L'INTERVISTA

Barra: «Con “Cipria e Caffè” omaggio il teatro e la follia»

L'artista è stato protagonista "ai Barbuti" a Salerno

Peppe Barra entusiasma il pubblico del Festival dei Barbuti, giunto quest’anno alla 37esima edizione, e lo fa con un concerto di due ore presentato da “Salerno Anima del Mediterraneo” in occasione della pubblicazione del suo nuovo album “Cipria e Caffè” (Discoteca laziale). Ad accompagnare il Maestro in concerto a Salerno c’erano Paolo Del Vecchio (chitarre, mandolino), Luca Urciuolo (pianoforte, fisarmonica), Ivan Lacagnina (percussioni), Sasà Pelosi (basso acustico), Francesco di Cristofaro (fiati etnici).

Maestro Barra, quale è l’elemento sperimentativo che emerge in questo suo nuovo album?

Il disco è doppio, ha nome “Cipria e Caffè”. La “Cipria” si identifica con il teatro, con il Barocco, e include diversi pezzi che io eseguivo con la NCCP rielaborati elettronicamente da Mario Conte e da Paolo Del Vecchio. “Il Caffè “ invece simboleggia l’attualità, tutta teatrale perché il linguaggio è sempre quello, un linguaggio che mi distingue dal canto.

Sin dai tempi della NCPP, lei è sempre stato uno sperimentatore...

Il grande Eduardo diceva: «Gli esami non finiscono mai». Ed è vero. Tutto quello che ho fatto l’ho sempre rielaborato, ricreato, come le favole del Basile che ho ricreato e adattato per una comprensione più diretta per il grande pubblico. Ogni volta che salgo sulla scena io ricreo in quel momento, vi è sempre un’innovazione, altrimenti non mi divertirei.

Nell’album vi è anche una collaborazione con Tosca, interprete, con la sua superba voce, de “Se ce stesse ’na parola” di Mario Tronco...

Con Tosca è stato un bellissimo incontro. È una cantante elegante, attenta, rigorosa. Quello che ho notato in Tosca, che purtroppo non noto nelle altre cantanti, è l’intonazione perfetta. Ha una voce limpidissima, intonata e tutto ciò che canta lo riesce a trasmettere al pubblico con una notevole intensità proprio perché è anche attenta e raffinata studiosa di ciò che interpreta.

Maestro, quest’anno la letteratura italiana e Napoli ha dato il suo addio a Raffaele La Capria, interprete della narrativa della borghesia napoletana. Silvio Perrella, suo caro amico e studioso dell’opera di La Capria ha affermato che la sua lezione è stata quella di saper usare lo spirito critico ma temperato di ironia. Lei come lo ricorda?

Raffaele La Capria era un mio caro amico. La cosa che sempre più mi ha colpito di lui era la straordinaria umiltà, propria di tutti i grandi. Poi era una persona con la quale si poteva discorrere di ogni argomento, era una vera goduria parlare con Raffale e nonostante l’età che avesse sembrava un ragazzino. Io ho avuto modo di conoscerlo, di ammirarlo e lui si poneva sempre in maniera dolcissima È stata davvero una grave perdita.

Stefano Pignataro