Parte dalla manifestazione dei gruppi antagonisti di sinistra contro le Olimpiadi invernali l’inchiesta che apre il nuovo appuntamento con “Farwest”, la trasmissione di Salvo Sottile in onda martedì 10 febbraio alle 21.20 su Rai 3. A una settimana dagli scontri di Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna, cinquemila persone hanno sfilato a Milano, unite nella protesta contro la presenza dell’Ice e contro i grandi eventi in città. Le telecamere di “Farwest” le hanno seguite fino agli scontri scoppiati nel quartiere Corvetto. Si torna anche a Torino per raccogliere le voci dei militanti, che rivendicano le proprie battaglie e la logica dello scontro di piazza, e quelle dei reporter che hanno seguito da vicino i fatti nella loro interezza. Un racconto diretto che prova a rappresentare tutte le facce di una protesta che continua a dividere. Al centro, la rete dei violenti che collegherebbe i fatti di Torino alle storiche mobilitazioni No Tav in Val di Susa. In primo piano, le testimonianze degli uomini delle forze dell’ordine in servizio durante i fatti. Si indaga anche sull’ipotesi dell’esistenza di una vera e propria “palestra” dell’antagonismo che dalla valle piemontese si riverserebbe poi sul tessuto sociale del capoluogo.
A seguire, un viaggio nei principali cimiteri di Roma, tra incuria, degrado e mancanza di sicurezza. L’inchiesta prova a individuare responsabilità e soluzioni per restituire dignità a spazi che appartengono a tutta la città.
Si va, poi, a Ostia, sul litorale romano, per indagare sul Faber Village, un ex stabilimento balneare confiscato alla criminalità organizzata, occupato e divenuto da tempo simbolo di abbandono e degrado. Le immagini mostrano il complesso e documentano cosa accade al suo interno, seguendo il blitz delle forze dell’ordine che hanno identificato gli occupanti.
Infine, si torna sui drammi della malagiustizia con un’intervista che ripercorre il caso di Giuseppe Melzi, noto avvocato milanese arrestato con l’accusa di essere un pericoloso capoclan della ’ndrangheta. Secondo l’impianto accusatorio, la cosca avrebbe avuto la propria sede operativa nel suo studio legale. Accuse che, in seguito, si sono rivelate del tutto infondate.

