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Il mito San Severino di Centola e Roscigno

di Marianna Vallone
I due “borghi fantasma” hanno un notevolo fascino e rappresentano la meta ideale per scoprire l’Area protetta
Il mito San Severino di Centola e Roscigno

Spiagge, acque cristalline, grotte sottomarine. E’ l’immagine da cartolina della costa del Cilento. Ma c’è anche un altro Cilento, più intimo, solitario, meno conosciuto. Ed è quello dei borghi abbandonati. Piccoli paesi che nel corso dei decenni, per diversi motivi, economici e sociali, frane e terremoti, sono andati via via spopolandosi, fino a trasformarsi in “borghi fantasma”, dal fascino incredibile. Luoghi senza tempo, che oggi sono in qualche caso meta turistica. Come Roscigno Vecchia e San Severino di Centola, di particolare bellezza.

San Severino di Centola è un borgo medievale nel Comune di Centola, che sovrasta la valle del fiume Mingardo, dove è presente una stretta forra chiamata Gola del Diavolo. L’abbandono del paese iniziò quando la popolazione si trasferì man mano a valle per via delle nuove infrastrutture viabili e ferroviarie alla fine dell’800 e a causa della posizione arroccata e poco accessibile del paese. Le vecchie case arroccate sulla roccia erano di difficile accesso, per questi motivi gli abitanti del borgo iniziarono a spostarsi più a valle, dove sorge l’attuale stazione ferroviaria di Centola – Palinuro Marina di Camerota. Nel giro di 50-60 anni il paese venne quasi del tutto abbandonato, fino alla fine degli anni Sessanta. Qualche abitazione di San Severino vecchia ha continuato ad ospitare alcune famiglie e solo nel 1977 la cappella del borgo vecchio smise di essere la chiesa della comunità di San Severino. La posizione strategica, le abitazioni, il castello, le cappelle, e tanti altri particolari fanno del borgo medievale di San Severino uno dei posti più affascinanti del Cilento. Ospita il Museo dell’Emigrante Cilentano, che vuole essere un tributi a tutti quei cilentani che nel secolo scorso trovarono lavoro nelle miniere di carbone della Pennsylvania.

Dall’altra parte del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si trova Roscigno Vecchia, un paese fantasma rimasto intatto come un’immagine congelata nel tempo. E’ stato abbandonato nei primi del XX secolo a causa di frane e movimenti del suolo che l’hanno reso inabitabile. Passeggiando per le sue strade, è possibile ammirare le antiche case in pietra, il mobilio, tutto come era un tempo. Partendo dalla piazza, dedicata a Giovanni Nicotera, con la sua chiesa e la sua fontana, tutto intorno è case di pietra, botteghe, portali, archi, finestre e balconcini in ferro battuto. Ci si perde volentieri nella Pompei del Novecento, come l’hanno definita, nelle scalinate e nei vicoletti in bianco e nero. Un luogo abbandonato, sgomberato agli inizi del ‘900, in seguito a due leggi speciali a favore dei paesi franosi. Gli abitanti si erano allontanati trasferendosi in un centro poco più in alto, più sicuro, l’attuale paese. Dal 1908 fino al 1964 sono andati via tutti, tranne la famiglia di Dorina, l’ultima abitante dell’antico borgo di Roscigno, morta nel 2000, custode di ricordi accumulati negli anni, negli attimi sempre uguali e sempre diversi del tempo. Dopo la sua morte quella grande piazza, con gli edifici fatiscenti e abbandonati, avevano trovato in Giuseppe Spagnuolo il custode e la guida. L’indimenticato uomo dalla barba folta e bianca, però, è scomparso lo scorso gennaio. Diventato nel tempo il simbolo del borgo di Roscigno Vecchia, accoglieva i turisti nel museo della civiltà contadina. Ora tutto è rimasto intatto, fermo, in un silenzio quasi irreale. Tranne la natura, che continua a fare il suo mestiere, a scandire il tempo con l’alternarsi imperterrito e ineccepibile dei giorni.

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