Carlo III e il soggiorno nella Città della Cava 

Nel 1753 il regnante Borbone si fermò in città con la consorte Maria Amalia dopo il ritorno da una “Real Caccia a Persano”

Non pochi sono stati gli illustri e i regnanti (includendo anche i Vicerè) che hanno soggiornato alla “Città della Cava”. L’amena cittadina metelliana aveva avuto il grande onore di poter rendere omaggio all’Invittissimo Imperatore Carlo V nel novembre del 1535 quando questi ritornò vittorioso dalla spedizione di Tunisi. Da quel momento numerose furono le visite di cortesia alla città “Fidelissima” tanto cara ai sovrani del casato borbonico. Tra le teste coronate più celebri che hanno attraversato il borgo porticato della “Piccola Svizzera” si annovera la sosta di Carlo III di Spagna ovvero il “restauratore del Regno” (va ricordato che il Regno delle Due Sicilie, ovvero l’unione del Regno di Napoli e di Sicilia, subì un eccezionale periodo di rinascita sotto il regno di Carlo: venne creato il Real Teatro San Carlo; vennero commissionate le regge di Portici, Capodimonte e Caserta; si iniziarono gli scavi archeologici che portarono alla luce le città di Ercolano, Pompei e Stabia; inoltre, la presenza fisica del Sovrano a Napoli, contribuì ad una forte crescita economica dettata dall’avvenuta indipendenza dalla Spagna). Il 5 gennaio 1753, in compagnia della reale consorte Maria Amalia di Sassoni, il sovrano proveniva dalla “Real Caccia del Bosco di Persano” ove spesso si recava per dedicarsi alla cara arte venatoria. Per la “sofferta indisposizione della Regina” di poter compiere in un solo giorno tutto il percorso di ritorno fino a Napoli, si pensò di sostare alla fedelissima “Città della Cava”. La notizia dell’avvenuta tappa e preparativi per la stessa viene fornito da una ricca testimonianza conservata alla biblioteca comunale Aniello Avallone della cittadina metelliana nel fondo delle delibere cittadine. Il testo, redatto dal notaio e cancelliere della città Gaetano Sorrentino, riporta tale titolo: «5 Genaro 1753, Venuta delle Maestà de nostri Regnanti in q.ta Città». Dal testo settecentesco è possibile sceverare tutte le fasi della preparazione, delle ordinanze e delle persone addette all’accoglienza dei sovrani. Fu scelto il sontuoso Palazzo Vescovile come “albergo” per i reali mentre «li Signori Palatini, e Capi di Corte, che saranno del Real seguito» vennero accolti nelle più prestigiose e distinte case del Borgo. Alle truppe svizzere e italiane che accompagnavano i sovrani venne predisposta una quantità pro-capite di: pane, carne e vino. Si predisposero eccezionali preparativi: si ordinò di tenere esposta l’immagine della Madonna dell’Olmo nella sua cappella (allora posizionata in loco non conforme all’attuale e protetta da una cancellata); si collocò «propriamente dirimpetto al suddetto Vescovile Palazzo uno ornato, e ricco Dossello per collocarvi i ritratti di ambedue essi nostri Regnanti, accanti de quali far bruggiare più torce accese di cera»; i sovrani vennero accolti con il suono di tutte le campane delle chiese del borgo e con spari di fuochi artificiali detonati da «due colline che sono al prospetto di questa città». Particolare fu il “banno” creato ad hoc per i ricchi commercianti dei portici. Nel suddetto si ordinava ai mercanti, con rigorose pene per chi non avesse ottemperato all’ordinanza, di tenere esposte (la sera e per buona parte della notte con sufficiente illuminazione) «le più ricche e vistose loro mercanzie sian di seta, o di lana con ogni possibile ornamento e magnificenza». L’accoglienza al palazzo vescovile fu fatta dai maggiori esponenti della nobiltà cavese: il Marchese Atenolfi, il Barone de Marinis, il Barone Nicola Gagliardi, Don Giuseppe Loffredo, Don Filippo Atenolfi e tutti i massimi esponenti delle ricche famiglie cavesi. Non mancò l’accoglienza della parte amministrativa. Presenti per quel particolare avvenimento: «Don Francesco Trezza Patrizio Napolitano, e Regio Governatore in questa città, Don Giovanni Cioffi Sindaco, Signor Don Giovanni Lorenzo Tagliaferro Eletto, Signor Don Nicola Orilia, Signor Don Fulgenzio Orilia, Signor Don Ignazio Consiglio Eletti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA