«Ad Atrani ho lasciato un pezzo di cuore» 

L’attore “dagli occhi di ghiaccio” è molto legato al territorio salernitano: difficile dimenticare anche la bellezza del Cilento

«Sono trascorsi molti anni ma ciò che mi chiese un giorno Laurence Olivier è indelebile nella memoria. Hai un bel fisico Franco, intendi fare più la star o più l’attore? La star, mi disse, è quella che fa un film l’anno e interpreta pressoché sempre lo stesso ruolo. L’attore è colui che è costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo, anche in se stesso. Non ho dovuto rifletterci, neanche un istante. L’attore, quella era la mia strada». La schiera dei mitici eroi del western all’italiana si arricchì così di un nuovo volto che dimostrerà di poter affrontare ruoli complessi e impegnativi.
Francesco Sparanero, conosciuto in tutto il mondo come Franco Nero, ci racconta un po’ di lei, attraverso i personaggi che hanno composto il puzzle del cinema mondiale a cui ha regalato occhi color ghiaccio e una voce profonda?
Sono più di 250 i film girati in tutta la mia carriera con attori e registi che hanno fatto la storia del cinema. Recentemente ho ricevuto, a New York, in Canada e ad Amsterdam, tre awards come miglior attore nel film “La danza nera” diretto da un giovane regista, Mauro John Capece. Quando leggo una sceneggiatura non valuto la grandezza del film, ma la grandezza della storia e del personaggio che andrò a interpretare. Credo fortemente nel dover aiutare giovani emergenti. La stessa cosa è accaduta due anni fa quando ho girato “Red Land”, un film sulle foibe diretto da Maximiliano Hernando Bruno, anch’egli giovane regista con cui ho deciso di collaborare, scelta che è stata pienamente confermata dal risultato dell’opera che fu trasmesso su Rai 3 in pieno Festival di Sanremo e nonostante tutto fece record di ascolti».
Nick Vallelonga, premio Oscar per “Green Book”, dopo aver guardato il film “Havana Kyrie” diretto da Paolo Consorti ha detto di lei: «La recitazione di Franco Nero è eccezionalmente bella e poetica. È come se avesse preso tutto dalla sua leggendaria opera artistica nonché dalla sua vita straordinaria e l’avesse rovesciato in questo unico personaggio».
Nick Vallelonga, insieme a Quentin Tarantino e altri, ha assistito presso il Chinese Theatre di Hollywood, alla presentazione del film che ho girato a Cuba. Il teatro era stracolmo e la musica rossiniana del Kyrie Eleison ha fatto venire i brividi. Le parole di Nick sono state per me motivo di grande orgoglio.
Quello trascorso e l’inizio del 2020 rappresentano un periodo ricco di opere che hanno visto la sua partecipazione attoriale. E il futuro?
Il 7 maggio è stato trasmesso su Rai 3 “Il Caso Collini”, film drammatico tedesco diretto da Marco Kreuzpaintner che è stato da molti definito il film più bello uscito negli ultimi venti anni. Questo, insieme al film di guerra, “Peace”, di Robert Port ambientato sulle montagne italiane e a “Christmas in Rome”, commedia romantica americana seguita in televisione da oltre 50 milioni di telespettatori, sono stati tre progetti a cui ho lavorato con grande piacere. Adesso, se non ci fosse stato il lockdown sarei in Louisiana a girare il western “Django Lives”, un film con grandi attori che purtroppo però attualmente è bloccato. Sarebbe stato forse uno degli anni più importanti della mia carriera anche in virtù di un’altra opera, “L’uomo che disegnò Dio”, che mi avrebbe visto alla regia circondato da premi Oscar del cinema.
Come vede invece il futuro del cinema?
Ora è tutto fermo, purtroppo il cinema vero potrà ripartire solo quando ci sarà un vaccino e il distanziamento sociale sarà un lontano ricordo. Mi dispiace perché alla mia età perdere un anno per me vuol dire tanto. Ma sono fiducioso.
Nel corso della sua vita spesso si è trovato in Campania a girare opere di vario genere.
A partire dal 1974 con il film “I Guappi” di Pasquale Squitieri, fino a “Chimera”, “Guardiani delle nuvole”, “Ed è subito sera”, ho girato molte volte a Napoli. Un pezzo di cuore è però legato ad Atrani, un piccolo borgo in cui per anni sono andato con i miei amici con cui pescavo e giocavo a carte nella piazzetta del paese. E poi nel Cilento ho girato un suggestivo documentario, “Mediterranean diet example to the world” diretto da Francesco Gagliardi, che mi ha permesso di vestire i panni di un vecchio saggio che ritorna a casa ed esplora il meraviglioso territorio cilentano. Sono cittadino del mondo ma in Campania ritorno sempre molto volentieri.
Stefania Capobianco
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