PASSEGGIATE NELLA STORIA

Alzeco, il duca che portò i bulgari nel Cilento

Entrò pacificamente in Italia nel 670 d. C., con l’aiuto dei Longobardi si fermò insieme al suo popolo nel Golfo di Policastro

Simile a mitologico titano dormiente, il monte Bulgheria domina e protegge, dall’alto della sua mole austera, l’ampio e scintillante Golfo di Policastro. Le sue pareti, ora grigje ora brune, levigate e scolpite dalla millenaria forza degli elementi, i suoi strapiombi squarciati da grotte e voragini, le sue aspre guglie, i suoi aguzzi pinnacoli, le sue copiose sorgenti di freschissime acque, offrono uno spettacolo al contempo selvaggio e affascinante. Questo monte pare abbia preso il nome da una colonia di Bulgari stanziatasi nel Ducato di Benevento intorno all’anno 670. Paolo Diacono, storico e cronista del tempo, così racconta nella sua “Storia dei Longobardi”: «Circa l’anno 667, il duca dei Bulgari Altzec (Alzeco), non so perché uscito di patria, entra pacificamente in Italia e presenatosi con tutta la sua gente da Grimoaldo (figlio di Arechi, duca di Benevento) si mette al suo servizio chiedendo di stanziarsi nel suo territorio». Grimoaldo gli mise a disposizione vasti terreni rimasti fino ad allora deserti e incolti che i Bulgari di Alzeco provvidero prontamente a bonificare e coltivare e dove costruirono prima accampamenti, poi case in legno, borghi e villaggi.

Occhi bruni e mobili, sopracciglia folte, zigomi sporgenti, labbra marcate, naso schiacciato, testa rotonda, barba rada, capelli lisci e colorito bruno o giallo terreo: questi i caratteri somatici peculiari di questa gente la cui lingua era un misto di mongolo e di slavo. I laboriosi coloni si spinsero anche nel Cilento, ove scelsero di stabilirsi nel territorio del Golfo di Policastro, tra il corso dei fiumi Mingardo e Bussento e i centri abitati di San Severino di Centola, Camerota, Celle di Bulgheria, Roccagloriosa, Acquavena, San Giovanni a Piro e Bosco. E di come e quanto fossero riusciti, questi lontani figli delle steppe turaniche a inserirsi perfettamente nel territorio e nel nuovo ambiente ci fornisce prova attendibile Roberto il Guiscardo, la volpe normanna che, nel 1080, assoldò un cospicuo numero di Bulgari, in qualità di guide, in quanto esperti conoscitori dei passi e dei sentieri del Cilento.

Dopo più di mille anni di silenzio e di oblio, l’antico legame tra Bulgaria e Cilento è tornato recentemente alla ribalta e si è rinsaldato grazie al fortuito incontro, avvenuto qualche anno fa, tra il dottor Pasquale Carelli di Celle Bulgheria - medico, studioso di storia patria e autore di pregevoli e interessanti monografie su storia, costume e cultura del Cilento - e il giovane diplomatico Marin Raykov, ambasciatore e plenipotenziario della Repubblica di Bulgaria, in vacanza nel Cilento. Il risultato di questo fortunato sodalizio non si è fatto attendere. Grazie, infatti, alla disponibilità e alla sensibilità culturale dei rispettivi sindaci, Gino Marotta e Alexander Gorcev, il Comune di Celle di Bulgheria e quello di Veliki Preslav (circa 10.000 abitanti), prima capitale dell’antica Bulgaria e attuale sede di alcune testimonianze della presenza dei Romani, hanno costituito un interessante gemellaggio in nome del loro antico legame storico. La cerimonia di sottoscrizione del documento di gemellaggio tra le due cittadine si svolse nell’aprile del 2016 in Bulgaria e il 7 giugno successivo fu ripetuta a Celle di Bulgheria, con la svelatura di una bella statua bronzea di Khan Alzeco, opera dello scultore Dishko Dishkov e giunta direttamente dalla Bulgaria. La figura di Khan Alzeco e le sue gesta non sono sufficientemente delineate dalla nostra storiografia locale.

Egli rimane sospeso, infatti, tra la figura del capitano di ventura e quella del principe-guida del suo popolo, e anche la sua gente al seguito viene descritta e immaginata ora nelle vesti di coloni e di agricoltori, ora in quelle di mercenari al soldo dei sovrani del tempo con una spiccata propensione alla guerriglia. Per gli storici bulgari il personaggio è invece molto più complesso e interessante e in questi ultimi anni su questa figura fervono indagini, ricerche e studi finalizzati alla migliore e più approfondita conoscenza di questo importante e leggendario esponente della storia della Bulgaria. Altzek o Alzéco, capo militare, era uno dei cinque figli del Khan Kubrat, il leggendario re che era riuscito, con il suo carisma e le sue capacità diplomatiche, a riunire in un solo popolo le tante anime delle tribù locali fondando il primo Stato Bulgaro.

Per sfuggire alle lotte intestine apertesi per la successione al trono di suo padre, Alzeco si rifugiò con tutto il suo seguito (circa settemila persone) nella Germania, dove i Franchi di re Dagoberto prima offrirono ospitalità e sostegno, poi, all’improvviso, massacrarono gran parte dei rifugiati. Con gli scampati, pare meno di mille, Alzeco cercò salvezza finalmente in Italia dove, con l’aiuto e la disponibilità dei Longobardi, riuscì ad assicurare alla sua gente un futuro sicuro e migliore.