Angelo Scelzo

IL LIBRO

Avvenire, la grande sfida che dal Sud ha unito il globale al locale

Presentata a Pompei l'ultima opera del salernitano Angelo Scelzo

Dai calci a un pallone nei giardini del santuario di Pompei, dove c’era la redazione e la tipografia di Avvenire, alla crisi della stampa, la questione meridionale e le derive della rete. La presentazione de “La questione meridionale del quotidiano cattolico Avvenire. Cronache del Sud (e anche un po’ di storia)”, tenutasi sabato mattina in un’affollata sala Marianna De Fusco del santuario di Pompei, non è stata soltanto l’occasione per celebrare l’opera di Angelo Scelzo , fare un amarcord o discutere di giornalismo. Alla presenza di Paolo Ruffini , neo prefetto del dicastero della Comunicazione della Santa Sede, di Marco Tarquinio , direttore di Avvenire, e di Massimo Franco , notista politico del Corriere della Sera che mosse i primi passi da praticante nella redazione pompeiana del quotidiano cattolico, è stata scattata una fotografia dell’attualità. Ruffini, primo laico chiamato da un Papa alla guida di un dicastero vaticano, ha ricordato che il mondo cattolico era «rete prima ancora che nascesse il web». Ripartire da qui senza tralasciare il mutamento delle dinamiche comunicative: «I giornali sono in crisi, le televisioni vivono la concorrenza dell’on demand, i social sono strumento per conoscere e divertirsi, ma anche per disconoscere, le radio sono diventate solo uno strumento con fini commerciali. La Rete corre il rischio di cancellare relazioni, già, fragili, di portare alla negazione dell’altro. Dobbiamo uscire dal mondo virtuale, riportando le persone alla realtà, contrapponendo la prossimità alla contrapposizione e alla lontananza». «È fondamentale – ha aggiunto – ripartire dall’interazione tra nazionale e locale». Un richiamo al glocal colto da Marco Tarquinio : «È un concetto fondamentale e fondativo». Il direttore di Avvenire ha così messo in luce l’importanza del Mezzogiorno e delle reti sociali, prima che social: «Non abbiamo più redazioni al Sud, ma abbiamo una grande rete di persone senza le quali non si sarebbe mai realizzata questa grande intrapresa. La grande sfida è stata proprio unire il globale e il locale. Da Milano il Sud si vede bene con l’aiuto di chi è nel territorio, partendo dal vissuto delle persone ». Tarquinio ha parlato anche dell’avversione verso il prossimo che alberga in Italia, «gli altri sono compagni di strada, prossimi, anche avversari, ma non il problema», di periferia che «non è la fine della città, ma l’inizio», di sicurezza: «Si pensa che dando una pistola in tasca alle persone ce ne sia di più. Voglio che la pistola l’abbiano in tasca le forze dell’ordine ». Atteso il passaggio sulla gratuità del servizio dei cattolici per il Paese, anche nell’informazione: «I cattolici sanno fare cose pubbliche, servizi alla comunità, non statali. In Italia non sempre lo si comprende». «Avvenire – ha detto Massimo Franco – ha saputo cucire un mondo, che ancora oggi ha bisogno di essere ricucito». Da giovane praticante nella redazione pompeiana, alla scuola di Angelo Scelzo, che «non ha mai passato una notizia» da «grande professionista qual è», «persona che si è resa utile a tutti i papi e al Vaticano, ma di cui non si è mai servito», il notista del Corriere ha detto: «Siamo la società della rissa dove nessuno incontra l’altro, la degenerazione è più forte di quanto si pensi». Rispetto all’influenza della rete ha avvertito: «È una finta democrazia perché tende a polarizzare, è una camera dell’ego, autoreferenziale, che si riversa sulla tenuta democratica ». Alla presentazione moderata da Armando Lamberti, erano presenti l’arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo , il segretario del pontificio consiglio della Cultura, monsignor Paul Tighe . Il presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli , ha detto: «Pompei è stata davvero Capitale per il mondo cattolico, per l’archeologia, per il giornalismo ».

Salvatore D’Angelo