MUSICA

Coronavirus, da Codogno una canzone per il Vallo di Diano

Il cantautore Luciano Nardozza ha composto “Zona Rossa”: «Bisogna tenere duro perché c’è sempre uno spiraglio di luce»

SALA CONSILINA - C’è un prima e un dopo Coronavirus. Per il cantautore lucano Luciano Nardozza la speranza è che tutto si risolva nel migliore dei modi. Così dopo un’iniziale disorientamento, ci si ritrova nell’isolamento. «La mia canzone ha un messaggio artistico chiaro: quello di tenere duro e sapere che c’è uno spiraglio di luce. Tutto andrà bene. Quest’esperienza ci sta insegnando tanto, riscopriamo una libertà interiore più forte di quella esterna». Originario di Melfi, ma legato alla Val d’Agri, dove oggi vive la famiglia, Luciano Nardozza residente da tempo in Lombardia e nel lodigiano da poco più di 3 anni, ha trasferito la sua quotidianità a Casalpusterlengo. Per lui la necessaria quarantena, l’impossibilità di uscire dal perimetro del paese, diventano momento di riflessione più allargata sullo stato d’animo di chi si trova in una qualsiasi condizione di isolamento.

Dopo 15 giorni vissuti, fortunatamente da sano, in quella che è stata la prima, piena “zona rossa” d’Italia, il cantautore ha deciso di condividere le emozioni provate, lo sguardo sulla sua città di residenza “blindata”, nel brano intitolato “Zona Rossa”. Un brano pop concepito, creato e registrato in poche ore, tra venerdì 6 e sabato 7 marzo, e accompagnato dalle immagini girate in solitaria con il proprio smartphone tra Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda, Somaglia, nel perimetro della “«zona rossa”. «La voce di questo brano cerca un contatto con il “fuori” che è in grado di tenerlo vivo, sano (“scrivimi”, “parlami”), ma in fondo è un appello al proprio sé più profondo. - spiega il cantautore - Perché se ci sentiamo integri, siamo anche interi, sani, e riusciamo a vedere le cose che ci accadono da un punto di vista più ampio, possiamo vederne il senso, ci sentiamo parte di un mare più ampio che ci accoglie». Un lavoro che Nardozza ha realizzato da solo, nei metri quadrati della sua casa, curandone ogni dettaglio. «Il mio studio di registrazione è la mia casa, qui scrivo, produco e arrangio. È un brano che ho realizzato e prodotto velocemente, poi con il mio team abbiamo avuto l’idea di condividere questo messaggio con il mondo che all’epoca era fuori, perché Casalpusterlengo era “zona rossa”», ha spiegato Nardozza.

Da questi luoghi diventati tristemente noti per lo scoppio a metà febbraio dell’emergenza sanitaria, il cuore va però oltre, abbracciando una condizione molto più ampia e condivisibile e riuscendo a trovare un riscatto. Il suono e l’eco di quelle emozioni arrivano anche nel Vallo di Diano a cui Nardozza ha voluto allargare quessta canzone affinché le emozioni possano superare anche i confini che vengono imposti con la “zona rossa” per contenere la pandemia-. «Per chi fa questo mestiere è difficile non avere il contatto umano. - ha aggiunto - Appena scendi dal palco hai voglia di ritornarci perché hai bisogno di guardare in faccia le persone, comunicare e veicolare un’emozione. I social aiutano a sopperire la mancanza, anche con concerti in diretta, ma la connessione emotiva e fisica tra persone per noi è fondamentale». Il cantautore e chitarrista, attivo sulla scena musicale italiana dal 2017 col suo primo album in italiano “Di Passaggio”, a maggio è uscito con il suo secondo album che lo vede collaborare con artisti quali Gianluca Misiti, tastierista per Daniele Silvestri, Max Gazzè, e Piero Monterisi, batterista per Pfm, Tiromancino, Daniele Silvestri. A fine gennaio ha lanciato “Il Nastro d’Argento”, singolo sulla clandestinità, che ha riscosso un ottimo successo a Sanremo 2020.

Marianna Vallone