nuovi orizzonti

Formazione continua: ora serve un'accelerazione

In Europa si chiama Life Long Learning ed è il sistema di formazione continua concepito per consentire ai lavoratori di adattarsi all’evoluzione dei mestieri.

SALERNO. In Europa si chiama Life Long Learning ed è il sistema di formazione continua concepito per consentire ai lavoratori di adattarsi all’evoluzione dei mestieri. In una economia in cui i cicli tecnologici si sono ridotti da trenta a dieci anni e in cui il lavoro è sempre più frammentato e flessibile, la formazione continua costituisce un fattore fondamentale per promuovere l’occupabilità delle persone e difendere la competitività delle aziende. In Italia un ruolo importante lo svolgono i fondi interprofessionali attraverso i quali anche le Piccole e medie imprese possono recuperare, tramite l’Inps, importanti risorse per la formazione continua.

Tuttavia, l’efficacia di tali fondi è a volte rallentata dai problemi strutturali della nostra scuola. Come risulta da una recente indagine promossa dalla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei quello della formazione scolastica è un problema critico. Spesso i giovani che fanno l’ingresso nel mondo del lavoro hanno lacune che costringono le imprese a snaturare la funzione dei fondi interprofessionali utilizzati per corsi di formazione (esempio, computer e inglese) che sarebbe più giusto venissero svolti con maggiore efficacia a scuola. L’esperienza degli altri grandi Paesi europei ci può suggerire delle buone pratiche per risolvere queste criticità, mettendo il sistema italiano nelle condizioni di affrontare le sfide dei prossimi anni, aldilà di quelle che dovrebbero essere le scontate competenze di base (informatiche e linguistiche).

Un punto fondamentale, in particolare nel sistema duale tedesco, è costituito dal riconoscimento della centralità delle Parti sociali (sindacati e organizzazioni di datori di lavoro) nell’indirizzo del sistema scolastico. In un istituto tecnico professionale lo studente di oggi futuro elettricista deve conoscere i vecchi impianti da un punto di vista storico ma dovrebbe essere soprattutto in grado di concepire ed installare i nuovi impianti in fibra per le connessioni veloci e la domotica. È questo il tipo di competenze che richiede un imprenditore dal giovane lavoratore. La scuola per non rimanere spiazzata dovrebbe anche dialogare con i produttori di futuro, gli innovatori, per collegarsi in anticipo con il mondo che verrà ed essere pro-attiva; e, non da ultimo, insegnare ai ragazzi i modelli da utilizzare per diventare a loro volta produttori di innovazioni, più sostenibili, più sociali. Passi avanti in Italia se ne stanno facendo con l’alternanza scuola-lavoro. Lodevole da questo punto di vista l’iniziativa dell’IIS “Trani - Moscati” di Salerno in cui domani verrà proiettato il docufilm “Terra Scommessa” (regia di Franco Esposito) che racconta “l’Italia che ce la fa” «perché – dichiara il preside Claudio Naddeo – ai giovani bisogna dare una prospettiva ampia di inserimento nella società produttiva come lavoratori ma anche come imprenditori. Un modello positivo che sia di ispirazione in un momento di depressione dilagante che non è solo economica ma sociale ed emotiva; ed il miglior modo di farlo è mostrare l’esempio di chi ce l’ha fatta». Cosicché alla proiezione seguirà il dibattito con l’ingegnere Biagio Crescenzo, imprenditore innovatore protagonista del film, che con le idee ed il suo ingegno ha conquistato mercati in tutto il mondo. @LucaIovine6 ©RIPRODUZIONE RISERVATA