Antigone e la disobbedienza civile Umanità prima della regola sociale

Lo sviluppo del diritto, che si attua nella dialettica della storia (Hegel), si realizza con norme poste da un ordinamento, ma che il tempo che scorre- con i suoi cambiamenti dei convincimenti...

Lo sviluppo del diritto, che si attua nella dialettica della storia (Hegel), si realizza con norme poste da un ordinamento, ma che il tempo che scorre- con i suoi cambiamenti dei convincimenti sociali e politici- si prende cura di valutare di continuo ed al momento opportuno di modificare. Ciò avviene, peraltro, quando sul piano del confronto si fronteggiano le regole della morale e le norme stesse del diritto.
Un esempio altissimo lo si rinviene nell’Antigone di Sofocle. Il dialogo intrattenuto dai principali protagonisti è, infatti, il dialogo dello stesso sviluppo del diritto nello svolgimento della storia, in un confronto serrato tra l’esigenza della coscienza morale e la forza della norma vigente che, in definitiva, si traduce nella spinta di riforma o di rivoluzione verso un nuovo ordine di convivenza.
Il problema del diritto, sosteneva Ascarelli, è problema di ogni uomo e si pone a ciascuno di noi; ed ecco perché, nel carpirne i più profondi significati, ancor prima che rivolgerci ai tecnici, dovremmo attingere ad altre fonti. Non è un caso, allora, che l’ Antigone, sia ricordata spesso da Hegel nella sua Filosofia del diritto.
La storia: a Edipo succede Creonte. Alla sua corte vivono le due figlie dell’incesto di Edipo: Antigone e Ismene. I due fratelli di Antigone, figli di Edipo, Eteocle e Polinice, si combattono, il secondo alleandosi con Argo, per impadronirsi di Tebe, Eteocle invece come suo difensore. Morranno entrambi in battaglia. Vengono prestati gli onori funebri solo ad Eteocle; Creonte vieterà- secondo il diritto- di onorare la salma di Polinice e imporrà di condurre a morte chi violi la legge.
Antigone si ribella, si recherà a seppellire il fratello e vorrà ricordare a Creonte, con una fierezza esemplare, che esistono anche leggi non scritte che reclamano l’eguaglianza di tutti davanti a Dite (antica divinità del mondo sotterraneo e dei tesori che cela) ed il valore morale, dunque, di dare degna dimora eterna ai propri cari. Creonte non vuol sentire ragioni e Antigone verrà rinchiusa viva in una tomba.
La tragedia greca ricordata ha per oggetto, in definitiva, innanzitutto l’umanità dell’uomo, prima ancora che quella del diritto.
Da questo punto di vista, valori umani universali e pregiuridici, fondanti la propria motivazione nel senso del giusto, fanno osservare al diritto che alla regola normativa si oppone la norma morale come criterio di giudizio della prima; l’uomo non può accettare la regola sociale disumana solo perché imposta da una forza o da un organismo superiore, quando essa si appalesi al senso della storia (che va sempre verso l’espansione dei diritti) come ingiusta se rapportata, appunto, a criteri minimi di umanità.
In definitiva, iI confronto tra Creonte e Antigone rappresenta la dialettica costante- che mai deve cessare- insita al diritto, che per non trasformarsi in autoritario, o che per trasformarsi da autoritario a liberale per il mezzo di spinte di rottura morale, deve soggiacere al contrasto continuo e costante tra valutazione della norma e l’autorità che l’emana, il contesto storico in cui viene pensata e le relative ragioni culturali.
Il diritto, insomma, è fragile tessitura esposta a repentini strappi in instabile equilibrio tra il nudo fatto della forza e il pluralismo dei valori (F. Mancuso).
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