Cerulo: «I segreti della mia amica Wertmuller» 

Maria Pia, originaria di Buccino, è stata assistente della regista: non fu assolutamente rilassante lavorare al suo fianco

È stata la prima donna candidata all'Oscar come migliore regista, con il film “Pasqualino sette bellezze”. Era la fine degli anni Settanta e molto tempo dopo, in un contesto storico e sociale decisamente diverso, Lina Wertmuller, riceverà il Premio Oscar alla carriera che il prossimo 27 ottobre, le verrà consegnato dall'Academy of Motion Pictures con la seguente motivazione: «Ad una regista che si è distinta in modo straordinario lungo la sua carriera e ha dato un contributo eccezionale al cinema».
«Un premio che non mi aspettavo, - ha commentato la Wertmuller - e che per questo è tanto gradito, certo, gli americani, grazie a Dio mi hanno sempre voluta bene». Nemo propheta in patria è il caso di dire. L'Italia forse non è mai stata molto generosa con questa regista libera, come lo sono i suoi film, donna emancipata e spesso scomoda, che ironizzava e a volte ridicolizzava la classe operaia, ma allo stesso tempo le dava la possibilità di scegliere, sdoganandola da quella categoria spesso bistrattata dai padroni. Una lunga carriera quella della Wertmuller che inizia nel 1963 con “I Basilischi” a cui seguì “Mimi metallurgico ferito nell'onore”, con un bravissimo Giancarlo Giannini, suo attore idolo, e molti altri film dai titoli stravaganti e lunghissimi, fino alla versione restaurata, presentata all'ultimo festival di Cannes, di “Pasqualino sette bellezze”, accolta con applausi e celebrazioni e qualche momento di commozione. Depositaria di alcuni aspetti della vita della regista è Maria Pia Cerullo, originaria di Buccino, per qualche tempo assistente personale della Wertmuller, che ci ha raccontato con pacata emozione, gli aspetti che riguardano la regista oramai vicina a ricevere il Premio Oscar alla carriera.
Maria Pia Cerullo, come ha conosciuto Lina Wertmuller e quando ha cominciato a lavorare per lei?
Quando mi sono laureata in lettere, mi sembrava molto strano che non ci fossero pubblicazioni su di lei, così l’ho contattata e gentilmente, mi ha aperto lo studiolo della sua meravigliosa casa romana di Piazza del Popolo per rintracciare il materiale necessario alla mia tesi. Dopo la pubblicazione della tesi, mi ha chiesto di lavorare per lei, ovviamente ho accettato e mi sono ritrovata improvvisamente proiettata nel cinema importante. Ricordo che mi è capitato di andare ad aprire la porta e trovarmi di fronte Sofia Loren.
Voce comune, racconta di un carattere non molto facile della regista, è davvero così?
È una donna severa, esigente ed è complicato assecondarla. Non è stato rilassante lavorare al suo fianco, era un impegno serio. Ricordo che aveva attacchi di ira sul set che sfociavano in delle vere e proprie scenate anche nei confronti degli attori.
Parlando di attori, ha mai incontrato Giannini, prediletto e amico della Wertmuller?
Effettivamente tra di loro c’è una grande amicizia. Ho organizzato, insieme ad altri, un convegno ad Assisi e invitammo entrambi a parteciparvi. A quel tempo avevano litigato e avevano interrotto i loro rapporti. Il convegno fu l’occasione per farli riavvicinare e quindi pure il pretesto per chiarirsi per poi ritornare a essere una sola cosa. D’altronde un rapporto di amicizia come quello che ho visto tra di loro non poteva di certo essere cancellato per un picco d’ira.
Crede anche lei che la regista non abbia ricevuto in Italia l’attenzione e i riconoscimenti che meritava?
Sì, lo credo. L’Italia non l’ha mai apprezzata fino in fondo, forse a causa delle tematiche troppo cariche dei suoi film che potevano anche non piacere. È stata invece molto amata negli Stati Uniti d’America, dove erano letteralmente impazziti per lei. C’erano file lunghissime davanti ai cinema che proiettavano i suoi film.
Lei che la conosce meglio di tutti, come pensa abbia accolto il prerstigioso riconoscimento che le verrà consegnato il prossimo ottobre?
Sicuramente le farà molto piacere anche se credo abbia accolto la notizia con il disincanto tipico del suo carattere.
Quando vi siete incontrate l’ultima volta?
Sono andata a salutarla quando è stata ospite del Giffoni Film Festival un po’ di tempo fa. In quell’occasione, le ho regalato una sciarpa comprata a Positano che ha apprezzato molto. D’altronde è sempre stata una donna di gusto ma allo stesso tempo semplice.
E invece lei attualmente su cosa sta lavorando?
A un progetto di formazione di una corale di donne ultraottantenni di Buccino che presto entreranno in sala d'incisione al fianco di un noto musicista italiano. Senza dimenticare che ho lavorato sul mio primo lungometraggio, “Il Pesce Pettine”.
Maria Romana Del Mese
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