«Ahi serva Italia, nata dalla Poesia» 

Continua il viaggio del giornalista nella “Divina” di Dante. «Ecco il Purgatorio, dove andremo tutti»

“Dante, il Purgatorio e noi” è il titolo dell’incontro con il giornalista del Corriere Aldo Cazzullo previsto per stasera, alle 20, a Largo Barbuti, nell’ambito del Festival Salerno Letteratura. L’autore del libro “Il Posto degli uomini. Dante in Purgatorio dove andremo tutti”, dialogherà con Paolo Di Paolo sulla cantica che ha ispirato il suo ultimo volume.
È la prima volta che viene a Salerno?
Assolutamente no e ritorno sempre con grande piacere. In passato ci sono stato oltre che per motivi di lavoro, anche per ragioni familiari. Inoltre il vicedirettore del Corriere della sera, Venanzio Postiglione, è salernitano e ci sono altri colleghi del Corriere che provengono da varie zone del salernitano.
Dopo aver raccontato l’Inferno dantesco, quale aspetto del Purgatorio l’ha ispirata?
In tutti i miei libri ho cercato di raccontare l’Italia e l’identità degli italiani. Tornare a Dante significa aggiungere un altro tassello a questa mia narrazione, ripartendo dalle origini, perché l’Italia non è nata dalla politica ma dalla poesia, dall’arte, dall’ingegno, da Dante, in fondo, che fu il primo ad avere un’idea dell’Italia e noi italiani, per quanto parliamo male del nostro Paese, siamo molto più legati all’Italia di quanto immaginiamo. L’Italia è un po’ come la mamma, io ne posso parlar male ma guai se lo fa qualcun altro.
Perché Dante è sempre così attuale, a suo avviso?
Per tre motivi. Il primo, perché ebbe l’idea dell’Italia, “Ahi serva Italia, nave sanza nocchiere in gran tempesta”, dice Dante, criticandola in modo sano, denunciandone la corruzione, la violenza, il mal costume. In secondo luogo, è attuale la sua visione della donna. In un’epoca in cui si discuteva se la avesse o meno un’anima, lui dipinge una donna che solleva l’uomo dalla sua miseria e lo salva. Durante la pandemia abbiamo visto questo potere salvifico della donna nelle infermiere, nelle donne medico, nelle farmaciste, nelle commesse che hanno continuato a lavorare per noi nonostante tutto, nelle mamme che hanno badato ai figli mentre lavoravano in smart working, nelle nonne che hanno rischiato la salute per accudire i nipoti o che sono state mesi senza vederli. E poi Dante è moderno perché ha condannato il femminicidio. Quelle di Francesca da Rimini e Pia de’ Tolomei sono storie di donne vittime di femminicidio, assassinate dai mariti, che il Sommo condanna alla Caina, dove c’è il ghiaccio, simbolo dell’odio di uomini che non riescono ad accettare un rifiuto o il distacco. Dante in questo modo sottolinea che il problema della violenza non è solo delle donne che la subiscono ma anche della cultura di noi uomini. Per i temi che affronta, la Divina Commedia sembra scritta ieri ed ha tanto ispirato i posteri. Basti pensare alla musica, l'ha usato persino Jovanotti in “Serenata rap”.
Qual è l’intento di questo libro?
Da giornalista racconto delle storie e dietro alle storie c’è sempre un’idea, un concetto. In questo caso, cerco di dimostrare che l’Italia è una creazione culturale. In questo senso dico che è nata con Dante. È lui a dirci che la storia ci riguarda: “nel mezzo del cammin di nostra vita”, è l’incipit dove l’accento è sul “noi”, dentro la nostra storia ma anche un viaggio dentro l’animo umano, con le sue luci e le sue ombre.
In quale dei sette peccati capitali si riconosce?
Da ragazzo avrei voluto essere tra i lussuriosi... ma temo che finirò tra i golosi. Dante, invece, credeva di finire tra i superbi.
Valentina Tafuri
©RIPRODUZIONE RISERVATA