PADULA

Bracco, lo studioso che rese il Diano famoso nel mondo

E' stato punto di riferimento per studiosi e ricercatori

PADULA - Dobbiamo essere grati al Circolo Sociale “Carlo Alberto 1886” di Padula, in particolare al presidente Felice Tierno ed al responsabile dell’area Cultura, Emilio Giordano, per avere organizzato nella spezieria della Certosa di San Lorenzo il convegno sul tema “Vittorio Bracco, il docente nel ricordo dei vecchi alunni” che ha registrato la presenza e gli interventi di numerosi ex alunni, molti dei quali oggi sono affermati professionisti. Nel corso del convegno sono intervenuti Alfonsina Medici, Alfonso Tufano , Felice Fusco , Antonio Mastrandrea e l’assessore alla Cultura del comune di Padula, Filomena Chiappardo. Con i suoi studi e le sue pubblicazioni, conosciute in tutto il mondo, Vittorio Bracco è stato un punto di riferimento irrinunciabile per studiosi e ricercatori, ed è tra le personalità che più e meglio hanno contribuito a far conoscere e valorizzare il Vallo di Diano, i suoi beni culturali e la sua storia. Non parlerò né del docente né del preside per soffermarmi sulla poliedricità dell’illustre scomparso per ricordarlo come autore di libri dedicati alla storia del territorio e sull’importanza che ha avuto, direttamente o indirettamente, nel campo della ricerca storica ed archeologica e sulla divulgazione dei beni culturali del Vallo di Diano e non solo. A partire dalla fine degli anni ‘70 credo di essere stato il giornalista a cui Bracco ha rilasciato il maggior numero di interviste con le quali illustrava le emergenze archeologiche, artistiche e storiche del Vallo di Diano con interventi lucidi e puntuali sul Battistero di San Giovanni in Fonte, sull’Elogium di Polla, sul Mausoleo di Gaio Uziano Rufo, sui termini graccani da lui individuati e sottratti ad una offensiva funzione di paracarro. E quando si trattava di far conoscere la storia del Vallo di Diano, pur scrivendo sulle più prestigiose riviste storiche ed archeologiche, non disdegnava di scrivere e firmare articoli per periodici locali. Nel 1997, all’indomani del suo collocamento a riposo il professor Vincenzo Curcio (anch’egli docente ed amico di Bracco) curò uno studio dedicato alla sua bibliografia; ne venne fuori un volumetto di ben 70 pagine in cui venivano enumerate poco meno di 200 pubblicazioni. Oggi è difficile dire quante siano state le pubblicazioni di Bracco dal 1998 all’anno della scomparsa, avvenuta nel 2012. Anche se negli ultimi anni aveva volontariamente deciso di non tenere relazioni in pubblico non aveva smesso di scrivere e di pubblicare. Non a caso, in un incontro all’indomani del collocamento a riposo, quando gli chiesi cosa avrebbe fatto dopo il congedo dalla scuola aveva dichiarato: «È finito il mio rapporto con la scuola, ma non cessa il mio rapporto con il sapere». Personalmente, come concittadino non posso non soffermarmi sull’opera a cui forse teneva maggiormente: mi riferisco al monumentale volume “Polla, Linee di una storia”, con prefazione di Ruggero Moscati, la cui prima edizione, finanziata dal Comune di Polla, fu presentata nel 1976. Polla era il suo “luogo dell’anima”; non a caso Mario Mello , tracciandone un profilo sulla Rassegna Storica Salernitana (giugno 2013) scriveva: «Credo che Vittorio Bracco, dopo gli anni universitari a Napoli e il perfezionamento in Archeologia a Roma, abbia dormito poche notti lontano dalla sua città, Polla». Con la pubblicazione della storia di Polla Bracco ha travalicato gli angusti confini pollesi e anche quelli del Vallo di Diano sia per la vastità degli argomenti trattati, sia perché quel volume aprì una via importante, poco percorsa in precedenza. In un convegno organizzato 2007 dal Rotary Club del Vallo di Diano e dedicato al Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte il professore Mario Mello , ordinario emerito di Storia antica all’Università di Salerno, esordì dicendo: «Quando si parla di San Giovanni in Fonte non si può iniziare che da Lui», cioè da Vittorio Bracco. Se analizziamo la storia della cultura del Vallo di Diano degli ultimi 60 anni possiamo tranquillamente affermare che Bracco ha contribuito alla rinascita culturale del nostro territorio creandone i presupposti: è stato e rimane un importante punto di riferimento non soltanto culturale ma anche di ricchezza umana.