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Peppe Barra: «La Cantata, inno contro le guerre»

di Marianna Vallone
Lo storico spettacolo andrà in scena al teatro “Aldo Giuffrè” di Battipaglia: «Un messaggio d’amore e pace»
Peppe Barra: «La Cantata, inno contro le guerre»

Due napoletani, due morti di fame, Razzullo, scrivano in abiti settecenteschi, capitato in Palestina per il censimento voluto dall’Imperatore Romano, e Sarchiapone, suo compaesano, in fuga per i crimini commessi, mentre Giuseppe e la Vergine Maria vagano in cerca di alloggio per far nascere Gesù. È “La cantata dei pastori”, nella rappresentazione di Peppe Barra. Lo spettacolo, domenica, farà tappa al Teatro “Aldo Giuffré” di Battipaglia.

Uno spettacolo in cui si ride e si sogna, ci si commuove e si partecipa, cosa racconta “La cantata dei pastori”?

È una sacra rappresentazione scritta dall’abate Andrea Perrucci nel 1698, a cui i Gesuiti commissionarono un’opera che aveva il compito di contrapporsi a tutti gli spettacoli blasfemi dell’epoca. Non volevano che si disertasse la messa di mezzanotte, della Vigilia, per andare a vedere spettacoli da baraccone. Ma il popolo napoletano non sopporta di stare cinque ora ad ascoltare una sacra rappresentazione per niente divertente, il popolo si vuole divertire, e allora nel corso degli anni e dei secoli la cambia a uso e consumo proprio, la fa diventare addirittura scurrile, da essere proibita dal Clero. Dunque la si rappresentava di nascosto. Il popolo napoletano, tra il Settecento e Ottocento riesce a farla circuitare nei piccoli teatri di provincia. Durante poi il periodo del Fascismo, fu nuovamente proibita da Mussolini perché troppo scurrile, fino ai giorni nostri, fino a Roberto De Simone.

E poi, nel Novecento, cosa succede con Roberto De Simone?

Nel 1974 Roberto De Simone la riprese e la mise in scena con la Compagnia di Canto Popolare per un periodo bravo. Da allora l’ho presa io, da cinquant’anni tengo viva questa tradizione.

Maestro, che valore ha il Natale per il popolo napoletano?

Molto sentito. Napoli è la città delle 500 cupole, per cui essendo una città religiosa al massimo, retaggio della dominazione spagnola, del vicereame spagnolo, è attecchito a Napoli in maniera indelebile, vive il Natale in modo molto forte. È diventata la città del Presepe.

Dall’altra parte del mondo, in Palestina, a Gaza, quest’anno sarà un presepe di macerie…

La Cantata non è altro che il presepe in movimento. È un lungo, dolce, costante messaggio d’amore e di pace. Nasce il giovane pastorello, il Redentore, nasce il Verbo. Il significato lo sintetizzo in una frase che ho voluto aggiungere al copione: «Per aver pace sulla terra, vada nel profondo chi cerca la guerra. Ecco, più messaggio di così.

Cosa c’è nel suo futuro?

Stiamo lavorando a uno spettacolo sul teatro moderno.

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