LA STORIA

Daniel Agho Otoghile, dalla Nigeria per far ballare i ragazzi cilentani

Il richiedente asilo a Felitto conduce un programma radiofonico “Afro Beat Vibe”: la consolle strumento di integrazione

FELITTO - Ha la musica nel sangue Daniel. La naturalezza con cui riesce a farla esplodere tra la consolle e le casse fa parte di quel mistero che da sempre rende più bello il mondo. Perché la musica riesce a percorrere distanze a volte lunghissime, unire, dare vita e tracciare rotte, crescere, sviluppare le sue radici e rinascere in un terreno solo apparentemente estraneo ma capace di far sorgere la bellezza dalla diversità. Ha 27 anni Daniel Agho Otoghile e arriva dalla Nigeria, paese nel quale ha lasciato i sogni di ragazzo per realizzarne di nuovi in Italia. Nel Cilento, a Felitto, dove vive insieme alla sua famiglia, da poco conduce un programma radiofonico, “Afro Beat Vibe” al fianco di dj ed esperti nell’ambito musicale e radiofonico, come Lampadread. Suona reggae, reggaeton, afro beat e tecno. Si tratta progetto curato dall’associazione Radici & Cultura, in collaborazione con la capitolina Pot Radio.

Dietro ai microfoni c’è anche Antonio Oristano, conosciuto dai più come Lampadread, personalità di spicco nel panorama reggae nazionale, anche vicepresidente dell’associazione Radici & Cultura, che ha allestito un piccolo studio radiofonico a Felitto, piccolo paese cilentano che oltre ai famosi fusilli e alle gole del Calore può vantare ora una storia destinata a far parlare e emozionare. È una storia di integrazione e sacrifici perché Daniel è un richiedente asilo accolto, con la moglie Blessing e la figlia di due anni, nello Sprar di Ottati, gestito dal Consorzio di Cooperative La Rada. «Ho iniziato a suonare il giorno del compleanno di mia figlia, e credo voglia suonare anche lei da grande perché appena mi vede alla consolle piange per raggiungermi. Mi piacerebbe molto fare il dj, a livello professionale, ma voglio farlo per bene. - ha spiegato Daniel - Per questo so che devo studiare molto e impegnarmi. Quindi, quale migliore occasione, se non quella di essere al fianco di un esperto del settore come Lampa Dread?!». Per lui, invece, salernitano di origine, pioniere del reggae italiano, l’incontro con Daniel è stato «una manna da cielo». «Monica Marino ci aveva parlato di Daniel ed è stato naturale chiedergli di venire a fare un programma da noi. - ha commentato Lampa - Si parla di integrazione e questo scambio interculturale è fondamentale. La musica non conosce confini. Il web ci permette da Felitto di arrivare ovunque. È un cerchio che si chiude».

L’iniziativa è stata avviata grazie all’incontro con Monica Marino, mediatrice culturale degli Sprar/Siproimi, gestiti dal Consorzio di Cooperative La Rada. «Con Radici & Cultura ci è venuta l’idea di fare qualcosa con Daniel, che da buon nigeriano ama la musica. - ha spiegato la Marino - Da quando è arrivato in Italia all’interno del nostro circuito a ogni festa era lui a mettere la musica. Ha iniziato a studiare, a mettere da parte soldi guadagnati lavorando per comprare l’attrezzatura e una serie di strumentazioni che gli servono per lavorare. Nei locali lo chiamano anche i privati, alle feste di compleanno». Daniel oggi lavora con una ditta edile, fa il muratore e vive in una casa nel centro storico del paese con la sua compagna Blessing e la loro bambina Daniela. Si sono ricongiunti a Ottati dopo le difficoltà e i sacrifici incontrati nel lungo e doloroso viaggio in Italia, avvenuto a distanza di un anno l’uno dall’altro. Lei, 23 anni, sogna di diventare insegnante di madrelingua inglese. «Blessing ha attivato un corso gratuito d’inglese per i bambini di Ottati, dall’anno scorso. E attiveremo presto anche un corso per adulti», spiega Claudia Mitidieri, che coordina con grande dedizione e competenza lo Sprar di Ottati e di Ogliastro Cilento.

«Il percorso non è facile perché i loro titoli di studio non sono riconosciuti in Italia anche se hanno un livello avanzato di italiano. Ora studierà per accedere ai corsi professionali e insegnare inglese in altri enti e farlo come madrelingua. Mentre la piccola Daniela frequenta l’asilo. Non dobbiamo dimenticare che nei loro Paesi erano autonomi, lavoravano, avevano una vita normale. Devono riconquistare la loro autonomia e riadattarsi a un contesto diverso. Quindi cerchiamo di lavorare partendo dalle loro competenze e attitudini, indirizzandoli e guidandoli». Per questo nello Sprar si lavora a fasi, partendo dall’accoglienza e dall’assistenza fino all’autonomia nella loro nuova vita.

Marianna Vallone