Arbore: «A Nocera il mio debutto tornare mi emoziona»

NOCERA INFERIORE. «A Nocera Inferiore ho debuttato come musicista quando ero ragazzino in un concerto jazz. Avevo 18 anni e suonavo in una dixieland jazz band, con gente che veniva dal sud, ragazzi...

NOCERA INFERIORE. «A Nocera Inferiore ho debuttato come musicista quando ero ragazzino in un concerto jazz. Avevo 18 anni e suonavo in una dixieland jazz band, con gente che veniva dal sud, ragazzi campani e pugliesi. Fu la mia prima esibizione al clarinetto, è un ricordo molto importante per me, mi emoziona». Un ricordo che Renzo Arbore condivide con noi, a poche ore dal concerto di questa sera (ore 21) al Pala-teatro “Giuseppe Coscioni”. A Nocera Inferiore Arbore tornerà con la sua l'Orchestra Italiana con cui, dal ’91, porta la musica napoletana nel mondo.

Maestro, come nacque l’idea di mettere in piedi l’orchestra?

«Quando suonavamo il jazz, a casa mia, durante le jam session, c'era sempre qualcuno che diceva “Canta Napoli”, secondo la lezione di Carosone, e si facevano le canzoni napoletane con ritmi esotici, jazz, cubani. Le canzoni napoletane rischiavano di essere dimenticate o ritenute canzoni del passato ma sono canzoni del futuro perché sono classiche: sono come le arie d’opera, come le toccate di Bach. Era venuto il momento di fare un’orchestra che mescolasse la tradizione, quindi la tenerezza dei mandolini e dei cori secondo antichi arrangiamenti, con dei ragazzi che suonassero in uno stile moderno. I ritmi sono quelli internazionali, adattati alle canzoni napoletane. Non abbiamo seguito le mode ma la musica».

Ha recuperato la tradizione ma ha anche fatto conoscere agli italiani le nuove avanguardie musicali.

«Come dj ho lanciato in Italia tutta la musica buona del mondo, cominciando da Beatles e Rolling Stones, ma anche il vecchio R'n B americano: Otis Reading, Aretha Franklin. E gli stessi italiani: Lucio Battisti, Patty Pravo, Mal, è tutta musica lanciata da me e Boncompagni, nel programma “Per Voi Giovani” (in onda su Radio Rai dal ’66 al ’76). Davo spazio anche alla musica napoletana: The Showman, Pino Daniele».

Ha cambiato il modo di fare sia la radio che la televisione. Cosa ha ispirato la sua rivoluzione?

«La musica è stata la mia cifra, la mia personalità si è espressa così, nelle mie trasmissioni. “Quelli della notte” si basava su un ritmo musicale e sul mio amore per il jazz. L’umorismo era improvvisato a differenza di quello di oggi che è tutto scritto. Quando vado in tv improvviso tutto, è uno stile mutuato dal jazz. Allora c’era un po’ di incoscienza, anche perché quei programmi erano giornalieri e non potevi pensarci, dovevi solo andare in onda. Ma anche oggi, continuo a improvvisare».

Della tv di oggi cosa le piace?

«Mi piace sempre l’attimo improvvisato: preferisco il talk show al varietà costruito. Poi, ci sono programmi come Italia’s got talent che ritengo importanti perché fanno vedere che c’è un’Italia di artisti. Amo la televisione che sfiora l’arte e anche i servizi giornalistici in cui c’è una ricerca storica o artistica che rende più nobile la televisione. Non basta andare dietro all’Auditel, ormai succede questo ultimamente».

In questi 50 anni, non ha mai tradito la Rai. Ci ha pensato, qualche volta?

«Ho avuto la tentazione, sono stato molto corteggiato ma io preferisco l’azienda che ascoltavo da bambino. C’è stato un rapporto affettuoso con la radio prima e poi con la tv. In questo periodo, più che radio e tv vedo la rete: mi interessa di più, la vera rivoluzione ora è lì, quando si potrà poi sposare alla tv sarà una grande conquista, all'Estero sta già succedendo».

È vero che farà qualcosa in tv per ricordare la Melato?

«È il mio compito, ho chiesto già a Rai Storia di fare una trasmissione. Spero me la facciano fare perché è stata la più grande attrice teatrale italiana».

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