Il 2 maggio la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse celebrano la memoria di Sant’Atanasio il Grande, Vescovo di Alessandria d’Egitto e Dottore della Chiesa. Figura centrale del IV secolo, Atanasio è ricordato come uno dei più strenui difensori dell’ortodossia cristiana durante uno dei periodi più turbolenti della storia della fede.
Chi era Sant’Atanasio: una vita per la verità
Nato ad Alessandria d’Egitto intorno al 295, Atanasio visse in un’epoca segnata da profonde divisioni dottrinali. Partecipò giovanissimo al Concilio di Nicea (325) in qualità di diacono e segretario del vescovo Alessandro. Fu proprio in questa sede che emerse la sua statura intellettuale e teologica nel combattere l’eresia ariana, che negava la piena divinità di Gesù Cristo.
La lotta contro l’arianesimo e i cinque esili
Eletto Vescovo di Alessandria nel 328, Atanasio dedicò tutta la sua vita alla difesa del dogma della Consustanzialità (la stessa sostanza del Padre e del Figlio). Per la sua fermezza non scese mai a patti con il potere politico o imperiale, che spesso parteggiava per gli ariani.
Questo rigore gli costò carissimo: subì ben cinque esili, trascorrendo complessivamente 17 anni lontano dalla sua sede episcopale. Durante questi periodi di allontanamento, Atanasio non smise mai di scrivere trattati teologici e lettere pastorali che sono tuttora pilastri della dottrina cristiana.
Sant’Atanasio e l’amicizia con Sant’Antonio Abate
Oltre che grande teologo, Atanasio fu un profondo estimatore del monachesimo. Fu lui a scrivere la celebre “Vita di Antonio”, la biografia di Sant’Antonio Abate, il padre del deserto. Quest’opera ebbe un impatto enorme nell’Occidente cristiano, contribuendo in modo decisivo alla diffusione dell’ideale monastico e alla conversione di moltissime anime, tra cui quella di Sant’Agostino.
Sant’Atanasio morì il 2 maggio del 373. Oggi è venerato come uno dei quattro grandi Dottori della Chiesa d’Oriente, insieme a Basilio il Grande, Gregorio Nazianzeno e Giovanni Crisostomo.

