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Ceraso, festa di fine Ramadan: musica e condivisione

di Mara Di Muoio
L'appuntamento è per le ore 20 nell'ex Palazzo Di Lorenzo
Ceraso, festa di fine Ramadan: musica e condivisione

A Ceraso, presso Agorà Mediterranea, si terrà la festa di Eid al-Fitr, ufficialmente “La festa di rottura del digiuno” che giunge a conclusione del Ramadan. «L’idea è partita da Massiami, donna musulmana proveniente dalla Costa d’Avorio», dice Simona Scelza sociologa dell’integrazione all’interno del progetto Sistema Accoglienza e Integrazione del Comune cilentano. Una proposta arrivata durante lo scambio dell’augurio “Eid Mubarak”, che è l’espressione più utilizzata per augurare “Buona festa” dopo il mese sacro del digiuno. E per la prima volta l’invito sarà esteso a tutta la comunità non musulmana, ai partecipanti che professano un’altra religione e agli stessi cilentani, a testimonianza del clima interculturale generato dall’operato della cooperativa Apeiron, di cui è presidente Emiliano Sanges, il quale con orgoglio e passione afferma che «l’accoglienza è un’opportunità di crescita per il territorio».

Il banchetto verrà impreziosito da pietanze internazionali, piatti tipici della tradizione africana e cibi cilentani adatti alla dieta dei festeggiati. A partire dalle 20, presso l’ex Palazzo Di Lorenzo a Ceraso il dj set diffonderà musica afro tribale alternata a quella italiana colorando le danze dei festeggiati i quali mostreranno anche i propri costumi tipici africani.

La mission della Cooperativa Apeiron è quella di generare occupazione professionale per gli stranieri migranti richiedenti asilo, attraverso la formazione e l’accompagnamento costante in società, assumendo il ruolo di social hub e garantendo un welfare di comunità. Il progetto Sai di Ceraso, Sistema Accoglienza e Integrazione, si compone di 5 famiglie di origini africane, due di fede musulmana e le altre tre di fede cattolica praticante, 21 persone in tutto. Teresa Rocco, coordinatrice del Sai, sottolinea «quanto il duro lavoro e la sinergia dell’equipe siano riusciti a produrre gli effetti di un vero radicamento sul territorio, al punto tale da non abbandonare il Cilento».

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