinaro: amo la Campania, i fan sanno trasmettere calore

POLLICA - Lanciata da “X Factor” nel 2011, Francesca Michielin nel tempo, attraverso la sua musica, si è lasciata andare a notevoli sperimentazioni artistiche. Da queste sono nate dischi di ottima fattura, come “di20” (e poi “di20are”), che conteneva uno dei brani più noti della sua discografia, “Nessun grado di separazione”, con cui ottenne la medaglia d’argento al Festival d Sanremo 2016, e che presentò anche all’Eurovision Song Contest dello stesso anno in una versione bilingue. La crescita musicale di Francesca è proseguita con “2640”, contenente nuove hit come “Vulcano” e “Io non abito al mare”, ma anche brani di spessore mai rilasciati come singoli (vedi “Scusa se non ho gli occhi azzurri”). Negli scorsi mesi, la giovane artista ha dato alle stampe il suo ultimo progetto, “Feat (Stato di natura)”, composto interamente da collaborazioni con altri artisti. Questo incredibile, vasto e colorato mondo della cantautrice e polistrumentista originaria di Bassano del Grappa, prenderà vita stasera, alle ore 20:30, in occasione del suo concerto nella rassegna “Viviamocilento”.

Francesca Michielin, domani sarà in concerto ad Acciaroli. È la sua prima volta?
È la prima volta che vado in Cilento, quindi sono molto emozionata. Molti anni fa sono stata al “Modo” di Salerno, dove feci un concerto in acustico e ricordo un pubblico pazzesco, super attento e caloroso. Il mio rapporto con la Campania è molto bello, Napoli mi ha sempre ispirato.

Porterà nel Cilento i suoi “Spazi Sonori”?
“Spazi Sonori” è un modo per far sì che la musica possa riappropriarsi di se stessa. La musica è condivisione e incontro, quindi quello che ho cercato di fare è creare un tour basato unicamente sulla musica e sullo show. Quindi arrangiamenti molto caldi, coinvolgenti, intimi, acustici, con strumenti veri e niente di digitale. Un concerto “puro” per fare spazio proprio alla musica.

Come è stato tornare su un palcoscenico a suonare, finalmente, ancora una volta dopo il lockdown?
Tornare a suonare dopo il lockdown è stato molto strano perché arrivavo da un momento di fermo, quindi ricordo benissimo il primo concerto. È stato molto strano. Mi sono chiesta “so fare ancora questo lavoro?”. Psicologicamente un lockdown ti prova, soprattutto quando esce un disco e tutto si blocca. È stato molto forte per me, ma è stato bello, perché il pubblico mi ha ripagato di tutto e mi ha dato molta sicurezza. Ogni volta che salgo sul palco ho la sensazione di non stare facendo da sola il concerto, ma insieme al pubblico.

“Feat (Stato di natura)”, il suo ultimo album, è uscito in pieno periodo lockdown. Ha in mente di ripresentarlo sotto una nuova luce prossimamente, in un periodo magari maggiormente favorevole, oppure possiamo considerare conclusa questa era discografica?
“Feat” più che un disco, è un progetto. È nato come qualcosa di estremamente sperimentale, come lavoro collettivo fatto di incontri. L’ho fatto uscire durante il lockdown perché per me era fondamentale che la musica continuasse. Essendo un progetto abbastanza “insolito” per me, non so se lo porterò avanti, anche perché i tempi non sono cambiati, siamo ancora nel pieno di una pandemia, non ci sono ancora delle certezze per il futuro. Sicuramente mi piacerebbe provare a raccontarlo di più, ma con questo tour ho già avuto modo di raccontarlo molto. È un disco che ha tante cose da dire.

Si è esposta di recente sull’omicidio del giovane Willy. Quanto crede possa essere importante la musica in un processo di sensibilizzazione contro la violenza e l’esclusione del prossimo?
La musica ha ovviamente un potere comunicativo fortissimo. Io nei miei pezzi ho sempre cercato di parlare di uguaglianza, umanità, valori umani, etici e solidali. Credo fortemente che la musica non debba parlare sempre delle solite cose, e quando parla d’amore deve parlare anche in senso universale, perché l’amore è rispetto della diversità. È una cosa che io porto avanti da tempo, e credo che, come artista, io abbia il dovere di continuare a promuovere messaggi positivi per il mio pubblico, perché la musica può anche avere un ruolo educativo.

Andrea Picariello