Artista poliedrico e voce tra le più riconoscibili della scena musicale e culturale italiana, Raiz – nome d’arte di Gennaro Della Volpe – incarna perfettamente il dialogo tra musica, cinema e narrazione. Frontman degli Almamegretta, attore in produzioni di successo come “Mare Fuori” e interprete capace di muoversi tra teatro, letteratura e colonna sonora, Raiz rappresenta una delle figure più emblematiche dell’incontro tra linguaggi artistici diversi. Sarà venerdì uno dei momenti più attesi di Sound & Vision, alle ore 14:30, presso le sale della Giffoni Multimedia Valley.
Che valore ha poter incontrare gli studenti e portare la sua storia?
È sempre un privilegio poter parlare direttamente con le persone, soprattutto con i ragazzi. In un momento in cui tutto si svolge per via telematica, sembra strano dirlo, ed è quasi scontato, ma solo qualche anno fa non era così. Parlare e guardare in faccia le persone, osservare le loro reazioni, ascoltare le loro domande: è qualcosa di davvero bello. Non so cosa vorranno fare nella loro vita, ma immagino che qualcuno voglia intraprendere la strada che ho percorso io, quella di musicista oppure di attore. Poter dare loro una mano, in un certo senso come un “padre”, è bello e molto interessante.
Ha un bagaglio professionale e umano molto importante, cosa direbbe a chi vuole avvicinarsi a questo mondo?
Innanzitutto di non allontanarsi mai dalla vita reale e di fare sempre esperienze dirette, perché indipendentemente da tutto, l’importante è ciò che si racconta. Se c’è una storia bella e interessante da raccontare, prima o poi arriva dove deve arrivare. Per questo consiglierei di fare esperienze di vita e, come dicevo prima, di vivere quanto più possibile una vita reale, poco mediata.
La sua carriera negli anni ha attraversato molte fasi, la musica, il cinema e il teatro. Quanto è stato importante contaminare questi linguaggi per raccontare meglio la realtà?
Volevo fare l’attore da ragazzino e, allo stesso tempo, il musicista: mi immaginavo come qualcuno che potesse cantare e recitare. Questa cosa non è successa del tutto, ma in parte sì. Ho sempre recitato a teatro, in molti spettacoli, e ho partecipato anche a diversi film, però con ruoli molto marginali. Invece la musica mi è andata molto bene. La mia necessità di “mettere una maschera” mi ha portato a creare un vero e proprio personaggio: in definitiva, Raiz è un personaggio, perché lo porto in scena. Poi, io come persona sono diverso. Raiz parla quasi esclusivamente in napoletano, ha un modo molto sensuale e irruento di stare sul palco; io sono meno fuori controllo di lui. È stato interessante anche notare che, quando ho cominciato a lavorare di più come attore, facendo il musicista ho sentito sempre meno il bisogno di quella maschera. Così ho capito che oggi i miei spettacoli, anche quelli musicali, sono molto diversi. Ultimamente sto cercando di mettere insieme le due cose: sto provando a costruire uno spettacolo teatrale in cui racconto storie e canto canzoni, quindi faccio entrambe le cose insieme. Ed è ancora più divertente.
C’è anche la scrittura?
Anche in teatro i personaggi che porto in scena sono scritti da me: sono autore oltre che interprete.
C’è un prima e un dopo rispetto alla musica, a Napoli, con gli Almamegretta…
Sì, abbiamo rotto un argine quando siamo usciti, agli inizi degli anni Novanta, con gli Almamegretta. Noi, ma anche tante altre realtà musicali. Siamo arrivati con un suono molto diverso. Oggi quella visione sopravvive, anche se con molte differenze. Penso, ad esempio, a Geolier: in un certo senso è un “figlio” di quel percorso. Il suo modo di mettere insieme influenze urbane, rap moderno e sonorità afroamericane, il tutto radicato nella cultura partenopea, sovrapponendo linguaggi diversi, va in quella direzione. Lo aveva fatto prima Pino Daniele, e mi piace pensare che noi abbiamo raccolto quel testimone, portandolo avanti. E mi piace pensare che questo testimone continui a viaggiare.

