Con il clarinetto in giro per il mondo 

“Sempre meglio che lavorare”: gli scatti più belli in una raccolta per ricordare Giovanni Procida

Era famoso come clarinettista e lo chiamavano a suonare in giro per il mondo. Ma che si trattasse della foresta di grattacieli di New York o di quella di mangrovie del Brasile, appena aveva un attimo libero dai concerti ne approfittava per allontanarsi con la sua reflex e scattare fotografie. A due anni dalla scomparsa del clarinettista vietrese, Giovanni Procida, la moglie Alessandra Sciarelli ha raccolto quegli scatti in un libro-reportage tra i continenti. Il volume “Sempre meglio che lavorare” (Gutenberg edizioni), dopo l’anteprima a Salerno verrà presentato il prossimo 15 febbraio alle 18 presso il Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni, con gli interventi di Rosanna De Rosa e Olga Chieffi e gli intermezzi musicali di Alessandra Sciarelli e Vincenzo Lisena. Il singolare titolo del libro fotografico allude all’umiltà del clarinettista che, provenendo da una famiglia di operai - nipote del ceramista Giosuè Procida - considerava il suo lavoro di musicista un impegno leggero e gratificante. A chi gli domandava della sua professione rispondeva: “Sempre meglio che lavorare”.
Di passione in passione, Procida approfittava delle tournée per curiosare con la sua Asahi Pentax Mx. Le foto ritraggono le strade caotiche e brulicanti di New York, l’allegria del carnevale e la malinconia dei canali di Venezia, l’anima inafferrabile e popolare di Buenos Aires, le tradizioni urbanistiche ed antropiche di Edimburgo, la vita dei meninos de rua di Rio de Janeiro, le spiagge e le foreste del Brasile e poi Curitiba nel Paranà, il tempo senza tempo di Parigi e la modernità di Berlino. Aspetti catturati con uno sguardo curioso da Procida che sembra come catturato dai luoghi e interessato a coglierne il genius loci nel poco tempo a disposizione.
Le fotografie raccolte non han nulla del cartolinismo turistico: si concentrano sul particolare, nella titanica impresa di sintetizzare il tutto in poco tempo. Il libro è frutto del lavoro di Alessandra Sciarelli che ha condiviso con il marito la comune professione di musicista, della figlia Carla, e di tanti amici come Maria Teresa Schiavino che ha fornito la sua professionalità archivistica. Procida - che è stato, tra l’altro il clarinetto solista del maestro Roberto De Simone ed ha collaborato con il Teatro San Carlo e l’Orchestra Rai di Napoli - era così impegnato su due fronti che lo assorbivano totalmente: «Quando conobbi Giovanni - racconta Alessandra Sciarelli - mi fu subito chiaro che non l’avrei mai avuto tutto per me... avrei dovuto dividerlo con le sue passioni: la musica e la fotografia; constatai molto presto con quale cura trattava il suo clarinetto buffet o la sua Pentax e a volte ne ero veramente gelosa. Provateci voi ad aspettare ore e ore in auto o sotto il sole che trovasse la giusta inquadratura, o restare mezza giornata in hotel a New York mentre metteva a soqquadro il più grande negozio di sassofoni della grande mela… Passioni che hanno prodotto piccoli e grandi capolavori, come queste foto o il suono sublime del suo strumento».
Nel libro Alessandra, rubando poco spazio alle fotografie di grande formato, racconta aneddoti sugli scatti: “Pan di Zucchero, c’era un parco tropicale che si poteva raggiungere con una funivia. Da lì si percepiva come la città fosse diversa in ogni quartiere. Lontane, sullo sfondo, le favelas come alveari (…) una gita in autobus attraverso dei suburbi rurali costeggianti il mare fino a un piccolo porto, un molo dal quale ci imbarcammo su un sampam verso un piccolo arcipelago di isole tropicali. Era la baia di Guanabara? O la zona di Ilha da Gigoia? Purtroppo non ricordo il nome dei luoghi (…) Giovanni continuava a domandarsi: “In che film siamo?” Ora il “film”, quello delle pellicole della Pentax di Giovanni Procida, sono diventati un cortometraggio di carta.
Paolo Romano