ARTE

Alla Certosa di Padula per ammirare le opere ritrovate

I dipinti di Nicola Malinconico visibili dopo una lunga ricerca

Nel catalogo della mostra “La Certosa ritrovata”, nel 1988, Mario De Cunzo e Vega de Martini , citando parte di una loro lunga introduzione storico-artistica, appartenente a un altro volume sulla Certosa di S. Lorenzo a Padula, pubblicato tre anni prima, scrissero sul tragico destino del forzato trasferimento di quadri e libri e sul conseguente e grave impoverimento del patrimonio artistico e librario che coinvolse, in età napoleonica, il 29 luglio 1813, il monumento più autorevole del Vallo di Diano. In quel giorno partirono da Padula per Napoli ben 2124 libri, chiusi in diciotto casse chiodate, e ben 172 dipinti che erano contenuti nella chiesa della Certosa, nel refettorio e nella sala capitolare. Nel catalogo del 1988 c’è scritto che dei quadri giunti a Napoli il 2 agosto 1813 «non c’è più traccia e le notizie fornite dai documenti non sono certo sufficienti a identificarli». Quest’amarissima considerazione di De Cunzo e della de Martini getta un’ombra cupa, oscura, sulla loro precisa identificazione e ubicazione ai fini di un’eventuale e più chiara ricognizione storica, in grado di fornirci una conoscenza di queste opere “legalmente trafugate” dal regime napoleonico. Bisognerà aspettare ancora ventiquattro anni per avere un primo riscontro documentario ai fini della certa identificazione di soltanto pochissimi dipinti a olio, di piccolo formato, tra quelli che furono trafugati dalla Certosa di Padula e trasferiti a Napoli in quel tragico giorno della fine di luglio del 1813. Oggi li possiamo riammirare a Padula nella seconda edizione della mostra “La Certosa ritrovata”. Essi furono già oggetto di un’apposita mostra, svoltasi nel 2012 sempre presso il monumento certosino valdianese, a cura della dottoressa Eufemia Anna Baratta , che li ha rintracciati, studiati e pubblicati nel relativo catalogo a stampa. Ciò è stato possibile grazie al ritrovamento di un documento del 1824 che ha fatto luce sulla vicenda delle tele con le “Storie Certosine” e che ha dato il titolo alla mostra del 2012. Nel documento del 1824, i funzionari del Museo Borbonico di Napoli acconsentirono alla consegna di opere d’arte di “poco valore” alla Certosa di S. Martino a Napoli e un funzionario segnalò che i dipinti con le Storie Certosine «forse appartenevano a S. Lorenzo la Padula». Nel 1984 Teodoro Fittipaldi aveva già scritto su queste opere, affermando che si trovavano nei depositi del Museo della Certosa di S. Martino. Si tratta di quattro dipinti a olio su tela che lo studioso attribuì alla mano dell’artista Nicola Malinconico (1663-1727). E con tale paternità risultano esposti in mostra a Padula. I quattro dipinti rappresentano rispettivamente: “Monaci certosini in processione”; “Alcuni monaci certosini dediti alla lettura”; “S. Bruno consegna la regola ai monaci”; “S. Lorenzo appare ad alcuni monaci”.

Gerardo Pecci