L'INTERVISTA

Foja: «Da dieci anni “esportiamo” musica campana di qualità»

La band pubblica oggi il cofanetto che ripercorre una storia di “note” e amicizia

Dieci anni di musica che hanno fatto appassionare migliaia di persone al loro incredibile suono. Oggi i Foja festeggiano un grande traguardo, quello delle prime dieci primavere, le stesse trascorse dalla pubblicazione del loro primo album, “’Na storia nova”. Arriva così sul mercato il cofanetto “Dieci”, contenente tutto ciò che è stato fino ad oggi la formazione partenopea guidata da Dario Sansone.

Che storia è stata quella dei Foja, vista dagli occhi di Dario Sansone?
I Foja sono un piccolo miracolo. Abbiamo iniziato nel 2006, periodo in cui la lingua napoletana, associata a un lavoro di ricerca tra suoni e stili diversi, era andata perdendosi. Tutte le band che ci circondavano erano anglofone o legate alla lingua italiana. Con l’uscita del primo disco ci siamo accorti che non solo piaceva al pubblico, ma aveva dato il via a un’operazione di recupero di questo genere.

Tante le avventure dei Foja dal primo disco ad oggi, quali sono state quelle indimenticabili?
L’esibizione al Teatro San Carlo di Napoli è stato uno dei grandi momenti della nostra vita, mai avremmo immaginato di portare la nostra tipologia di musica per la prima volta nella storia di uno dei teatri antichi d’Europa. Grande emozione anche la presentazione del primo album. Lì ci siamo resi conto della passione che il pubblico ha verso di noi. Alle grandi avventure vanno aggiunte anche quelle internazionali, dal tour europeo e in Canada, fino alle collaborazioni con artisti stranieri.

Il rapporto con i fan si è evoluto così come la storia del gruppo, l’avverte anche lei questa crescita?
Nella nostra band c’è un grande senso familiare. C'è un rapporto che va al di là della musica, ed è come se ciò si fosse riflesso sui nostri seguaci. C’è una grande affinità, e loro si rispecchiano nella nostra musica.

Ora arriva “Dieci”, cofanetto composto dai dischi già pubblicati ma anche da materiale inedito…
“Dieci” mette un punto dopo questi primi dieci anni di carriera. C’è tutto quello che abbiamo prodotto in studio, anche brani pubblicati solo in digitale. Abbiamo aggiunto anche una chicca inedita, “E fronne”, nata a cavallo tra la lavorazione del precedente disco e quello nuovo.

Ha citato un nuovo album di inediti. A che punto sono i lavori, al tempo del Covid?
Già a marzo saremmo dovuti entrare in studio ma non è stato possibile. Abbiamo ripreso il discorso dopo l’estate quindi siamo ancora al lavoro, ma abbiamo le idee chiare su questo progetto.

Dieci anni di carriera ormai alle spalle, e come la storia ci insegna, numerose sono le band che vanno a celebrare tali traguardi sul palco del Teatro Ariston...
Tra i nostri obiettivi c’è quello di non scendere a compromessi. Il regolamento di Sanremo non prevede l’esecuzione di brani interamente in lingua dialettale, e ciò ci frenerebbe. Da aggiungere che non siamo più così giovani per accedere tra le Nuove proposte, e non siamo “Big”, non avendo mai cavalcato l’onda mainstream, inoltre conosciamo le dinamiche del circuito, quindi diciamo che i Foja e Sanremo non sono ancora “amici”.

Andrea Picariello