L'INTERVISTA

Clayton Norcross: «Fare l’attore in Italia? Difficile»

Il primo Thorne di Beautiful, oggi a “Sapere, Pace e Conoscenza” a Eboli

 

EBOLI - Il Thorne Forrester della celebre soap opera “Beautiful” sarà questa sera (ore 19.45) grande protagonista a Eboli. Il regista, scrittore e sceneggiatore, Luca Guardabascio lo ha voluto presso lo spazio creativo comunale “Ebart”. Clayton Norcross (il nome all’anagrafe, ndr) parteciperà alla serata di “Sapere, Pace e Conoscenza”, dedicata al recupero dei classici, organizzata dall’associazione “Cinema Sociale99” con Rossella Corrado presidente, Gerardina Busillo vicepresidente, Giordano Petri e Luca Guardabascio durettore artistici. Ma Clayton non sarà l’unico personaggio dell’evento perché con lui ci saranno l’attore Fabio Mazzari, il cantautore Francesco Baccini, l’attrice Anna Rita Del Piano, il Maestro Giuseppe Del Plato e il rapper Qhaalifaa.

Clayton quale emozione le dà partecipare all’evento di Eboli?
Luca (Guardabascio, ndr) è un mio caro amico, l’ho conosciuto a Los Angeles nel 2017, la notte prima degli Oscar, durante la festa di Pascal Vicedomini, dopo la proiezione dell’Andrea Doria. Da quel giorno siamo sempre rimasti in contatto. Vengo spesso in Italia, ho una casa a Roma e sono qui per lavoro, infatti faccio parte del cast del programma “Avanti un altro!”, come membro del “salottino”. Luca mi ha invitato per stasera a Eboli e ne sono davvero felice. Interpreterò anche io qualche lettura classica.

Che rapporto ha lei con l’Italia?
L’Italia è davvero bella, ma fare spettacolo è completamente diverso dall’America. Lì è strutturato diversamente, mi sembra una forma anche più meritocratica. Si studia ed è una vera e propria azienda. Qui, si va avanti a sponsor e sembra che tutti possano ambire a diventare personaggi dello spettacolo. In Italia tanti pensano che la bellezza sia tutto per questo mestiere, ma non è così. È una professione, si studia e lavora intensamente. Sto dedicando la mia vita allo spettacolo, non ho moglie né figli, sono sposato con il mio lavoro. M’impegno tutt’ora a 68 anni. A Roma ho un’insegnate d’italiano e sto imparando la lingua. Il nostro è un lavoro atipico e deve piacere. Ci vuole tanto impegno e professionalità.

Si è registrato un calo lavorativo anche in America nel periodo Covid?
Certamente. Le spese sono aumentate tantissimo. Dovevamo fare tamponi ogni due giorni, utilizzare le mascherine e il cibo arrivava confezionato. I produttori hanno puntato a personaggi noti per i film e la possibilità di emergere si è azzerata. Credo sia avvenuto lo stesso anche in Italia.

E lei come ha vissuto questo periodo?
Durante il primo lockdown mi sono ritirato a Miami. È stato un periodo molto utile di raccoglimento, che mi ha concesso di fermarmi e riflettere. Vivo una vita frenetica, sempre in giro per il mondo. Spesso mi trovo in Italia e tanti mi apprezzano: ne sono davvero onorato.

Chiara Bruno