D’Amico, viaggio da Vietri a Brno per inseguire il suo sogno d’artista

«Non ho mai voluto imprigionarmi in alcun movimento artistico, in alcuna corrente, in alcun “ismo”; perché essere usati quando si può usare? Utilizzo stili diversi e negli anni a seconda dell’idea,...

«Non ho mai voluto imprigionarmi in alcun movimento artistico, in alcuna corrente, in alcun “ismo”; perché essere usati quando si può usare? Utilizzo stili diversi e negli anni a seconda dell’idea, dell’immagine e della forza che voglio esprimere in un’opera sono stato figurativo, poi astrattista puro, e ho utilizzato entrambi nella stessa opera; sono passato all’espressionismo astratto, e per una lunga serie di ritratti in larga scala (di poeti, esoteristi e maledetti del Novecento) durata 3 anni, ho usato il colore in puro movimento Cobra. Non ritengo che un artista raggiunta una certa cifra stilistica debba esprimere sempre lo stesso concetto per tutta la vita». Descrive così la sua arte Massimo D’Amico nato e cresciuto a Vietri fino all’età di ventitrè anni, quando, nel 2005, finita l’Accademia de Belle Arti a Napoli ha lasciato l’Italia ritenendo il viaggio fondamentale per la sua ispirazione ed è stato due anni a Barcellona dove ha ottenuto i primi contratti con le gallerie e sviluppato quella che definisce una delle sue idee artistiche migliori: una performance chiamata Terrorismo Artistico proprio nei luoghi tragicamente saliti alla cronaca nei mesi scorsi. Si è trasferito in Inghilterra, prima a Bristol poi a Londra, per tre anni, vivendo contemporaneamente a New York per quasi un anno, e poi in Repubblica Ceca a Praga e Brno (dove vive con moglie e figli) per partecipare ad un progetto ed ad un residence program internazionale di vari mesi. Le mete successive sono state Berlino e Vienna e poi di nuovo la Spagna, nel Sud, a Cordoba e a Malaga. Una creatività prensile la sua, fatta di ricerca e di nuovi stimoli ovunque lo portasse l’istinto e la voglia di mettere in discussione sé e la propria espressione artistica. «Ho lasciato il mio paese soltanto per diventare un artista contemporaneo, essere nei luoghi centralizzanti e viverli fino in fondo». I suoi lavori non possono essere catalogati e ristretti in unico genere, in una sola definizione estetica complessiva certo è che l’uso dei colori accesi, l’intensità emotiva suscitata dai volti ritratti, colti in espressioni di profonda inquietudine interiore, la forza energetica che sprigionano i tratti e le forme definite con pennellate accese fanno emergere un artista inquieto. Da due anni è diventato un “acquarellista professionale”, anche di successo commerciale; viaggia nel mondo con cavalletto e colori cercando luoghi, città, metropoli, sprazzi di luci e ombre, scorci e architetture che si imprimono nella sua mente. «In futuro inizierò a progettare installazioni, murales o sculture per luoghi pubblici; credo sia la forma d’arte più preponderante nei prossimi anni, con una grossa potenzialità di portare l’arte alla gente e non di essere chiusa in gelide e bianche stanze di gallerie che nessuno visita più».
Lucia D’Agostino
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