Skip to content

Luigi Mercantini, il cantore dei teneri affetti

di Angelo Guzzo
Sono famosi i suoi versi sulla Spigolatrice di Sapri scritti dopo aver appreso della tragica morte dell’amico Carlo Pisacane
Luigi Mercantini, il cantore dei teneri affetti

“Eran trecento, eran giovani e forti… e sono morti”. Chi non ricorda i versi de “La Spigolatrice di Sapri” che Luigi Mercantini compose per ricordare la tragica spedizione di Carlo Pisacane e dei suoi compagni di sventura? La poesia, che per circa un secolo è stata inserita nelle antologie della letteratura italiana e mandata a memoria da generazioni di studenti, ha fatto la fortuna di Sapri che, grazie alla musicalità, al romanticismo e alla suggestione di quei versi, ha acquisito una notorietà vastissima e insperata. Ma chi era Luigi Mercantini? Nato a Ripatransone (Ascoli Piceno), primo di nove figli, il 19 settembre 1821, da Domenico e da Barbara Morelli, compie i primi studi nel Seminario di Fossombrone, anche se non ha grande propensione per il sacerdozio.

Abbandonato il Seminario, dopo aver fatto, per qualche mese, il Bibliotecario comunale, nel 1841 ottiene l’affidamento della cattedra di Umanità e Retorica di Arcevia e, l’anno successivo, quella di Eloquenza a Senigallia. Nel 1845 si sposa, ma la moglie, Anna Bruni, muore dopo appena otto mesi per un male ereditario. Nel 1846 si accende di entusiasmo per le idee liberali di Papa Pio IX e, nel 1849, dopo aver partecipato alla difesa e alla capitolazione di Ancona, assediata dagli austriaci, per sfuggire alla dura repressione, lascia l’Italia rifugiandosi prima a Corfù, dove conosce, tra gli altri esuli, Daniele Manin, e poi a Zante (1850), dove, mentre per vivere dà lezioni private, scrive gran parte dei Canti. Nel 1852 torna in patria, a Torino, dove, per l’ingente numero di rifugiati politici, ha difficoltà a trovare un’occupazione stabile, vivendo di collaborazioni a giornali e di lezioni private.

Nel 1854 viene nominato docente di Letteratura e Storia nel Collegio femminile delle “Peschiere” di Genova. Qui conosce Carlo Pisacane, anch’egli nella “città della lanterna” per un breve soggiorno, diventandone sincero amico. Si risposa con una ventenne milanese, insegnante e pianista e, nel 1856, assume la direzione del settimanale “La Donna” (prima e storica rivista femminile italiana) al quale collaborano personaggi come Tommaseo, Dell’Ongaro e Bosio. Nel 1858 conosce Garibaldi e, su invito dell’eroe dei due mondi, scrive quella “Canzone Italiana” che, musicata da Olivieri, diverrà notissima come “Inno di Garibaldi”. Nel 1860 fonda ed è primo direttore del quotidiano “Corriere delle Marche” (odierno “Corriere Adriatico”) ed è nominato docente di Storia e di Estetica nell’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si trasferisce con la famiglia.

Ben accetto nella città felsinea fin dal suo arrivo, sempre più conosciuto grazie al successo dei suoi corsi, Mercantini frequenta assiduamente il salotto della contessa Maria Teresa Serego Alighieri, diventa socio e poi segretario della Deputazione di Storia Patria per la Romagna e stringe amicizia con Giosuè Carducci, suo collega nell’insegnamento. Nonostante le sue deboli ambizioni politiche, nel 1861 viene eletto deputato a Fabriano per l’VIII legislatura, la prima del Parlamento italiano, ma, data l’incompatibilità tra il mandato parlamentare e la qualità di professore, preferisce vedersi annullare l’elezione piuttosto che rinunciare all’insegnamento.

Nel 1865, diventato titolare della cattedra di Letteratura Italiana dell’Università di Palermo, si trasferisce con la famiglia in Sicilia, presentato da una lettera di Giuseppe Garibaldi ai patrioti palermitani, dai quali viene accolto calorosamente. Nel 1869 fonda il quotidiano “La Luce”, caratterizzato da un forte sentimento anticlericale, ne assume la direzione e continua a scrivere articoli, prose e versi. Muore a Palermo, per un’infezione tifoidea, il 17 novembre 1872 e viene sepolto nel cimitero di Santa Maria del Gesù ove gli viene dedicato un monumento con una iscrizione dettata da Aleardo Aleardi. Mercantini fu tra i più significativi rappresentanti della lirica patriottica. I suoi Canti accompagnarono le vicende liete e tristi del Risorgimento italiano e suscitarono grande commozione tra i contemporanei che lo amarono per la delicatezza del sentimento, per la sincerità patriottica e per la vena romantica dei versi.

I grandi critici della nostra letteratura lo hanno sempre accomunato ai poeti minori del Risorgimento, mentre la critica più recente non ha dubbi nel giudicarlo come «il cantore dei teneri affetti ». Giovanni Pascoli, nel 1907, disse di lui: «Mercantini è il poeta a me più ammirabile. Egli, se non proprio i morti dai sepolcri, risuscita ciò che è sepolto nei nostri cuori… ciò che più non morrà!…». “La Spigolatrice di Sapri”, pubblicata il 3 agosto 1857, sul quotidiano genovese “Il Movimento” (il poeta aveva appreso la notizia della tragica fine dell’amico Carlo da un trafiletto del “Corriere delle Marche”) è unanimemente riconosciuta come la sua creazione più toccante, «un piccolo gioiello di poesia popolare» che culla ancora l’immaginazione di chi la legge, delicata testimonianza della vicenda dei Trecento. Della tragica spedizione di Carlo Pisacane, infatti, ben presto non sarebbe rimasta che l’eco e la musicalità della poesia mercantiniana, «ricca di quella fantasia sublime che proietta un semplice episodio in un tempo senza età e senza confini».

Recentemente il Comune di Sapri, su proposta di chi scrive, ha denominato “Passeggiata Luigi Mercantini” il suggestivo viale a ridosso della spiaggia lungo la magnifica Baia della “Città della Spigolatrice”.

Leggi anche