L'EVENTO

Elea-Velia, riapre Porta Rosa e risplende un simbolo

Dopo tre anni di chiusura è stata restituita alla piena fruibilità la costruzione del IV secolo a.C. e gli scavi non si fermano

ASCEA - Ci sono voluti tre anni per poter riportare agli antichi splendori Porta Rosa, simbolo del Cilento e monumento che caratterizza il parco archeologico di Elea-Velia. Il taglio del nastro è avvenuto ieri ma il lavoro svolto affinché i turisti potessero tornare ad ammirare la costruzione del IV secolo a.C. sono stati portati avanti, con celerità, negli ultimi due mesi affinché il monumento potesse essere restituito alla piena fruizione prime della fine della stagione estiva. Un tempo relativamente breve rispetto a una chiusura che si protraeva da ormai tre anni dopo quel terribile incendio, era il 2017, che aveva minato la solidità di Porta Rosa. Da allora poco e nulla era stato fatto o almeno si era molto parlato ma poco concretizzato fino all’unione del parco parmenideo con l’area archeologica di Paestum che ha dato una nuova vitalità a uno degli attrattori del Cilento. Infatti questa riapertura con accesso dall’area Nord, dopo aver percorso un sentiero, accessibile sia agli anziani che ai disabili, che porta prima alla visita dell’Acropoli, è solo un punto di partenza.

La Porta, scoperta nel 1964 dall’archeologo e allora soprintendente Mario Napoli che scelse il nome di sua moglie, appunto Rosa, per indicare il più antico esempio di arco a tutto sesto d’Italia, un viadotto che collega le due sommità naturali dell’Acropoli di Velia, è solo un avvio di quello che è previsto per questa area archeologica nel prossimo futuro: a Sud, infatti, sono ancora in corso i lavori che si concluderanno con il ripristino di tutto il percorso di visita chiamato “Sentiero degli Dei” che conduce dall’Acropoli alla fortezza del Castelluccio attraverso le terrazze sacre. La riapertura di Porta Rosa si inserisce così in un programma più ampio di riqualificazione e valorizzazione del sito archeologico velino visto che sono in fase di svolgimento interventi di restauro delle strutture archeologiche danneggiate, in particolare nelle insulae abitative, i lavori di risistemazione della galleria ferroviaria adibita a deposito e l’estensione dell’impianto di illuminazione nell’area archeologica. Una strada segnata verso un futuro, si spera radioso, per un sito che ha scontato negli anni sempre la sua marginalità territoriale e che proprio avendo una serie di monumenti che possono attrarre il grande pubblico va invece sfruttato al massimo delle proprie potenzialità. Infatti su questo cammino si inserisce pure la scomparsa della «tettoia di circa 1.400 metri quadrati che per oltre 24 anni ha ricoperto la parte in prossimità dell’ingresso e che non ha permesso fino ad oggi ai visitatori di ammirare i resti della zona abitativa che ora fanno bella mostra di se», ha spiegato Nicola Greco che come assistente tecnico ha guidato la rinascita dell’area archeologica di Elea-Velia.

Un futuro fatto di un lavoro di squadra che ha come obiettivo quello di far vincere il territorio: «Abbiamo riportato alla luce isolati che sembrano nuovi ma che in realtà sono “vecchi” perché già esistenti ma fino ad oggi non visitabili. - ha aggiunto Francesco Uliano Scelza responsabile scientifico del parco velino - Velia è un sogno del Cilento non solo da oggi e come tale va trattato rendendolo unico ed efficiente così come abbiamo iniziato a fare. Il lavoro sarà lungo». Il tutto in attesa che il prossimo passo possa essere quello dell’apertura del museo che sorgerà in un fabbricato, di circa 1.200 metri quadrati, nelle adiacenze dell’ingresso agli scavi e che la Guardia di Finanza di Sapri e il custode e amministratore giudiziario hanno ufficialmente consegnato nelle scorse settimane al Comune di Ascea.