IL RICORDO

De Crescenzo, il “filosofo” che sceglieva le miss

Luciano e gli anni ’60: coi giornalisti sportivi fu protagonista di concorsi di bellezza a Napoli e in Campania

«Voi farete i giornalisti, io farò un mestiere più importante…» Queste sono le parole che ripeteva il giovane Luciano De Crescenzo la sera, quando ci riunivamo nella redazione di “Sport Sud”, tutt’intorno a Gino Palumbo, il “rosso” grande capo della nidiata che tutti, ormai, chiamavano “i ragazzi dell’Angiporto”. E ci riunivamo per fare il punto della situazione, non sul Napoli e sugli allenamenti dei “coccodrilli del Nilo”, che venivano a fare sfracelli alla Capri-Napoli, bensì per parlare dell’Ondina di “Sport Sud”, la grande manifestazione ideata da Palumbo per dare pepe all’estate senza calcio e fiato alle trombe dei tifosi in vacanza sulle spiagge campane. Funzionava anche perché era curata con assiduo impegno da Luciano De Crescenzo e dall’inseparabile Lello Barbuto, anni dopo presidente dell’Assostampa napoletana
Il concorso si basava su una formula suggestiva: bellezza e sport, belle gambe per entusiasmare i play-boy della battigia e per battere in piscina un crawl irresistibile. A chi non piaceva?
Io facevo parte della piccola squadra incaricata di scrivere i “pezzi” di sostegno per i quattro giornali della SEM e guai se omettevamo un solo nome. Luciano, forse, era agli ultimi esami universitari, ma si dava lo stesso un gran da fare. Lui e Lello organizzavano le passerelle sugli stabilimenti balneari prescelti, che erano il top, e selezionavano le concorrenti. Non sbagliavano mai un colpo e il tifo sembrava registrato al San Paolo. Il successo fu così clamoroso che il concorso si estese sulle spiagge di tutta la Penisola e le riunioni redazionali ebbero i due grandi assenti.
Luciano era un bel ragazzo biondo, alto e simpatico. Un intrattenitore irresistibile. Spumeggiante, colto, la sua verve predominava. Conosceva (e inventava) barzellette e freddure a raffica. Argute, esilaranti, mai volgari.
La compagnia comprendeva anche Bruno Lucisano (Brulù), Riccardo Cassero, Renato Ribaud, Gegè Maisto, Peppe Pacileo, Romolo Acampora, Lello Greco, Salvatore Esposito (Salves), ma i deus ex machina erano loro, Luciano De Crescenzo e Lello Barbuto. Ci divertivamo, però, senza gerarchie. Domani mattina dove si va? Alla “Canzone del Mare” a Capri, a Casamicciola, a Coroglio, a Bacoli, a Sorrento, a Vietri sul Mare, all’“Olivieri” di Salerno, a Villa Beck a Mergellina dove l’estate dirompeva con le miss che dovevano diventare provette nuotatrici per affrontare la finale nelle corsie della piscina “Scandone”. E si accavallavano le previsioni, i pronostici, le scommesse, ognuno aveva la sua preferita, è logico.
Luciano e Lello, però, ci azzeccavano sempre, chissà come facevano!
Luciano De Crescenzo non sembrava il filosofo poi accreditato da Bellavista. Caustico lo era. E continuò sempre a dire che lui non voleva fare il giornalista ma stava tra noi per divertirsi con quel gioco meraviglioso che ad ogni estate mobilitava un esercito di belle ragazze e decine di migliaia di fan che venivano a urlare un tifo esagerato sugli arenili bollenti, agli allenamenti e alla serata finale.
Luciano De Crescenzo si allontanò dalla redazione ribadendo: io il giornalista non voglio farlo. Si era laureato in ingegneria e fu assunto da una grande azienda del Nord. Lasciò le briciole del giornalismo a noi piccoli razzolanti. Lui pensava di diventare un uomo di grande successo grazie alla sua vena sarcastica, spensierata e goliardica, frequentando i piani alti dello spettacolo assieme ad Arbore e a Riccardo Pazzaglia, un altro napoletano di smisurata bravura. Furono scelte azzeccatissime, che gli dettero Bellavista, la TV, il cinema ridanciano con il successo e la popolarità che non lo hanno mai abbandonato.
Ci vedemmo l’ultima volta nel treno veloce Napoli-Mergellina. O meglio, io lo vidi e lui no. Era un bell’uomo, distinto, il grande sorriso per tutti, e sedeva in uno scompartimento pieno di giovani signore. Naturalmente dava fondo alle sue simpatiche spiritosaggini. Io rividi la redazione sportiva che spalancava i suoi finestroni sulla Galleria, proprio di fronte al singhiozzante Salone Margherita.
Rividi Lello Barbuto, Cassero, Pacileo, Gegè Maisto e il grande “rosso” Gino Palumbo che ci aveva insegnato il mestiere che De Crescenzo non aveva voluto fare. Tutti divertiti dalle barzellette del mattatore, proprio come quelle belle giovani donne. Non volli entrare, ma mi allontanai nel corridoio tenendomi stretti quei fotogrammi che oggi ho rispolverato.