L'EMERGENZA EPIDEMIA

Virus modificato, niente test: sequenziato 1 tampone su 100

Poche verifiche alla ricerca delle varianti

SALERNO - Lo “spauracchio” che mette in dubbio il futuro e mina la possibilità di dare un calcio definitivo al coronavirus viene “cercato poco”. Mentre in Europa (e anche in Italia) monta la paura per la variante Delta, la “modifica” del Covid partita dall’India e che ha mostrato una maggiore capacità di contagiare, tanto da rimandare in difficoltà il Regno Unito, emergono i dati dell’Istituto Superiore della Sanità che rivelano come in tutto il Paese il sequenziamento del virus “scovato” sui tamponi venga effettuato in maniera molto limitata: un test su cento, infatti, viene messo sotto la lente d’ingrandimento per comprendere la sua eventuale derivazione.

E lo stesso accade in Campnia: dal 28 dicembre scorso fino al 19 maggio, infatti, nella “terra felix” è stato effettuata la genotipizzazione (ovvero la ricerca di eventuali varianti del virus sui tamponi) soltanto sull’1,62% degli esami diagnostici controllati. «È un’insufficiente attività di sequenziamento che non consente di identificare le varianti più contagiose se non dopo l’identificazione dei casi», spiega Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe. E, in effetti, il numero uno della fondazione scesa in campo per analizzare il virus non si discosta molto dalla realtà.

Anche in provincia di Salerno, infatti, il sequenziamento del virus è stato effettuato soltanto in presenza di “situazioni particolari”: è il caso, ad esempio, di Sapri dove intorno a Natale una giovane rientrata dal Regno Unito fu scoperta affetta dalla cosiddetta “variante inglese”. I test effettuati nell’Agro dopo l’escalation di contagi registrati fra febbraio e marzo, invece, permisero agli studiosi di scoprire una sorta di derivazione autoctona, subito battezzata come “variante paganese”, che presentava delle caratteristiche simili alla sudafricana. Scoperta che, però, arrivò soltanto dopo i controlli per l’esplosione di un focolaio.